Se vi capita di vedere a teatro un grumo di sedie sospese a mezz’aria dal palcoscenico, ragionevolmente, si è in presenza di una regia di Henning Brockhaus.
Il teutonico Maestro, non è nuovo a questa specie di firma scenica-drammaturgica, che a Spoleto abbiamo già visto nel 2022, in occasione della regia del Don Giovanni, sempre in programma per la Stagione del Lirico Sperimentale.
Il senso dell’operazione sospensoria è indagabile ma non determinabile. Ognuno può vederci ciò che vuole, incluso anche ciò che non è.
L’unica parziale applicazione di ragione alla faccenda, quasi un intellectus fidei, sta nel fatto che le sedie volano quando si è in presenza di una opera di W.A. Mozart. Altro non sapremmo proprio come spiegarlo, con parole povere.
Intendiamoci, la cosa è anche divertente perché il dispettoso che alberga a tratti in noi, immagina anche che l’ammasso legnoso possa crollare con fragore da un momento all’altro e possibilmente senza nessuno sotto.
Ma, ahinoi, anche in questo caso poco edificante, va ponderato come la seconda caratteristica delle regie di Brockhaus è quella di animare il palcoscenico fino all’inverosimile, aumentando così il rischio di un passaggio inaspettato sotto al cielo sediato e non stellato.
Ne Le Nozze di Figaro, in scena a Spoleto per la 79a Stagione del Teatro Lirico Sperimentale, il castello del Conte di Almaviva non è proprio un bel vedere. O meglio, la stanza assegnata a Figaro e Susanna è da ridipingere, in disordine, con gli scatoloni sparsi e lo scalandrino alla bisogna. Alla fine le sedie di casa è meglio appenderle al soffitto, così non impicciano.
Foto credits Niccolò Perini per il TLS
Ma bando alle ciance, ed esprimiamo tutta la nostra soddisfazione di spoletino non militante nel vedere un Teatro Nuovo stipato per l’occasione fin quasi al Loggione, incluse diverse autorità cittadine che non citeremo per brevità di cronaca. Tranne la Vicepresidente del Consiglio Comunale, Maura Coltorti a cui dovrebbe andare un premio per la fedeltà ad ogni genere di spettacolo teatrale cittadino. Ecco, lei proprio non se ne perde una! Applausi.
Il pienone la dice lunga sul fatto di quanto questa città abbia sofferto, almeno negli ultimi 5 anni della mancanza di un Opera, di quelle che potremmo definire note o popolari, soprattutto nella programmazione del Festival dei Due Mondi (a guida Monique Veaute), con tutto il contorno assortito di polemiche sul tema.
E quindi un Mozart in scena al Nuovo diventa un evento di un lusso sfrenato.
Lo spettacolo andato in scena al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, offre una serie di riflessioni, oltre le sedie, su alcuni aspetti non sempre trattati da sinossi o libretti di sala, in cui magari si prediligono pensose analisi molto utili per saggi universitari o accademici mentre il popolaccio si accontenterebbe di avere in mano almeno un metodo di indagine per capire meglio qualche aspetto particolare di ciò a cui assistono.
Ad esempio, in occasione de Le Nozze di Figaro andato in scena a Spoleto nel 2016 per il Festival dei Due Mondi con la regia di Giorgio Ferrara, la direzione d’orchestra di James Conlon, e gli indimenticabili costumi di Maurizio Galante, suggerimmo che un valido indizio per capire come sarebbero andate le cose lo si avrebbe avuto già analizzando la velocità di esecuzione dell’Ouverture. Nel tempo ce ne sono state in giro di quelle alla Speedy Gonzales, ma anche alcune di una lentezza esasperante che rispalmata per 4 atti di opera sono peggio della melatonina associata ad un antidepressivo.
Nel caso del debutto per lo Sperimentale, l’espertissimo direttore d’Orchestra Marco Angius, ha optato per una tecnica che definiremmo mista, una apertura avvolgente e sinuosa unita poi nel corso dell’esecuzione a momenti concitati e recitativi dei protagonisti, soprattutto Figaro, condotti con una velocità insospettabile, al limite dello scioglilingua tipo quello dei trentatrè Trentini che entrarono a Trento tutti e trentatrè trotterellando.
Se lo avesse fatto il M° Conlon qualche criticone militante lo avrebbe crocifisso, ma il nostro Angius è invece un luminare riconosciuto nella direzione della musica contemporanea e da lui ti puoi aspettare anche la rilettura atonale del capolavoro mozartiano. E sarebbe di sicuro una leccornia.
In più di una occasione, nella foga di spingersi ai limiti del possibile con i giovani debuttanti del Lirico avevamo sottolineato come farli cantare completamente da sdraiati a terra, a volta fosse un inutile sfoggio circense delle loro possibilità diaframmatiche.
Ebbene in Le Nozze di Figaro della 79a Stagione abbiamo finalmente toccato il vertice dell’impossibile, con la Contessa di Almaviva quasi completamente supina e avvolta in crinoline abbondanti, mentre tenta eroicamente di emettere note udibili. Lo riportiamo solo come fatto tecnico e di cronaca senza dire se è un bene o un male. Tant’è.
Se ci divertiva fino allo sghignazzo analizzare le regie “geometriche” del trittico mozartiano (Così fan tutte, Le Nozze di Figaro e Don Giovanni) del compianto M° Giorgio Ferrara –era compiaciuto fino allo sfoggio, quando ne parlava in conferenza stampa– nel caso della messa in scena spoletina de Le Nozze, prendiamo atto della regia all’Ambaradam del M° Brockhaus. Non ci sono confini teatrali di spazio e scena, tutti fanno tutto attraversando la platea e cantando persino alle spalle del maestro Angius che da gli attacchi a rovescio. Si entra e si esce dal palcoscenico come si potrebbe fare con la veranda del giardino di casa. E sempre con le sediacce sospese e minacciose per 4 atti di spettacolo. Il racconto distopico di una giornata di ordinaria triangolazione amorosa settecentesca, dove tutti sono qualcosa d’altro da ciò che dicono di essere, con maschere e travestimenti al limite della teoria di genere.
Straordinariamente bravi tutti i componenti della Orchestra Calamani, giovanissimi professori d’orchestra che vivono con sincero e tangibile entusiasmo l’avventura spoletina e contribuiscono in maniera decisiva alla crescita della reputazione dell’Ente. Peccato solo per chi non avrà la possibilità di ascoltarli all’opera.
Apprezzabile simpatia per i costumi-non costumi di Giancarlo Colis (che firma anche le scene/non scene insieme con Henning Brockhaus), che seguono il filo rosso dell’Ambaradam brockhausiano e indiscutibili le luci della esperta e descrittiva Eva Bruno. Come è sempre una sicurezza l’opera del M° Mauro Presazzi alla guida del coro.
Cantanti gradevolissimi e sicuramente volenterosi dal punto di vista attoriale fino al sacrificio umano di stampo biblico. Reggono meravigliosamente la scena e le varie prove canore nelle arie famose, quasi sfrontatezza virtuosa.
Susanna–Sara di Santo energetica e vivace come si conviene, Figaro–Nicolò Lauteri con una potenza vocale spettacolare e una apprezzabile sicurezza scenica, la Contessa di Almaviva–Lorena Cesaretti notevole nei frequenti pianissimo in partitura, il Conte di Almaviva–Andrea Ariano con un bel timbro e già molto sicuro nell’interpretazione, Cherubino–Emma Alessi Innocenti bravissima e completamente nella parte per come ci si aspetta sia un paggio fanciullo devastato dagli ormoni.
E poi Marcellina–Elena Finelli concreta e divertente, Bartolo/Antonio–Davide Romeo inaspettato e sorprendente, Basilio/Don Curzio–Nicola Di Filippo da abbraccio cum laude e fantastica vis comica, e infine, last but not least, Barbarina–Ariadna Vilardaga fascinosa romantica e vocalmente scrigno di preziosa sonorità e timbrica che abbraccia il pubblico del Nuovo.
E “giunto al fin della licenza…”, come direbbe Cyrano de Bergerac, non possiamo che esprimere tutto il nostro apprezzamento per il lavoro svolto in questa 79a Stagione del Lirico Sperimentale che chiude in bellezza con il successo di pubblico e di applausi scroscianti per Le Nozze di Figaro, un segnale di grande importanza, di un rinnovato entusiasmo e positiva creatività che vede protagonista la direzione artistica di Enrico Girardi e la vigile e solidale presenza dell’Ente presieduto da Roberto Calai. Ma soprattutto merito e vanto per tutti i giovanissimi cantanti debuttanti, protagonisti e vincitori del Concorso Comunità Europea del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.
E il prossimo anno saranno 80!! La prima giovinezza, insomma.