Il lato buono dell’Afghanistan premiato a Spoleto59

Il lato buono dell’Afghanistan premiato a Spoleto59

Ad Ahmad Sarmast la seconda edizione del Cultural heritage rescue prize dell’associazione di Francesco Rutelli

share

Difende le tradizioni musicali del suo Paese, l’Afghanistan, insegnando musica a bambini e ragazzi e rischiando la vita ogni giorno. Ahmad Naser Sarmast è il fondatore e direttore dell’Istituto nazionale di musica afgano, sostenuto dal ministero dell’Istruzione del Paese. Suo padre, famoso musicista e direttore d’orchestra, ha composto l’inno nazionale dell’Afghanistan. Lui, dopo il diploma musica a Kabul nel 1981, è fuggito per colpa della guerra civile, rientrando in patria soltanto nel 2008. E per la sua attività a sostegno dei giovani e di promozione culturale nel 2014 ha subito un attentato, per fortuna con conseguenze non irreparabili, da parte dei talebani, proprio per aver fato rivivere la tradizione musicale afgana.

Chi meglio di lui poteva quindi ricevere la seconda edizione del “Cultural heritage rescue prize”, il premio internazionale dedicato ai coraggiosi che salvaguardano, rischiando la propria vita, il patrimonio culturale a rischio? Patrimonio culturale fatto di beni materiali e immateriali, come spiegato ieri al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, che ha ospitato il riconoscimento ideato dall’associazione Priorità Cultura di Francesco Rutelli, giunto alla seconda edizione (la prima è stata assegnata durante il Festival del cinema di Venezia).

L’iniziativa ideata da Rutelli, quindi, è approdata al Festival dei 2 Mondi, in un teatro “blindato” vista la presenza di Sarmast, ma anche dell’Ambasciatore dell’Afghanistan in Italia, Waheed Omer. Presente anche il sottosegretario ai Beni e attività culturali italiano  Ilaria Borletti Buitoni. Tra le autorità anche il sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli, il direttore artistico del Festival dei 2 Mondi Giorgio Ferrara e la presidente del Consiglio regionale Donatella Porzi.

Sarmast, ritirando il premio, ha dichiarato: “Mi sento davvero onorato di essere stato insignito, per il mio impegno in Afganistan, del prestigioso Cultural Heritage Rescue Prize e vorrei ringraziare i membri della giuria e il Presidente Rutelli non solo per il valore riconosciuto al mio lavoro e l’onore conferitomi, ma soprattutto per aver istituito un premio così importante”. E l’importanza di un riconoscimento del genere, per far conoscere “il lato buono dell’Afghanistan“, è stato sottolineato dall’ambasciatore Omer.

La Giuria del Cultural Heritage Rescue Prize – ha sottolineato il promotore del premio e presidente della Giura, Rutelli – ha compiuto una scelta visionaria. Ahmad Sarmast impersona davanti alla coscienza dell’opinione pubblica internazionale una figura di straordinario coraggio: è un Eroe della Cultura. Il suo coraggio si associa a competenza, passione e umiltà. Molti popoli, e le loro giovani generazioni, si trovano quotidianamente a scegliere tra oscurità e apertura. Tra cultura e paura. La lezione di Sarmast è chiara: la musica è un linguaggio universale di pace; al suono della musica si possono costruire rispetto, rigetto della violenza, e profondi e duraturi incontri di civiltà“.

Il Sottosegretario ai Beni, alle Attività Culturali e al Turismo, Ilaria Borletti Buitoni ha sottolineato con il suo intervento l’importanza del riconoscimento internazionale per la salvaguardia del Patrimonio Culturale nel mondo. “Questo premio – ha detto – è meritorio non solo per la sua nobile finalità, ma anche per i tempi nei quali si inserisce. L’irrazionalismo oramai imperante nella nostra epoca rivolge spesso la sua faccia oscura, il fanatismo, contro i monumenti e le opere d’arte, proprio perché incarnano la migliore memoria della razza umana. Una marea che talvolta sembra sopraffarci. Questo premio è non solo un riconoscimento doveroso a chi vi si oppone, ma anche una chiara indicazione su quale strada gli sforzi di tutti devono indirizzarsi, e su quale prezioso e salvifico patrimonio sia la nostra memoria collettiva“.

Nella sua laudatio, la Presidente Emerita del World Monuments Fund Bonnie Burnham si è così espressa: “Il Patrimonio Culturale non è rappresentato solo da beni tangibili o luoghi. La perdita delle tradizioni culturali è un problema gravissimo di cui dobbiamo occuparci. Dr Sarmast ha compiuto un’impresa eroica nel cercare di salvare la tradizione culturale del proprio paese, l’Afghanistan, contrastando la repressione brutale dei Talebani a rischio della vita. Il suo coraggio e il suo impegno meritano di essere riconosciuti”.

Ad aprire la mattinata era stato invece Ferrara.  “Sono davvero felice e onorato – ha sottolineato – che il Festival sia stato scelto per ospitare, dopo Venezia nel 2014, la seconda edizione di un Premio che riconosce finalmente l’opera di coloro che con determinazione e coraggio difendono le ricchezze artistiche in ogni parte del mondo. OggiAggiungi un appuntamento per oggi più che mai ci vuole coraggio per fare cultura e ancor più coraggio è richiesto nei luoghi in cui l’arte diviene bersaglio di odio e di barbarie. Ringrazio Francesco Rutelli per questa iniziativa che può certamente considerarsi un tassello importante nella lotta contro tutti i nemici dell’umanità e della bellezza”.

Il Cultural Heritage Rescue Prize non si ferma, però, a Spoleto. E si dà un appuntamento a Roma già per domani alle 18:30, presso la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, quando si svolgerà la Prova Aperta della JuniOrchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia presieduta dal Maestro Michele dall’Ongaro. Il concerto sarà un tributo al Maestro Ahmad Naser Sarmast, vincitore del Cultural Heritage Rescue Prize. In virtù dell’impegno del Maestro Sarmast per la formazione musicale dei giovani, sarà la JuniOrchestra diretta dal Maestro Simone Genuini, una delle compagini giovanili più interessanti nel panorama italiano, con 300 elementi dai 6 ai 20 anni che gli renderanno omaggio con l’apertura al pubblico delle proprie prove. Martedì 5 luglio Ahmad Sarmast sarà ricevuto dal Ministro dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.

share

Commenti

Stampa