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Opere d’arte “salvate” dal TPC di Perugia | Ecco dove in Umbria

Redazione

Opere d’arte “salvate” dal TPC di Perugia | Ecco dove in Umbria

Dom, 09/05/2021 - 09:33

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Di notevole rilevanza i traguardi raggiunti dai carabinieri per la difesa del patrimonio culturale; in Umbria, nel 2020, scoperti diversi reati.

Sono in totale, a livello nazionale, 501.574 i beni recuperati, nell’anno 2020, dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, Reparto specializzato dell’Arma, con sede a Roma, posto alle dirette dipendenze del Ministero della cultura.

In Umbria, dove dal 2016 opera il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Perugia, sul fronte delle aggressioni criminali al patrimonio culturale, le variazioni registrate risultano sostanzialmente in linea con quelle nazionali.

Forte azione preventiva in Umbria

Nella nostra regione, nonostante il calo dei reati in questo ultimo anno, non è comunque venuta meno l’azione preventiva, poiché il territorio umbro si configura pur sempre come “appetibile”, per la sua posizione geografica, che lo vede collocato al centro di una più vasta area particolarmente ricca di beni culturali, e per la massiccia presenza di luoghi archeologicamente inesplorati, ubicati in zone rurali, montane, e dunque molto difficili da sorvegliare.

Risultati significativi per il TPC perugino

I risultati relativi alle attività di contrasto condotte da parte dei Carabinieri del Nucleo TPC perugino riguardano il recupero di svariati beni antiquariali, archivistici, librari e archeologici, il cui valore complessivo ammonta a 3.632.000 euro. Inoltre, sono state captate e sequestrate opere contraffatte, falsamente attribuite a noti artisti contemporanei quali Burri, De Chirico, De Pisis, Guttuso, Casorati, Boccioni, De Nittis, Guidi, Severini, Fantuzzi, Maccari e Parigini: tutto ciò avrebbe potuto fruttare indebiti guadagni, per un totale di circa 940.000 euro.

I dati del 2020

Nel 2020 risultano denunciate all’Autorità Giudiziaria 22 persone, controllati 1168 beni nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, 146 esercizi antiquariali e commerciali, 51 mercati e fiere del settore. Sono stati recuperati 418 beni antiquariali, archivistici e librari, e 548 reperti archeologici integri. Sequestrate anche 94 opere d’arte contemporanea contraffatte.

Città di Castello

Nel gennaio 2020 a Città di Castello, presso la Fondazione Palazzo Albizzini – Collezione Burri, in due distinte occasioni il TPC ha posto sotto sequestro, grazie alla segnalazione della stessa Fondazione, tre opere grafiche falsamente attribuite all’artista tifernate Alberto Burri, opere che se autentiche, e quindi come tali commercializzabili, avrebbero avuto un valore complessivo di 250.000,00 euro. Nella circostanza la denuncia per ricettazione è scattata ai danni di due persone.

Le tre opere falsamente attribuite ad Alberto Burri
Le tre opere falsamente attribuite ad Alberto Burri

Foligno

In un esercizio commerciale del settore antiquario situato a Foligno, lo scorso febbraio, il personale del Nucleo, con il supporto dell’Arma territoriale, ha posto in essere il sequestro di un bassorilievo marmoreo di epoca romana, risalente al II secolo d.C. Si scoprì, in quell’occasione, che il furto era avvenuto nel 1973 in una chiesa nel comune di Castel Sant’ Elia. I funzionari archeologi hanno definito il manufatto “di straordinaria rilevanza storico-artistica”, attribuendogli un valore di svariate centinaia di migliaia di euro. All’esito dell’attività d’indagine, una denuncia contro un individuo in stato di libertà per la ricettazione del bene culturale.

Bassorilievo marmoreo di epoca romana
Bassorilievo marmoreo di epoca romana

Spoleto

Reliquia di San Giovanni Paolo II
Reliquia di San Giovanni Paolo II

Nell’ottobre 2020, in seguito al furto della reliquia di San Giovanni Paolo II dal Duomo di Spoleto, dove il reliquiario si trovava custodito, il Nucleo di Perugia, unitamente ai Carabinieri della Compagnia di Spoleto, a conclusione dell’indagine avviata immediatamente dopo la sottrazione, ne individuava l’autore, un residente della cittadina toscana di Figline Valdarno. Nel corso della perquisizione dell’abitazione del reo i Carabinieri non hanno ritrovato il reliquario, ma solo lo zaino utilizzato come nascondiglio per la teca.

Perugia

All’interno di una privata dimora perugina, lo scorso novembre, i Carabinieri del TPC hanno individuato e sequestrato 269 reperti archeologici, tutti di epoca precolombiana, illecitamente detenuti. Gli accertamenti, grazie anche alla collaborazione con i funzionari della locale Soprintendenza, hanno permesso di appurare che la collezione non era mai stata denunciata, come invece prevede la normativa in caso di beni culturali archeologici in mano a privati. Sono stati gli stessi eredi, ignari della provenienza illecita, a segnalare il rinvenimento del materiale, che si trova, ora, allo studio degli esperti per individuarne i luoghi di origine.

Reperti archeologici di epoca precolombiana
Reperti archeologici di epoca precolombiana

A scuola di cultura della legalità

Nell’ambito del più ampio contesto dei contributi che l’Arma dei Carabinieri fornisce per la “Formazione della cultura della legalità”, il Nucleo TPC di Perugia, nel 2020, è stato coinvolto in varie iniziative divulgative, partecipando a incontri in videoconferenza, in favore di istituti scolastici, università ed associazioni culturali. Nel corso di queste riunioni, i relatori hanno illustrato le competenze, le attribuzioni e le attività ad oggi condotte dal Comando Carabinieri TPC, sia in ambito nazionale che internazionale. Tra i compiti assegnati al Comando TPC figurano, infine, anche gli interventi preventivi finalizzati a sensibilizzare gli operatori dei settori museale e bibliotecario.

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