Lotta agli sprechi, ok mozione piazza d’armi, Pd esce, M5S si astiene - Tuttoggi

Lotta agli sprechi, ok mozione piazza d’armi, Pd esce, M5S si astiene

Carlo Ceraso

Lotta agli sprechi, ok mozione piazza d’armi, Pd esce, M5S si astiene

Piazza d’armi costata 22€ a spoletino, per il nulla | Pd prima chiede modifica testo, poi esce dall’aula | Procura Corte dei Conti apre un fascicolo
Mar, 06/09/2016 - 07:43

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E’ passata a maggioranza la mozione sulla vicenda di Piazza d’Armi, ovvero sugli 850mila euro buttati dalla finestra dal Comune di Spoleto che nel 2004 aveva opzionato l’area di proprietà del Ministero della Difesa salvo poi non dar più corso al contratto di acquisto.

Il consiglio comunale infatti, recependo una mozione presentata dal Gruppo Spoleto Popolare dopo la nota sentenza del Tribunale di Roma che ha dato ragione al dicastero nell’aver trattenuto la caparra, ha infatti impegnato il sindaco a “segnalare all’autorità competenti tali comportamenti e” a mettere in campo “ogni azione, nei confronti di coloro i quali verranno ritenuti responsabili, al fine di recuperare i soldi persi nella caparra, pari ad euro 833.660,18 oltre ad ogni altro eventuale danno”. Una cifra cui dovrà essere aggiunta quella di 10.343 per le spese legali da rifondere al dicastero di via XX Settembre e alle “spese forfettarie quantificate nel 15%”.

Un documento importante, politicamente parlando, per quella che viene spesso sbandierata come “lotta agli sprechi” ma che non ha incredibilmente trovato l’unanimità di intenti come ci si sarebbe atteso. Il segretario comunale, vale ricordarlo, dopo la sentenza del 2 gennaio scorso, e decorsi i termini per l’eventuale appello, ha trasmesso gli atti alla Procura della Corte dei Conti dell’Umbria, che sulla vicenda ha aperto un fascicolo; pertanto, sotto il profilo squisitamente giudiziario, la pratica sta facendo il suo corso.

Ma una presa di posizione della politica, possibilmente all’unanimità, poteva davvero rappresentare una inversione di tendenza. Invece non sono stati pochi quelli che hanno preferito prendere le distanze dall’atto consiliare. A favore della mozione della maggioranza, presentatasi compatta all’appuntamento, seppur non più con i numeri di vantaggio decretati dall’esito delle urne, hanno votato anche i consiglieri Alessandro Cretoni (Forza Italia), Giampaolo Emili (Lista 2 Mondi) e Sandro Cretoni (Gruppo misto – Lega nord).

Incomprensibile il ruolo tenuto sui banchi dal Partito democratico che, dopo aver prima proposto una modifica al testo della mozione, ha abbandonato l’aula (presenti Capitani, Martellini e Zampa; assenti il capogruppo Rossi e Lisci) insieme al collega del Gruppo misto Aliero Dominici (assenti Morelli e Saidi).

Astenuta invece la consigliera pentastellata Elisa Bassetti. In scena quindi è andato quasi lo stesso copione tenuto lo scorso luglio quando la ‘mossa’ di parte della minoranza consentì di rinviare la mozione, ma soprattutto di mettere in luce la debolezza della maggioranza che sostiene la Giunta Cardarelli, costretta ormai da giugno a poter contare su un solo voto di scarto.

Peccato però che quello in discussione non fosse un progetto da avviare, né una linea politica da seguire; bensì l’accertamento di eventuali responsabilità politiche ed economiche costate alla collettività 850mila euro, più puntualmente circa 22,3 euro a cittadino, neonati e moribondi inclusi.

Il contratto mai concluso

Nel mirino finiscono quindi i 10 anni del governo di Massimo Brunini che oltre a rivestire il ruolo di primo cittadino aveva tenuto per sé le deleghe al bilancio e al patrimonio.

E’ il 2004 quando il municipio sottoscrive con la Difesa il preliminare di acquisto dell’area di piazza d’Armi stimato in 5.577.734 euro versando la ormai tristemente nota caparra di 833mila euro. Siamo nel pieno della bolla speculativa edilizia e a Palazzo qualcuno è fortemente convinto che quell’area può diventare un ottimo veicolo per lo sviluppo anche economico della città.

La cifra finale stimata dal dicastero è notevole per un comune di appena 38mila abitanti (oltre 5 milioni di euro) ma Giunta e Consiglio comunale sono pronti a tutto, anche a meccanismi di finanza creativa pur di concludere l’accordo.

Basta leggere la delibera del consiglio comunale 214 del 19 dicembre 2003 con cui l’assemblea cittadina autorizza l’acquisto. Con quali soldi? Per la politica del tempo

  • 1,7 milioni si ricaveranno dalla vendita dell’azienda agraria di Giano dell’Umbria (divenuta con il tempo, a leggere le carte delle tante inchieste, la “soluzione” finanziaria per ogni pratica, sia essa stata ‘buco’ di bilancio o acquisto di un bene patrimoniale; un po’ come il prezzemolo),
  • 800mila euro dalla vendita dell’ex mattatoio di via Martiri della Resistenza, i
  • restanti 2,58 milioni, udite-udite, dalla vendita “di appezzamenti di terreno di futura proprietà comunale, in pratica la stessa area di piazza d’Armi.

Insomma, il contratto non era ancora perfezionato e già si pensava di vendere parte della futura proprietà. Lo stesso segretario dell’epoca diede la propria benedizione: “il Comune sta compiendo una operazione che tra privati si fa normalmente, esiste una norma del Codice civile che consente la vendita di cosa futura, per cui il Comune può acquistare per poi rivendere…”.

Seguì il voto favorevole dei consiglieri Ds e Margherita, Centro Popolare, SDI e Città Libera; astenuti i consiglieri di Forza Italia e Alleanza nazionale.

I nuovi vincoli di bilancio, la crisi edilizia e le dissestate casse comunali porteranno il Comune a non dar seguito al contratto, o meglio a scansare i solleciti che arrivavano da via XX Settembre che attendeva di chiudere il contratto. Fino al maggio 2008 quando l’Esercito, preso atto dell’inadempienza, decide di risolvere l’atto negoziale incamerando la caparra, ovvero di 830mila euro.

A nulla è valso il tentativo di trascinare in giudizio il Dicastero. La sentenza dello scorso gennaio si è rivelata una vera e propria denuncia nei confronti dell’attività amministrativa del comune umbro. Il giudice infatti, nel riconoscere le ragioni del Ministero, non solo ha messo in evidenza come il Comune non avesse esercitato per tempo le azioni disponibili per annullare il preliminare di acquisto ma che già dal 2002 avrebbe dovuto individuare la relativa copertura finanziaria e le relative fonti così come previsto dal Testo unico degli Enti locali.

Ma non è tutto. Si legge nella sentenza che la Difesa il 29 settembre 2007 aveva “perfino comunicato al Comune la possibilità di accedere ad ulteriori mutui, sulla base di una intesa programmatica tra il Ministero dell’economia e finanze, l’Agenzia del demanio e la Cassa depositi e prestiti e che il Comune di Spoleto non ha nemmeno provato a verificare  tale possibilità”.

Sono deluso dal comportamento tenuto da parte della opposizione su questa tematica che riguarda tutti i cittadini – dice il capogruppo di Spoleto Popolare Roberto Settimi -, comunque ognuno ne risponde alla propria coscienza e al proprio elettorato. Con questa mozione abbiamo voluto stigmatizzare il comportamento dell’amministrazione dal 1999 al 2009 per come ha gestito l’acquisizione del compendio di piazza d’Armi”.

(modificato alle 18.15)

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