È un eccezionale tesoro di archeologia la cui scoperta, nel luglio del 2005, ha cambiato la vita degli spellani. In questa area doveva essere costruito un grande parcheggio, di quelli capaci di contenere i tanti autobus e veicoli che raggiungono questa parte dell’Umbria per vedere le infiorate. Fino a quando gli operai al lavoro a sant’Anna, appena fuori dalle mura e dove sorgeva il vecchio campo da calcio, si accorgono dei mosaici nascosti da tre metri di depositi terreni.
Sabina Guiducci e Paola Bonacci, le due archeologhe dell’allora Soprintendenza archeologica dell’Umbria intervenute in quella calda estate di tredici anni fa, ricordano ancora quel giorno come se fosse ieri e che, forse, mai avrebbero pensato che quella scoperta casuale avrebbe portato, nel 2018, ad inaugurare un grande percorso museale attraverso le stanza di questa Villa Romana. Lo scavo ha messo in luce due fasi costruttive: la prima di età augustea (27 a.C.-14 d.C.), la successiva in piena età imperiale, verso la fine del II secolo d.C.
I venti ambienti riportati alla luce sono pertinenti al settore centrale della villa, per una superficie totale di circa 500 metri quadrati. Di questi ambienti, dieci conservano pavimenti a mosaici policromi di grande bellezza, con motivi geometrici e figurati. L’ingresso è andato perduto. Intorno al peristilio, il cortile porticato che circondava il giardino interno, si aprono una serie stanze, denominate dalle figure e dai motivi decorativi dei mosaici: la stanza degli uccelli, la stanza delle anfore, il triclinio, la stanza del sole radiante, la stanza del mosaico geometrico, il peristilio, la stanza degli scudi e l’ambiente riscaldato.
Tra le stanze spicca l’ampio triclinio, la sala dei banchetti, con al centro del pavimento una scena di mescita del vino. Altri personaggi, disposti simmetricamente, raffigurano le Stagioni, associate a figure di Satiri del corteo dionisiaco (Bacco), come allusione al benessere, al buon raccolto e al godimento.
Per il restauro, la Regione ha concesso un primo finanziamento nel 2010 all’interno del bando integrato collettivo del Tac 2. Questo primo stralcio, interamente realizzato, per un costo complessivo di 2 milioni di euro, ha previsto la costruzione di un edificio a scopo museale e didattico, con superficie coperta di circa 1.550 metri quadrati, a protezione dei resti della Villa, sulla base di un piano finanziario a copertura di un intervento che ha assicurato una prima funzionalità e visitabilità del sito archeologico. All’inaugurazione sono intervenuti Moreno Landrini Sindaco Comune di Spello, Marica Mercalli Soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio dell’Umbria, Marcello Barbanera Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Scienze dell’Antichità, Alfio Barabani Architetto progettista e direttore dei lavori, Marco Tortoioli Ricci Direttore artistico Comodo – Metodologia del Progetto Isia Urbino.
La Villa romana si va ad inserire nel biglietto unico che garantisce l’accesso a tutti i musei di dodici comuni umbri per un totale di 17 siti museali. Amelia, Bettona, Bevagna, Cannara, Cascia, Deruta, Marsciano, Montefalco, Spello, Montone, Trevi, Umbertide, in un viaggio alla scoperta della storia popolare dell’etnografia, dell’artigianato locale e di autentici capolavori dell’arte italiana.