carcere perugia
Sta creando preoccupazione e scalpore nel mondo forense la notizia di intercettazioni che sarebbero avvenute per mesi all’interno del carcere di Capanne dei colloqui tra detenuti e avvocati, emersa nell’ambito dell’indagine che interessa l’avvocatessa Daniela Paccoi. A rendere noto quanto avvenuto – e in particolare il fatto che le intercettazioni non avrebbero interessato soltanto l’avvocatessa e il suo assistito – sono stati nei giorni scorsi due quotidiani nazionali. Una situazione che ha provocato la presa di posizione dell’Unione delle camere penali, che ha annunciato uno sciopero degli avvocati per 5 giorni, dall’8 al 12 giugno. In tale occasione è prevista anche una manifestazione nazionale a Perugia l’11 giugno.
Sulla vicenda interviene oggi la Procura generale di Perugia, guidata da Sergio Sottani, che ricostruisce l’accaduto e smentisce di fatto in parte quanto emerso finora.
“Lo scorso mercoledì 20 maggio – ripercorre la Procura generale – un giornale a tiratura nazionale ha riportato un’intervista rilasciata dal difensore di un’avvocata, sottoposta ad indagine dalla locale Procura perugina con l’ipotesi accusatoria, così come riferito dagli organi di informazione nei giorni precedenti a tale intervista, di concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Nell’ambito di tale indagine sarebbero state autorizzate intercettazioni dei colloqui con il cliente che, secondo quanto rappresentato dal difensore, si sarebbero estese anche ad altri colloqui difensivi nonché a soggetti estranei al procedimento.
Questo Procuratore Generale, mai in precedenza investito di tale questione, ha immediatamente attivato i propri poteri di vigilanza e ha proceduto all’acquisizione di dati e notizie utili a una più puntuale ricostruzione dei fatti. Le informazioni sono state tempestivamente fornite dal Procuratore perugino che si è attivato per una ricomposizione del mosaico fattuale e tecnico in cui sono maturate le operazioni di captazione delle conversazioni nell’ambiente reclusorio nonché sulle modalità di riversamento in supporti telematici del materiale acquisito. In questo contesto, ogni contributo espresso sullo specifico argomento dai deliberati dell’Avvocatura è oggetto della massima attenzione e considerazione da parte di questo Procuratore Generale.
All’esito delle notizie raccolte, connotate da fisiologica provvisorietà, – prosegue la nota diramata dal procuratore Sottani – può confermarsi che non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate in difetto di autorizzazione. Per altro verso, se si dovesse effettivamente verificare la presenza di intercettazioni irrituali, se ne dovrà procedere alla loro distruzione, secondo le forme del codice di procedura penale. Corre comunque l’obbligo di avvertire che, allo stato, le prime notizie raccolte su quanto segnalato sembrano delineare una situazione che, pur in attesa di ulteriori approfondimenti, non appare pienamente sovrapponibile rispetto a quanto riferito dagli organi di informazione”.