Droga a Perugia, vicoli del "buco" e angeli di strada - Tuttoggi

Droga a Perugia, vicoli del “buco” e angeli di strada

Sara Minciaroni

Droga a Perugia, vicoli del “buco” e angeli di strada

A finire in overdose questa mattina è stato un 39enne italiano / Il padre chiama l'ospedale "mio figlio ha un problema"
Mer, 07/05/2014 - 15:43

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Droga a Perugia, vicoli del “buco” e angeli di strada

Un uomo si accascia a terra. Dopo aver barcollato per qualche metro con uno zainetto in spalla le ginocchia gli cedono. Crolla al suolo, sembra morto. I passanti chiamano il 118. I medici arrivano, ma per farlo ci mettono dei minuti che al gruppo di persone radunatosi al lato opposto della strada sembrano troppo lunghi, e iniziano a protestare. Arrivano per primi gli agenti di polizia, gli si fanno attorno, gli sollevano le gambe.

L’overdose. Lui non è cosciente. Gli saltano via anche le scarpe e il peggio sembra ad un passo. Poi scendono i medici dall’ambulanza ed iniziano a praticargli il massaggio cardiaco. Ma non basta, serve l’ambulanza medicalizzata che ad arrivare ci mette un po’ di più, ma questa volta quando scende il dottore ha già pronto quello che serve perchè il quadro appare chiaro: si tratta di overdose. Sentono il cuore: è in arresto. Iniettano il Narcan, ma con scarsi risultati. Aprono diverse fiale di adrenalina e la usano per stimolare il cuore a ricominciare a battere. Lo attaccano all’ossigeno ma per diversi minuti il cuore non ha funzionato e il respiro nemmeno. Quando è in condizioni critiche ma stabili lo mettono su una barella dentro l’ambulanza e parte la corsa verso l’ospedale di Perugia. La sua identità è ancora sconosciuta e lo rimarrà fino a quando un uomo non chiamerà in ospedale qualche ora più tardi per chiedere ai medici se hanno notizie del figlio “sapete lui ha dei problemi, lo sto cercando a Fontivegge ma non lo trovo”. Chi gli risponde capisce immediatamente che dall’altra parte della cornetta c’è il padre del ricoverato per overdose. Si scopre così che la vittima è un italiano del 1975, che tra l’altro in ospedale conoscono bene perchè non è la prima volta che gli salvano la pelle. Ma per questo giro si è spinto troppo in là, anche se il respiro e il cuore hanno ripreso spontaneamente l’ossigeno è mancato per tanti minuti e ci saranno da valutare eventuali danni cerebrali.

Overdose a Fontivegge

Angeli della strada. “Di solito – ci spiega un paramedico abituato a questo tipo di emergenze – anche se sembrano storditi ma capiscono che stai per fargli il Narcan, i tossicodipendenti si alzano e si mettono a correre perchè sanno che farà svanire l’effetto dell’eroina. Oppure li vedi che appena il farmaco entra in circolo (il Narcan viene di solito somministrato per via endovenosa) immediatamente si riprendono e cercano di allontanarsi. Allora noi sappiamo che dobbiamo iniettarglielo prima in intramuscolare per ottene un rilascio lento e poi per via endovenosa. Perchè io so – spiega ancora il medico – che se lo faccio in vena con quell’eroina che gli rimane nel sangue può andare in overdose poco dopo quando magari se ne è già andato di tutta fretta e che allora rischiamo di dover tornare a prenderlo poco dopo”. Sono medici, gente che nella vita ha scelto di salvare vite e spesso in città si trovano a farlo con chi la vita sembra giocarsela ogni giorno ad una roulette russa.

Il video

Vicoli ciechi del “buco”. A poche decine di metri dal corpo che sobbalza per i colpi del massaggio cardiaco ci sono una decina di gradini. Percorrerli abbassando lo sguardo apre uno scenario di morte. Sulla destra sotto i colori di murales scrostati c’è di tutto, ma su tutto una siringa ancora sporca di sangue. E’ evidente che sia stata appena usata. Forse è quella con cui il 39enne è stato ad un passo dal togliersi la vita. Qualche centimetro più in là c’è la bretella in pelle di una vecchia borsa, facile immaginare che sia stata usata come laccio emostatico. E ancora a frugare con lo sguardo in quella specie di discarica ci sono cucchiai, pezzi di carta stagnola bruciati e pezzi di cartoncino arrotolati. Anche le penne, quelle che si trovano qui, non sono servite a scrivere, nulla viene usato per lo scopo tradizionale, con i tubicini svuotati delle Bic, qui ci si fuma il crack. Quando la polizia arriva con un testimone, è lui ad indicargli da dove ha visto uscire l’uomo che poi è finito a terra. Non sembra nemmeno di essere a poca distanza da un importante snodo ferroviario, dalla stazione del capoluogo dell’Umbria e di poter accedere attraversando la strada al modernissimo Minimetrò. Tre metri sotto terra, nel vicolo del “buco”.

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