E poi una frase “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo: l’istruzione è la sola soluzione“, a firma della giovanissima pachistana Malala Yousafzay, la più giovane e vincitrice del Nobel per la pace 2014, dopo essere stata gravemente ferita dai talebani per la sua lotta a favore dell’istruzione femminile. Un discorso forte e commovente sul diritto allo studio, ma anche un discorso sulla pace e sulla tolleranza.
Il tutto su uno sfondo arcobaleno, chiaro riferimento ai colori della pace, negli anni utilizzato da intellettuali e pacifisti in varie manifestazione contro la guerra. Ma allo sguardo più attento colpisce qualcosa, una sequenza di colori particolari. Quel blu, dopo il verde e ancora il viola… non c’è dubbio. Questa non è la bandiera della pace, ma quella arcobaleno del movimento LGBT, da cui si distingue per il numero e l’ordine dei colori:7 nella bandiera della pace, con i freddi in alto, e 6 nella bandiera del movimento gay, senza l’azzurro e con i caldi in alto.
Ancora più fresca è la storia del piccolo Joan, figlio di due mamme e bloccato in Spagna dove è nato, per cui palazzo dei Priori ha negato la trascrizione dell’atto di nascita.
Insomma se si dovesse dare corso ad una valutazione scolastica di tutto l’ambaradan sull’operazione “buon anno scolastico” si potrebbe finire la questione come segue: creatività– voto 7, capacità descrittiva– voto 4, esecuzione tecnica– voto 2. Giudizio finale- lo studente si applica ma senza ottenere risultati apprezzabili. Si consigliano lezioni di sostegno. Bentornati a scuola!