Ladri sfondano porta sacrestia e rubano in canonica mentre il parroco è in processione - Tuttoggi

Ladri sfondano porta sacrestia e rubano in canonica mentre il parroco è in processione

Sara Fratepietro

Ladri sfondano porta sacrestia e rubano in canonica mentre il parroco è in processione

Il parroco: "Un atto gravissimo non solo per il sottoscritto, ma per la comunità tutta che in questi anni ha fatto sacrifici per realizzare quanto oggi esiste"
Mer, 15/01/2020 - 08:33

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Ladri sfondano porta sacrestia e rubano in canonica mentre il parroco è in processione

Ladri nella canonica del parroco mentre lui è in processione. Tanta amarezza per quanto accaduto martedì pomeriggio a Castel Ritaldi, mentre il sacerdote, don Mariano Montuori, era impegnato come gli altri preti dell’Arcidiocesi di Spoleto – Norcia nelle celebrazioni per San Ponziano.

I ladri sarebbero passati dalla Chiesa, per poi sfondare la porta della sacrestia ed introdursi in canonica, mettendo tutto a soqquadro e portando via il denaro che hanno trovato, ancora da quantificare. Ad accorgersi del fatto è stato don Mariano al suo rientro a casa. Immediatamente ha allertato i carabinieri, che ora indagano per individuare i responsabili del furto.

A raccontare quanto accaduto è lo stesso giovane parroco, che ha affidato il suo sfogo a Facebook, ricevendo la solidarietà dei suoi parrocchiani:

Nel tardo pomeriggio di oggi, mentre la Chiesa che è in Spoleto – Norcia festeggiava il suo Patrono San Ponziano, la comunità di Castel Ritaldi è stata ferita profondamente nella sua intimità. Entrare in casa di una persona in maniera illegittima è come mettere le mani nel cuore di una persona, nella sua carne, per stravolgerla con assurda e inconcepibile violenza.

Persone ignote sono entrate nella chiesa parrocchiale fingendosi persone di preghiera, hanno sfondato con calci l’antica porta della sacrestia per proseguire spediti verso la canonica del parroco mettendola a soqquadro e asportando i soldi della comunità cristiana.

Un atto gravissimo non solo per il sottoscritto, che avverte la violenza subita direttamente sulla propria pelle, ma per la comunità tutta che in questi anni ha fatto sacrifici per realizzare quanto oggi esiste e non fa mancare la sua sollecitudine affinché alla parrocchia non manchi il necessario.

Sconcerto e amarezza sono nell’aria che si respira e negli sguardi dei primi collaboratori accorsi. Un insolito silenzio avvolge questi locali. Una comunità ferita deve curarsi, ora, esprimendo solidarietà tra i suoi membri nell’attesa di rialzarsi. Sarà una notte lunga, anche di qualche mese… ma verrà l’alba!


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