Maran, c’è il fallimento per R&S | Ex dipendenti beffati, non prenderanno i soldi concordati

Maran, c’è il fallimento per R&S | Ex dipendenti beffati, non prenderanno i soldi concordati

Nonostante quanto stabilito nella conciliazione, non saranno erogati i crediti pre-concordato e nemmeno le altre spettanze: incontro con l’avvocato e assemblea per gli ex R&S | Per dipendenti ex Maran invece tutti gli arretrati entro domani

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Doccia gelata per gli ex dipendenti R&S (Gruppo Maran) dopo il salvataggio dell’azienda da parte del gruppo Hoist Finance attraverso la newco Nuova Maran ed il riassorbimento di 184 lavoratori. Nonostante gli accordi e gli atti firmati con la vecchia proprietà, i lavoratori non percepiranno i crediti vantati che erano stati loro promessi. La notizia è arrivata ieri durante un incontro tra i sindacati e l’amministratore unico di Maran e R&S Andrea Marzapane: quest’ultimo ha infatti depositato l’istanza di fallimento della società R&S al tribunale di Spoleto venerdì scorso. Appena due giorni prima le organizzazioni sindacali avevano incontrato i commissari giudiziali anche per chiarire proprio gli aspetti sui crediti dei lavoratori.

Tanta l’amarezza e la rabbia che trapela tra gli ex lavoratori R&S, che si trovano ad essere discriminati rispetto ai colleghi ex Maran. Sì, perché Marzapane ieri ha comunicato che entro domani (15 novembre) Maran verserà ai suoi ex dipendenti (una cinquantina) quanto era stato concordato. Vale a dire i primi 5 giorni di ottobre (prima del licenziamento collettivo), il 65% della mensilità di agosto, lo stipendio di settembre, i ratei di 13esima e 14esima e di Tfr, ferie e permessi maturati, oltre ai crediti vantati prima dell’apertura di concordato preliminare. Al contrario dei lavoratori R&S: le casse della società (che fatturava a Maran il lavoro effettuato per suo conto) sarebbero vuote, da qui la decisione di far scattare il fallimento e l’impossibilità di pagare alcunché.

Una beffa per i 176 lavoratori R&S che erano stati inseriti nel concordato preventivo di quest’ultima società, compresi coloro – circa 40 persone – che nei mesi scorsi avevano firmato la conciliazione ed erano usciti volontariamente. Si perché se il mancato pagamento degli ultimi stipendi riguarda solo chi è rimasto, per tutti erano in piedi ancora altri crediti. Come era anche scritto nero su bianco nella conciliazione firmata dai dipendenti licenziatisi nei mesi scorsi. Nell’atto, infatti, il lavoratore dichiarava di non aver nulla a pretendere nei confronti dell’azienda “ad eccezione del complessivo credito vantato (…) al 23 gennaio 2018, data della presentazione del concordato preventivo in continuità ovverosia: saldo della mensilità di ottobre 2017, novembre 2017, dicembre 2017 e gennaio 2018, ratei della 14esima e 13esima mensilità fino a gennaio 2018, Tfr accantonato in azienda alla data del 23 gennaio 2018, nonché eventuale saldo positivo delle ferie, permessi e ex festività maturate alla data del licenziamento”. Ovviamente il credito relativo ad un anno fa sarebbe stato liquidato nell’ambito del concordato ed essendo ora presentata istanza di fallimento quei soldi rimarranno sì come crediti sulla carta, ma è praticamente certo che non verranno mai erogati.

Per decidere il da farsi dal punto di vista legale, i sindacati hanno organizzato un incontro con un avvocato nelle prossime ore, mentre per tutti i lavoratori ex R&S ora riassorbiti in Nuova Maran (circa 135 persone) è stata fissata un’assemblea sindacale per venerdì. Per loro (al contrario di chi è uscito volontariamente nei mesi scorsi) ci sarebbe la possibilità di attivare il fondo di garanzia dell’Inps, che garantisce l’80% delle ultime tre mensilità (e quindi i 5 giorni di ottobre, settembre ed agosto).

 

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