Legambiente: c'è il Coronavirus, stop alla caccia collettiva... per tutelare i cacciatori | Scontro sul cinghiale

Legambiente: c’è il Coronavirus, stop alla caccia collettiva… per tutelare i cacciatori | Scontro sul cinghiale

Massimo Sbardella

Legambiente: c’è il Coronavirus, stop alla caccia collettiva… per tutelare i cacciatori | Scontro sul cinghiale

Lettera indirizzata alla presidente Tesei: è un'attività ludica | Enalcaccia propone modifiche al calendario venatorio
Mer, 13/05/2020 - 18:05

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Legambiente: c’è il Coronavirus, stop alla caccia collettiva… per tutelare i cacciatori | Scontro sul cinghiale

Stop alla caccia collettiva (come la caccia alla lepre e cinghiale) a causa del Coronavirus. Legambiente prova a bloccare la caccia in quanto “attività ludica” che può favorire la diffusione del Covid-19. Ed “ogni sua forma mutata“, da qui a settembre, quando si aprirà la prossima stagione di caccia. E lo fa argomentando la necessità di tutelare la salute dei cacciatori, molti dei quali “in età avanzata“.

E proprio la caccia al cinghiale è uno dei temi su cui più si dibatte in merito al calendario venatorio 2020/21, con Enalcaccia che chiede all’assessore Morroni di modificare la norma, uniformando il periodo di caccia in battuta e singola.

La lettera indirizzata a Tesei e Squarta

Questa la premessa delle lettera che Legambiente ha indirizzato alla presidente della Regione Umbria Donatella Tesei e al presidente del Consiglio regionale Marco Squarta: “In questi giorni, sono stati emanati o sono in corso di emanazione provvedimenti, decreti e delibere relativi alla caccia e ai calendari venatori per il periodo 2020\2021. Occorre evitare che le attività ludiche, compresa la caccia, possano favorire condotte non idonee alla diffusione del SARS‐CoV‐2, ed ogni sua forma mutata, con potenziali conseguenze gravi per la collettività che è stata e sarà pesantemente segnata dal Covid‐19. Riteniamo quindi che anche le autorizzazioni allo svolgimento dell’esercizio venatorio in forma collettiva per la stagione 2020\2021, si debbano adeguare, intervenendo significativamente su abitudini e modalità con cui l’esercizio venatorio veniva autorizzato e praticato prima dell’epidemia”.

Chiediamo pertanto la revoca delle autorizzazioni all’esercizio venatorio in forma collettiva già rilasciate, o la sospensione di quelle in corso di emanazione” continua la lettera di Legambiente inviata alla Regione Umbria.

A rischio la salute dei cacciatori

Legambiente argomenta le limitazioni alla caccia con la necessità di salvaguardare la salute dei cacciatori: “In questo gravissimo momento storico di pericolo di diffusione virale va posta la massima attenzione possibile a tutte le modalità di svolgimento di ciascuna attività, ancor più se non tra quelle necessarie per la vita quotidiana, valutando e bilanciando con estrema attenzione il rilascio alle autorizzazioni per non mettere in pericolo il primario diritto alla salute, sancito dalla Costituzione. L’attività venatoria ludica, esercitata in forma collettiva, che non può né deve essere confusa con la gestione del patrimonio faunistico, o dei danni alle attività antropiche ad esso correlati, che vanno gestiti con appositi piani di controllo faunistico, non riveste alcun carattere di necessità o di indifferibilità, anzi rischia di metter a rischio la salute proprio dei cacciatori, dal momento che coloro che praticano la caccia, anche in forma collettiva, sono perlopiù in età avanzata, persone quindi più suscettibili ad essere vittime del virus o comunque a subirne gravi conseguenze e maggiori rischi di ospedalizzazione”.

Caccia al cinghiale, Enalcaccia si smarca e fa la sua proposta

La caccia al cinghiale resta un tema particolarmente dibattuto in Umbria. Specialmente dopo la decisione della Regione, contenuta nel Calendario venatorio 2020/21 preadottato, di modificare il periodo di battuta, spostandolo a novembre, consentendo a ottobre la selezione in forma singola.

L’Enalcaccia – che per il resto apprezza il nuovo Calendario venatorio – chiede che venga ripensato e modificato il termine di apertura e chiusura della caccia al cinghiale, uniformando il periodo di caccia in battuta e quello in forma singola. Enalcaccia si smarca in parte da Federcaccia, con cui nelle scorse settimane aveva scritto unitariamente all’assessore. E avanza la sua proposta attraverso il presidente provinciale di Perugia, Francesco Ragni: “Riteniamo che questa scelta si renda necessaria in primo luogo in considerazione della forte pressione venatoria che si avrebbe nel mese di ottobre su tutte le altre forme di caccia, sia migratoria che stanziale, a questo si aggiungerebbe la possibilità che nel periodo che va dal 10 al 31 gennaio si possano prevedere battute al fine di raggiungere gli obiettivi del numero dei capi abbattuti, previsto dal piano annuale di gestione della specie e non raggiunti nei singoli distretti, sia a fronteggiare problematiche che si potrebbero creare per spostamenti di cinghiali su territori di confine con altre Regioni in cui la caccia al cinghiale si chiude il 31 gennaio“.

Posticipare, inoltre, la caccia al cinghiale a gennaio – prosegue Enalcaccia – inciderebbe negativamente su importanti attività di gestione, come le catture della lepre nelle Zone Ripopolamento e Cattura e la reimmissione della fauna selvatica nel territorio a caccia programmata, nonché non permetterebbe a tanti appassionati di svolgere la caccia alla beccaccia con la necessaria tranquillità“.

L’appello ai consiglieri

La Sezione Provinciale dell’Enalcaccia Pesca e Tiro di Perugia rivolge un invito ai componenti la Commissione consiliare regionale competente affinché le sue osservazioni e proposte vengano prese in considerazione e recepite. “Se ci sarà questa disponibilità, condivisa dall’assessore Morroni – annuncia Ragni – la Sezione Provinciale Enalcaccia Pesca e Tiro di Perugia annuncia sin da ora il suo parere estremamente positivo al Calendario Venatorio della stagione 2020/2021“.


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