Inchiesta Sanità "case di cura favorite illecitamente", scattano sequestri di pc e telefoni - Tuttoggi

Inchiesta Sanità “case di cura favorite illecitamente”, scattano sequestri di pc e telefoni

Sara Minciaroni

Inchiesta Sanità “case di cura favorite illecitamente”, scattano sequestri di pc e telefoni

Abuso d'ufficio e falso le ipotesi di reato per una dozzina tra dirigenti Asl e privati
Gio, 25/05/2017 - 20:43

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Inchiesta Sanità “case di cura favorite illecitamente”, scattano sequestri di pc e telefoni

Abuso d’ufficio e falso. Sono queste, al momento le accuse che i pm Michele Adragna e Gemma Miliani, muovono, a vario titolo, a una dozzina di persone tra dirigenti della Asl e privati con incarichi nelle case di cura che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state favorite in maniera illecita.

Dopo gli interrogatori in procura, l’inchiesta ha segnato un grosso passo avanti la scorsa settimana con perquisizioni e sequestri eseguiti a carico di cinque indagati. I carabinieri del Nas hanno dunque bussato alle porte di Antonio Perelli, all’epoca dei fatti, dirigente del servizio accreditamento e valutazione qualità della Regione dell’Umbria, Giuseppe Legato, già direttore generale dell’Azienda Usl Umbria 1, il presidente della ‘Umbra Salus’, Paolo Scura e il medico oculista e direttore sanitario della stessa casa di cura, Igino Tomassoni.

Oggetto di perquisizione anche un ufficio regionale. Secondo quanto ipotizzato dalla procura, le due case di cura Umbra Salus e Clinica Lami sarebbero state autorizzate ad attivare delle convenzioni con la Asl – per cui hanno ricevuto ingenti corrispettivi in denaro – sulla base di requisiti che in realtà non possedevano. E’ qui si concretizza la prima ipotesi di reato strettamente collegata al Servizio accreditamento della Regione Umbria.

Per la procura infatti, le case di cura avevano l’autorizzazione solo per visite specialistiche e non chirurgiche di oculistica e ortopedia per cui invece hanno ugualmente ricevuto l’ok con delibere rinnovate nel tempo, proprio in virtù dell’iniziale accreditamento rilasciato dal servizio della Regione. La procura, tra le altre cose, mira adesso a ricostruire quanto queste cliniche abbiano guadagnato da queste convenzioni e quanto quindi la sanità pubblica abbia sborsato in virtù di appalti che sarebbero stati eseguiti, secondo l’ipotesi di reato, “senza gara di evidenza pubblica”.

Nell’indagine, che rischia di fare parecchio rumore, oltre ai cinque perquisiti, sono finiti, tra gli altri, l’allora direttore sanitario Diamante Pacchiarini, il direttore amministrativo Domenico Barzotti, il responsabile amministrativo del presidio ospedaliero unificato dell’Azienda Usl 1, Nazzareno Zucchettini, e il direttore sanitario Donatella Seppoloni. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Marco Brusco, Francesco Falcinelli, Alessandro Vesi, Fernando Mucci e Maria Mezzasoma. In occasione degli interrogatori, gli indagati si erano tutti avvalsi della facoltà di non rispondere. Adesso i carabinieri gli hanno sequestrato telefoni, computer e posta elettronica. In cerca, evidentemente di riscontri a quanto ipotizzato nell’indagine.

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