Festival Spoleto, trionfo per Le Creature di Prometeo | La vertigine del dettaglio e l'abbraccio a Roberto Capucci - Tuttoggi

Festival Spoleto, trionfo per Le Creature di Prometeo | La vertigine del dettaglio e l’abbraccio a Roberto Capucci

Carlo Vantaggioli

Festival Spoleto, trionfo per Le Creature di Prometeo | La vertigine del dettaglio e l’abbraccio a Roberto Capucci

Sab, 29/08/2020 - 10:55

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Festival Spoleto, trionfo per Le Creature di Prometeo | La vertigine del dettaglio e l’abbraccio a Roberto Capucci

Ovazione per Roberto Capucci, che ha partecipato di persona in platea | Superba l'Orchestra del Carlo Felice di Genova diretta da Andrea Battistoni

Che lusso sfrenato quello di avere un Prometeo in Piazza Duomo a Spoleto. Prometeo che avendo trovato l’umanità (platea) nello stato di ignoranza primigenia ha il merito, secondo la mitologia, di aver affinato gli esseri umani attraverso le scienze e le arti e di aver offerto loro il valore delle leggi universali.

E’ questo il punto di arrivo di una serata dalle forti emozioni e dove si materializza per il pubblico una fortunata e al contempo dannata condizione dell’essere spettatore: la vertigine del dettaglio.

Artefice e Prometeo (sotto mentite spoglie), il geniale Roberto Capucci, che ha partecipato di persona con tutto lo charme del suo completo total white, al debutto de Le Creature di Prometeo, spettacolo magistralmente orchestrato da Daniele Cipriani ( in coproduzione con il Festival) e che ha visto in scena 15 creazioni originali del famoso stilista italiano e l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova diretta da Andrea Battistoni impegnata nella celebre partitura di Ludwig van Beethoven, Die Geschöpfe des Prometheus (Le creature di Prometeo), op. 43, unica scrittura di Beethoven per balletto nella sua sterminata produzione musicale.

Il mito classico

La storia racconta di un balletto che coreografato dal famoso Salvatore Viganò nel 1801, porta in scena due simboliche statue ani­mate che, grazie alla potenza dell’Armonia, a poco a poco divengono partecipi di tutte le espressioni della vita (di qui l’origine dei vari «qua­dri» del Balletto).

Prometeo conduce le statue sul Parnaso e da incarico ad Apollo di avvicinarle ai mondi delle varie Arti; Apollo, a sua volta, invita Anfione, Arione e Orfeo a far conoscere alle statue i segreti della musica, mentre invita Melpomene e Talia a dischiudere i misteri della tragedia e della commedia.

In ultimo Prometeo affida le creature a Tersicore e a Pan, affinchè apprendano le tecniche della danza pastorale; a Bacco perché esse entrino nel mondo delle danze a carattere orgiastico.

Prometeo a Spoleto

Nella tiepida serata di Piazza Duomo svetta la capacità visionaria di Daniele Cipriani, vecchia conoscenza spoletina, di riuscire a costruire uno spettacolo in cui si riuniscono con entusiasmo personalità e storie diverse ma complementari nella loro capacità creativa.

La danza da sempre piatto forte di Daniele Cipriani, i costumi di un genio iconico come Capucci. E la musica dell’eterno L.V. Beethoven di cui ricorre nel 2020 il 250° anniversario della nascita.

La genesi di cotanto matrimonio è raccontata in un delizioso documentario di Maxim Derevianko che introduce lo spettacolo di Spoleto63.

L’Orchestra del “Carlo Felice” di Genova

Diciamolo senza troppi fronzoli: nella serata spoletina se non ci fosse stata una orchestra all’altezza del compito, il rischio di mettere in scena una sorta di anatra zoppa era fin troppo evidente.

Ma l’Orchestra del Carlo Felice è un ensemble di strabiliante bravura e di empatia musicale con il direttore, il sulfureo e giovane Andrea Battistoni. Era da tempo che non capitava di ascoltare una tale sintesi magistrale di affiatamento e bravura.

Una esecuzione mai sotto tono e nemmeno subalterna, ma vera protagonista dello spettacolo fino all’ultima nota dello spartito, con il direttore Battistoni che non lesina energia guidando gli orchestrali nell’esecuzione di questo unicum di Beethoven.

Ci voleva carattere per marcare uno dei dettagli vertiginosi della splendda serata di Spoleto63, e l’Orchestra el Carlo Felice di Genova non lascia rimpianti, ma segni evidenti.

Roberto Capucci e la vertigine del dettaglio

“Quando inizio a disegnare metto sempre un punto al centro del foglio”. Ci voleva questo dettaglio (raccontato da Capucci nel documentario di apertura) per iniziare a viaggiare verso lidi impensabili.

Il filosofo francese René Guénon aveva descritto, mutuando dalla geometria, come l’umano si avvia verso il centro delle cose (il punto centrale di una ipotetica circonferenza) percorrendo una via che da un qualsiasi punto di una circonferenza, tramite una retta-raggio, porta al centro della stessa.

Ma non si è geni per caso e Roberto Capucci opera il percorso inverso. E lo si capisce da come un suo costume- scultura, non lontano da simbolismi arcaici, attraversa il pensiero dell’osservatore.

Luce, colore, dimensioni e forma. Ma anche il desiderio del tatto e dunque la scelta dei materiali e di come questi avranno forma in chi li indosserà.

Un tripudio di equilibrio e al contempo di dissonanze che portano dritte dritte verso lo scopo iniziale di Prometeo: manifestare l‘Archetipo.

E a giudicare dal rapimento disegnato nel viso di molti spettatori, il viaggio inverso in direzione del punto, al centro del foglio di Capucci, è davvero iniziato all’apparire del primo costume indossato dal fantastico mimo-attore Hal Yamanouchi, armonico Prometeo con tanto di bastone pastorale.

Il cast

Lo spettacolo Le Creature di Prometeo si definisce concerto in forma scenica, dove la coreografia ha un ruolo necessario ma non primigenio. Per intenderci se ci si aspettava di vedere dei movimenti di danza, piroette e quant’altro, allora l’errore era dietro l’angolo.

Tutto ciò che si muove in scena ad opera di un cast di ballerini di solida struttura tecnica e fisica, sono coreografie di una leggerezza unica, tali da non sovrastare nessuno degli altri elementi, come musica, costumi e proiezioni sceniche sulla facciata del Teatro Caio Melisso.

Una delle motivazioni è anche legata alla difficoltà di danzare, in modo classico, con costumi scultura come quelli di Capucci.

E chi disegna queste deliziose leggerezze coreografiche è Simona Bucci, di cui vogliamo ricordare l’esperienza come ballerina solista alla corte di Alwin Nikolais, anche lui già protagonista nei festival menottiani, e creatore del genere del teatro astratto multimediale.

Questi i protagonisti:

Hal Yamanouchi, Fabio Bacaloni, Davide Bastioni, Filippo Pieroni, Nico Gattullo, Marco Lo Presti, Roberto Lori, Luca Campanella, Giampiero Giarri, Raffaele Iorio, Antonio Cardelli, Flavio Marullo, Riccardo Battaglia, Damiano Ottavio Bigi, Luca Giaccio.

E la vertigine del dettaglio si scioglie in un caloroso abbraccio e con lunghi applausi da parte di tutta la platea di Piazza Duomo verso i protagonisti dello spettacolo.

Ovazione finale per Roberto Capucci che a dispetto della figura minuta, giganteggia in una Piazza osannante.

Foto spettacolo: Festival dei Due Mondi (AGF)

Foto Andrea Battistoni e Roberto Capucci: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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