Governo, Salvini da Terni furioso “Minacce dall’Europa, tornare al voto”

Governo, Salvini da Terni furioso “Minacce dall’Europa, tornare al voto”

Conte rimette il mandato a Mattarella, rabbia Salvini-Di Maio

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“Non ho mai ostacolato la nascita del Governo” – così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato la decisione di Giuseppe Conte di rimettere nel capo dello Stato il mandato di formare la squadra dell’esecutivo.

La crisi istituzionale si è innescata a partire dal nome del nome di Paolo Savona, proposta al dicastero dell’Economia, sul quale M5S e Lega non hanno mai fatto un passo indietro sulle perplessità manifestate dal Quirinale. Proprio il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, nella serata di oggi si trovava a Terni per sostenere la campagna elettorale per Leonardo Latini sindaco della coalizione di centrodestra. Da piazza Tacito il leader leghista ha sottolineato la necessità di “tornare al voto. L’Italia è un paese a sovranità limitata – ha tuonato Salvini – se si vota a sinistra i mercati sono contenti, se si esprime un’altra preferenza – incalza ancora – allora è un problema. Se un ministro dà fastidio ai poteri forti che ci hanno massacrato fino a questo momento, vuol dire che quello che è un ministro giusto. Se il governo deve partire condizionato dalle minacce dell’Europa vuol dire che il governo non parte”.

Così come per Luigi Di Maio, ieri in piazza per sostenere il candidato del M5S Thomas De Luca, anche per Matteo Salvini poche sono state le parole spese per Terni, molte, invece, quelle dedicate alla situazione nazionale. Una campagna elettorale molto povera di contenuti per la città, nell’ambito della quale i problemi interni non sono mai stati sfiorati dai big arrivati a Terni, ma tutta le parole sono state monopolizzate da quello che stava accadendo a Roma.

Nell’eventualità che si ritorni al voto, Matteo Salvini ha confermato che “non ci sarà mai un sostegno con il Pd e la sinistra che ha rovinato l’Umbria e il futuro dei nostri figli”. Salvini ha confermato la sintonia politica col M5S per quanto riguarda la revisione della legge Fornero, l’inadeguatezza della Buona Scuola e sull’Europa che non funziona: “Se sale lo spread – ha affermato ancora Salvini – non si può fare il Governo”.

Il discorso di Mattarella: “Ho accolto la proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo.

Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com’ è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione.

Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un’attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere.

Questo pomeriggio il professor Conte – che apprezzo e che ringrazio – mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale.

In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia.

La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.

A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato – con rammarico – indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.

L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. 
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.

Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando – prima dell’Unione Monetaria Europea – gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.

È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani.

In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo.

L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea, e ne è protagonista.

Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico.

Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell’interesse della nostra comunità nazionale.

Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.

Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento”.

Mentre Fratelli d’Italia e M5S pensano all’impeachment per Mattarella, per la mattina di domani è stato convocato al Quirinale Carlo Cottarelli, già al servizio di Banktalia e Fmi e rigido controllore della spending-review.

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