Imprese e risparmiatori, la Borsa per gli umbri è una Caporetto

Imprese e risparmiatori, la Borsa per gli umbri è una Caporetto

Valore dimezzato per alcune aziende dei settori energetico e tecnologico | Cucinelli e Smre fanno ricchi gli investitori, che però sono sempre meno

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La Borsa Italiana, in un anno segnato dall’incertezza economica e politica, è diventata una Caporetto anche per le imprese umbre. Con due sole eccezioni: il “solito” Brunello Cucinelli, che macina record su record con il suo cachemire e la umbertidese Smre Spa. Ma c’è anche chi ha visto dimezzare il proprio valore, come Ternienergia.

Le imprese quotate in Borsa – commenta Giovanni Giorgetti di ESG89 Group, che ha effettuato l’analisi – hanno maggiori opportunità di crescita e sono più profittevoli di quelle non quotate. Nonostante questo, però, in Italia e in Umbria le aziende, soprattutto quelle di medie e piccole dimensioni, non mostrano grande propensione ad affacciarsi su Piazza Affari. I risultati non troppo esaltanti in Borsa nel 2018, poi, stanno mettendo a dura prova le decisioni del management di alcune interessanti imprese locali che ufficialmente stanno esplorando il percorso della quotazione. Effettivamente va detto, però, che essere in Piazza Affari diventa uno strumento di forza rispetto alle aziende non quotate anche nei momenti più turbolenti dell’economia nazionale, con una maggiore attitudine alla resistenza alla crisi e alla ripresa“.

Giorgetti parla anche degli effetti sul versante del credito: “Effetti positivi dalla quotazioni si riversano inevitabilmente anche sul mercato del debito e del finanziamento bancario: per le aziende quotate l’accesso è agevolato potendo contate su una cassa interna meno limitata rispetto alle azienda non presente in Borsa. Infine, da non sottovalutare è il contributo che un’azienda quotata offre alla crescita economica del territorio“.

Chi va bene

La Brunello Cucinelli spa, forte di una capitalizzazione in Borsa di oltre 2 miliardi di euro, ha visto nel 2018 le sue azioni sono passate da un valore di 27,13 euro ai 30,05 euro di fine anno, con un incremento del 10,76%. Bene anche Smre spa, società altamente tecnologica guidata dal ceo Samuele Mazzini con sede ad Umbertide, con più di 138 milioni di capitalizzazione di Borsa: a inizio anno 2018 aveva un valore di 6,03 euro per azione, che a fine anno sono salite a 6,1 (+1,16%).

Chi va male

Male a Piazza Affari le imprese umbre del settore energetico. Ternienergia spa, la società di Nera Montoro, è passata da un valore ad inizio 2018 di 0,6125 euro per arrivare a fine 2018 a 0,32 euro con una perdita secca di valore del 47,76%.

Borsa negativa anche per la Ecosuntek spa di Gualdo Tadino, che ha iniziato il 2018 con un valore di listino di 8,165 euro per arrivare a fine 2018 a 4,35 lasciando sul terreno il 46,72%.

Giù anche i servizi tecnologici. Vetrya spa, la società digitale con sede a Orvieto e guidata da Luca Tomassini, ha visto ridursi il proprio valore di oltre il 40%: a gennaio 2018 quotava 7,955 euro, per chiudere l’esercizio a 4,75. Più contenuta la perdita di Go Internet spa, l’azienda eugubina che offre soluzioni per internet, passata da un valore di 1,374 euro di inizio 2018 a 1,115 di fine dicembre 2018 registrando una perdita del 18,85%.

I soldi degli umbri

Ed anche i risparmiatori umbri hanno meno fiducia, in generale, nelle aziende quotate in Borsa. A giugno 2018 (l’ultimo dato elaborato dalla Banca d’Italia), gli umbri (imprese e famiglie) avevano investito in Borsa 582 milioni di euro, con un ulteriore calo del 4,1% rispetto allo stesso perio del 2017. Ad investire di meno in azioni sono le imprese: appena 49 milioni di euro, con una riduzione di oltre il 17%.

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