di Paolo Ciri
Gremita di autorità, la chiesa di S. Domenico, oggi, per il funerale di Dante Burli. Tantissimi gli amici, spoletini e non, che, avendo incrociato nella loro vita le vicende di Dante, avendone apprezzato le doti umane, i generosi slanci, la grande attività, avendone ricevuto aiuto, o consigli, o begli esempi, hanno voluto dargli l’ultimo saluto. Ma l’umile figura di Dante Burli ha avuto anche la presenza del del sindaco Daniele Benedetti, del senatore Benedetti Valentini, del presidente del consiglio comunale Stefano Lisci, del presidente nazionale della Federpugliato Franco Falcinelli e del presidente regionale Giampiero Panfili. Presente il campione del mondo, Gianfranco Rosi, e l’allenatore della nazionale, Francesco Damiani, con una rappresentativa dei nazionali azzurri. L’elenco delle autorità sarebbe ancora lungo, e di certo incompleto. Presenti, ovviamente, tantissimi pugili ed ex pugili che da Dante Burli hanno ricevuto l’insegnamento della nobile arte. Nelle orazioni funebri sono state ricordate le indubbie qualità del Maestro e Cavaliere del Lavoro Dante Burli, e l’eredità che ha lasciato nei suoi allievi. La capacità di superare i momenti duri, compresi quelli della guerra e della prigionia di guerra, e di trarre ulteriore entusiasmo dai momenti belli, come in occasione delle tantissime vittorie dei suoi pugili, che hanno spesso vestito la maglia della Nazionale e perfino partecipato alle Olimpiadi.
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Questo il ricordo tributato dal Sindaco durante le esequie:
“Ricordare oggi Dante Burli, non tanto in virtù del ruolo istituzionale che ricopro, ma come persona che ha avuto la fortuna di conoscerne e ammirarne le grandi doti professionali e l’alto profilo umano, significa tracciare i contorni della vita di un uomo che ha avuto la capacità di ergersi a maestro, tanto nella vita quanto nello sport. Una vita in cui la cura e l’attenzione verso i risvolti sociali del proprio lavoro ha rivestito sempre un ruolo primario in continuità con l’attività sportiva: la crescita umana della persona prima dell’affermazione e dei risultati sportivi, la sana convinzione che è necessario insegnare il rispetto dell’avversario prima delle tecniche per diventare un bravo boxer. Tutto questo è stato Dante Burli, capostipite di una famiglia che ha saputo nutrire con cura la propria innata passione per la boxe fino a farne un riferimento costante per la città, riuscendo a legare per sempre il proprio nome a questa disciplina sportiva e a quello della nostra Spoleto.
Non posso in questo momento non rivolgermi alla sua famiglia, alla signora Olga, sua splendida moglie, a Gianni e Rosella, figli devoti e inseparabili, a tutti i suoi nipoti e in particolare a Fabio, il nipote che ha l’onore di portare avanti la tradizione boxistica spoletina. A tutti loro oggi vanno le mie più sentite e sincere condoglianze. Una famiglia che per Dante è stata un riferimento costante, un faro, il principio ispiratore di una vita interamente dedicata agli altri e, soprattutto, ai giovani. Dietro un grande uomo, quale indubbiamente lui è stato, dietro una volontà ferrea e una passione profonda, dietro i valori etici e i principi umani con cui Dante ha saputo forgiare intere generazioni di boxer, c’è stato sempre un contesto familiare solido e vero, che ha saputo dargli la forza e gli stimoli per fare della sua passione una fonte di crescita sociale per tanti, tantissimi ragazzi. Ed è questa famiglia che oggi voglio ringraziare, a nome della città, perché ha reso possibile una delle esperienze umane e professionali più importanti che Spoleto abbia mai avuto la fortuna di vivere. Spoleto perde il suo Cavaliere “del lavoro e dello sport”, l’uomo che più di ogni altro ha saputo creare spazi sicuri di grande umanità per i ragazzi della nostra Spoleto. Caro Dante, la città ti regala il suo ultimo saluto, l’ultima carezza che si deve a un grande uomo, nella certezza che la tristezza che oggi ci accompagna farà lentamente spazio alla gioia e all’orgoglio di aver condiviso con te una parte importante del nostro percorso di vita”.