Ex Fat, Consiglio contrario a sospensione lavori / Respinto odg - Tuttoggi

Ex Fat, Consiglio contrario a sospensione lavori / Respinto odg

Redazione

Ex Fat, Consiglio contrario a sospensione lavori / Respinto odg

Rimodulazione dell'intervento bocciata con 17 voti discordi / Bacchetta, "Non ci sono condizioni per ulteriore revisione progetto”
Mer, 26/11/2014 - 10:00

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E’ stato respinto, con ben 17 voti contrari (Pd, Psi, La Sinistra per Castello e Fdu), 4 favorevoli (Idv, Manuel Maraghelli del Polo Tifernate, Lega Nord e Luciano Tavernelli del Pd) e un’astensione (Patto Civico per Città di Castello), l’ordine del giorno sulla ex Fat, presentato dal capogruppo Idv Roberto Colombo nella seduta di lunedì 24 novembre. Al momento del voto si sono allontanati dai rispettivi scranni i consiglieri Sassolini (Polo Tifernate), Busatti (Fratelli d’Italia) e Pazzaglia (Pdl).

L’odg chiedeva al consiglio comunale di impegnare la giunta “a sospendere in via cautelativa gli interventi riguardanti il progetto di recupero degli edifici Fat e Fintab, iscritti nel programma del Contratto di quartiere II, prevedendo la rimodulazione generale dell’intervento e aprendo un confronto serio e costruttivo con i cittadini per una proposta alternativa e meno impattante dal punto di vista ambientale, sociale ed economico”.

Ad introdurre l’odg è stato dunque Roberto Colombo, che ha chiesto anche conto della proposta avanzata dal sindaco di tenere una consultazione popolare sul progetto. “E’ evidente che per consultare la cittadinanza prima di tutto andrebbero sospesi i lavori e analizzate le alternative”, ha puntualizzato il capogruppo Idv, che ha ricordato la possibilità di rimodulare l’intervento offerta dall’accordo Stato-regioni pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del giugno scorso per la semplificazione procedurale finalizzata alla conclusione dei Contratti di Quartiere. Colombo si è poi appellato al sindaco:

lei ha la possibilità di essere ricordato per aver evitato una bruttura e uno scempio, scelga di fare questo”.

Il vice sindaco e assessore all’Urbanistica, Michele Bettarelli, ha puntualizzato che, dopo il confronto con il comitato popolare, l’Amministrazione comunale ha valutato con la Regione la percorribilità della rimodulazione del progetto. “Il provvedimento nasce dall’esigenza di velocizzare e concludere i Contratti di Quartiere, ma nel nostro caso la Regione ha definito improprio il riferimento all’ipotesi di rimodulazione”, ha spiegato Bettarelli, che ha richiamato l’attenzione sulla presenza di tutte le autorizzazioni necessarie, di una fase di realizzazione già avanzata e di una ulteriore rimodulazione non in linea con gli investimenti previsti che comporterebbe il rischio di perdere i fondi stanziati.

Il sindaco Luciano Bacchetta ha riconosciuto “il merito di chi ha sollevato a suo tempo il problema rappresentato dall’ingente cubatura del nuovo costruito prevista nel progetto di riqualificazione, perché ci ha consentito di arrivare a una migliore compatibilità urbanistico-ambientale, con una riduzione di cubatura (da 25mila a 13 mila metri cubi, ndr) che non era affatto scontata e che si deve all’azione di questa amministrazione comunale”. E’ con un lavoro serio e paziente di contrattazione con la proprietà che siamo arrivati a questo risultato e soprattutto a restituire alla città importanti tesori custoditi nell’area”, ha puntualizzato Bacchetta, che ha ricordato come le iniziali previsioni costruttive risalissero a un accordo di oltre 30 anni fa. Sull’ipotesi rimodulazione, il sindaco ha chiarito che la proprietà, “ha affermato di non essere interessata a una ulteriore perequazione urbanistica, dopo quella di 12 mila metri cubi che ha permesso il dimezzamento del costruito nell’area ex Fat”.

       “Non ci sono dunque le condizioni per una ulteriore revisione del progetto”.

Il controllo sull’intervento da parte dei cittadini è assolutamente doveroso e libero ma mi domando chi sistemerebbe quell’area e con quali risorse se venisse meno questo progetto”, ha concluso Bacchetta.

Il consigliere del Pd Luciano Tavernelli (favorevole alla sospensione dei lavori) ha sottolineato come il peccato originale del progetto non si deve tanto al Contratto di quartiere, quanto alle previsioni urbanistiche che hanno permesso di erigere l’immobile della ex Fat, dando atto all’attuale amministrazione di essere stata l’unica ad ottenere la riduzione di cubatura. “Fino all’ultimo però è lecito fare il possibile e il necessario per ottenere il miglior risultato.”, ha dchiarato Tavernelli, “La proprietà ha manifestato la disponibilità a qualsiasi soluzione e non vorrei che l’amministrazione si piegasse di fronte alla richiesta di 6 milioni di euro di riscatto per l’area (cifra chiesta giorni fa dalla proprietà, la Fintab, per rinunciare al progetto, ndr). L’amministrazione deve contrattare fino all’ultimo su qualcosa che ancora non è stato costruito

Il capogruppo del Polo Tifernate, Cesare Sassolini (assentatosi durante la votazione), non avrebbe partecipato al voto “perché tale discussione – ha detto – non ci doveva essere, visto che è insensato pensare di tornare indietro”. “Quello che era stato scelto verrà attuato, comitato o non comitato, non è modificabile, si è arrivati a questo punto attraverso trattative lunghe anni”, ha osservato l’esponente di minoranza. “Dopo battaglie, ragionamenti e trattative con i proprietari si è arrivati a far qualcosa di molto più positivo di prima, conseguendo anche la proprietà di aree che non erano pubbliche – ha aggiunto Sassolini –

“il comitato popolare ha delle ragioni, ma arriva tardi”.

Il capogruppo de La Sinistra per Castello, Alessandro Alunno (contrario), ha deplorato “la malafede di chi cavalca ora le posizioni dei residenti, dicendo oggi una cosa diversa da ieri”, richiamando l’attenzione sulla complessità degli accordi alla base del progetto. Il rappresentante della maggioranza ha invitato a tenere in considerazione il fatto che, “mentre molti comuni italiani andranno in default e saranno costretti a vendere i propri beni pubblici, il Comune di Città di Castello compie l’operazione inversa, investendo nella riacquisizione di monumenti e palazzi storici”. “Sono scelte politiche fatte in nome di tutta la città, all’interno delle quali l’area ex Fat è il tassello di quadro più complessivo”, ha puntualizzato Alunno.

Il capogruppo del Patto Civico per Città di Castello Cristian Braganti (unico astenuto) ha chiesto “un pronunciamento chiaro dell’amministrazione sul fatto che il progetto possa essere fermato e rimodulato o si debba prendere atto che è una battaglia persa”. “Se è veramente una battaglia persa, preoccupiamoci di non perderne altre”, ha sottolineato Braganti, che ha affermato: “l’amministrazione ci ha messo del suo per ridurre le cubature, ma ci siamo portati dietro errori che spero non si ripetano in futuro, perché l’obiettivo deve essere quello di un’urbanistica che sappia andare al di là dell’individuo e tenga conto della comunità”.

In sede di replica, il consigliere Colombo ha poi contestato la versione data dall’Amministrazione comunale sulla percorribilità della rimodulazione del progetto, citando una dichiarazione scritta di un funzionario regionale (in risposta ad un quesito di Oliviero Dottorini) che non esclude questa possibilità, purché l’eventuale nuovo intervento sia individuato all’interno del Contratto di Quartiere II. “Per noi si tratta di un parere che lascia aperte molte strade”, ha sostenuto Colombo,

Tremila firme e un’opposizione in crescita dell’opinione pubblica e di soggetti come il Fai e Italia Nostra per noi costituiscono la difficoltà esecutiva di cui parla il provvedimento del governo e giustificano l’ipotesi di rimodulazione”.

Il consigliere ha poi chiesto di nuovo conto al sindaco dell’impegno assunto per l’indizione di una consultazione popolare sul progetto.

Il sindaco Bacchetta ha ribadito che

la proprietà ha chiaramente detto di non essere interessata ad altre perequazioni, perché vuole costruire, e quindi la sospensione non è possibile”.

La consultazione popolare che vedevo di buon occhio era subordinata all’eventuale sospensione dei lavori, che però non ci può essere”. Il primo cittadino ha ribadito che “l’amministrazione ha fatto interamente il proprio dovere, nel rispetto assoluto delle leggi e della proprietà” e ha sottolineato che “la soluzione individuata ha ottenuto due anni fa il voto favorevole di 20 consiglieri su 21, segno di condivisione trasversale e convinta. Da allora non c’è stata alcuna contestazione fino a quando si è riaperta la questione con una raccolta di firme”. “Nonostante il dibattito sia un requisito della democrazia non bisogna perdere di vista la realtà e nemmeno fare i furbi”, ha concluso il sindaco.

L’ultima battuta è stata del consigliere Colombo, che ha voluto precisare: “il comitato si è mosso dopo due anni perché nel giugno scorso è uscita fuori la possibilità della rimodulazione, che era un fatto nuovo.

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