Città di Castello

Collezione da Guinness…in garage. “Le mie macchine da cucire meritano adeguata sistemazione”

Una ricerca che dura da oltre 50 anni. Ben 128 rarissime macchine da cucire ma anche centinaia di ferri da stiro (il più vecchio risale al 1450) e preziosi foulard di seta con stampe di Versace. Queste particolari collezioni appartengono all’imprenditore Angelo Rampi, originario di Sellano (Pg) ma trapiantato ormai da una vita a Città di Castello.

Un hobby diventato passione

“La macchina da cucire è una delle poche cose utili che sia mai stata inventata”. Angelo cita sempre questa celebre frase del Mahatma Gandhi quando parla della sua splendida collezione. Un semplice hobby, diventato passione, nato quasi per caso, visitando mercatini e rassegne dedicate agli oggetti e utensili d’altri tempi, che oggi gli consente di possedere una rassegna di modelli unici al mondo, prodotti tra il 1830 al 1938 (quando è iniziata la loro costruzione in serie).

La collezione da Guinness

Si tratta di 128 esemplari perfettamente funzionanti, dotati ciascuno delle relative custodie in legno o in ferro (anch’esse di alto valore artistico), provenienti dalle tre principali e storiche case produttrici del settore (Hunt, Howe e Singer), che documentano non solo la storia dell’evoluzione di questo strumento ma anche l’epoca e la società in cui furono costruiti. Non va dimenticato che Angelo ha arricchito la sua preziosa collezione (a cui si aggiungono libretti delle istruzioni e rocchetti per filo) con minuziose didascalie, provvedendo di persona, quasi quotidianamente alla complicata manutenzione di ogni singola macchina.

La tutela del Ministero

Proprio per questo la collezione di Rampi, con Decreto del 27/09/2018 del Presidente della Commissione regionale per il patrimonio culturale dell’Umbria, è stata sottoposta a tutela del Mibact (Ministero per i Beni e Attività culturali) in quanto, per le sue caratteristiche, riveste come complesso “un eccezionale interesse”.

Un tesoro in garage

Nonostante questo però le preziose macchine da cucire, tra cui quelle con intarsi in madreperla, a forma di serpente, dedicate alla Regina Margherita, quelle utilizzate solo dalle nobildonne inglesi e altre ancora specifiche per la lavorazione di cappelli di paglia, cravatte e ombrelli, “riposano” ancora nel garage di Angelo, che ormai da anni cerca un adeguato spazio espositivo per i suoi gioielli.

Dalle (poche) attenzioni tifernati a “I Fatti Vostri”

Proprio nel 2018 il Comune di Città di Castello sembrava avesse accolto l’appello del tifernate, in seguito anche ad un’interpellanza del consigliere Bartolini (Psi), ma poi non se ne fece nulla. Questa particolare collezione (un quinto di essa) venne anche esposta nei locali di Tela Umbra, riscuotendo un notevole successo di turisti e scolaresche e venne addirittura celebrata su Raiuno nella trasmissione “I Fatti Vostri” di Giancarlo Magalli.

Il sogno di Angelo

Oggi Angelo Rampi, che ha ricevuto proposte da tutta Italia, da Aosta a Matera, passando per Milano, Napoli e Spoleto(qui a maggio avrebbe dovuto esporle in una manifestazione poi annullata causa Covid-19), ribadisce il suo semplice quanto lecito desiderio: “Sono onorato di essere contattato da varie parti della Penisola, dove molte persone e musei si sono interessati alla mia collezione. Ma il mio sogno è sempre stato quello di poter dare a queste macchine da cucire una sistemazione permanente nella mia Città di Castello. Sarebbe un’ottima occasione anche per richiamare pubblico dalle altre regioni e, perché no, dall’intera Italia”.

“Nel mio museo vorrei anche…”

Oltre a questo Angelo confessa di aver sempre immaginato il suo museo con una sezione dedicata ai più giovani. “Una volta notai la curiosità negli occhi di una bambina disabile, che si avvicinò per girare una rotellina di una macchina più e più volte, cercando di capirne il funzionamento. Da lì mi convinsi di quanto sarebbe bello far conoscere le tradizioni ai più piccoli, anche attraverso laboratori didattici, facendogli creare piccoli oggetti e souvenir con le loro stesse mani. Tutto ciò con il supporto di associazioni e volontari locali”.

Dopotutto Angelo non chiede la luna. Speriamo davvero che non debba ancora “nascondere” il suo prezioso tesoro dalle mille potenzialità.