Cinque anni e due mesi di reclusione. È la condanna inflitta in primo grado ad un’ex maresciallo maggiore della Polizia provinciale di Perugia, una 50enne originaria di Città di Castello accusata di peculato, rifiuto di atti d’ufficio, falso ideologico e sottrazione di atti.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini della Guardia di Finanza, coordinate dalla Procura, la donna si sarebbe appropriata di oltre 4.600 euro derivanti da multe elevate a cittadini, mai registrate nei sistemi informatici dell’amministrazione, come richiede la prassi, ma anzi – stando agli atti “nascondendole in un cassetto e in tre armadi in ufficio”.
In tutto si tratterebbe di 51 contravvenzioni, mai notificate agli automobilisti e pagate in contanti dai sanzionati di turno direttamente al maresciallo tifernate.
I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2011 e 2017. La donna era stata sospesa dal servizio nel 2023. Le contestazioni di peculato formulate dal pm Mario Formisano erano inizialmente 19, ma il tribunale collegiale di Perugia, pur riconoscendo la colpevolezza dell’imputata nelle scorse ore, ha ridimensionato il quadro accusatorio: alcune imputazioni sono infatti cadute, altre dichiarate prescritte.
Sul caso si era già pronunciata anche la Corte dei Conti nel 2024, condannando l’ex maresciallo al risarcimento di 83mila euro nei confronti della Provincia di Perugia, insieme a tre dirigenti ritenuti corresponsabili per omessi controlli.