Tre settimane di targhe alterne non hanno risolto il problema polveri sottili a Perugia, così l'amministrazione comunale rilancia la lotta all'inquinamento da auto annunciando due fine settimane di blocco totale del traffico dei veicoli inquinanti.
Sabato e domenica prossimi e quelli successivi (19-20 e 26-27 febbraio), un'ordinanza del sindaco ha imposto la chiusura del traffico totale nel centro di Perugia e -per la prima volta- per le strade di Ponte San Giovanni, mentre in tutti i centri abitati del territorio del comune di Perugia, i livello massimo consentito per i riscaldamenti è stato abbassato di un grado.
“Se non lo facessimo, saremmo a rischio di penalizzazioni per le disposizioni legislative europee”, ha detto oggi l'assessore alla Mobilità di Perugia Roberto Ciccone durante una conferenza stampa di introduzione al provvedimento.
Secondo quanto riferito dall'assessore all'Ambiente di Perugia Lorena Pesaresi, infatti, quest'anno nella sola stazione di rilevazione di Fontivegge, il livello delle Pm10 ha superato i limiti imposti dalla legge di 50 milligrammi per metrocubo per ben 22-23 volte, in alcuni casi anche per 9 giorni consecutivi, nonostante i lunghi periodi di pioggia che dovrebbero abbassarne la presenza.
Per due fine settimane, nonostante il dissenso già manifestato dai commerciati del centro storico di Perugia, l'accesso alla città sarà interdetto dalle ore 8 e 30 alle ore 18 e 30 a tutti i veicoli tranne quelli elettrici, ibridi, a metano o gpl, Euro 4 o Euro 5 (ovvero con filtri anti-particolato). La sanzione per i veicoli che non rispetteranno il provvedimento sarà di 155 euro, con la sospensione della patente in caso di infrazione reiterata.
“L'obiettivo del comune di Perugia è quello di lanciare il messaggio di Perugia come città pulita, e di educare i cittadini a vivere nello stesso modo con minori consumi”, ha detto la Pesaresi stamattina.
Secondo Ciccone, “tutti gli esperti ci dicono come esista una stretta relazione tra questa situazione ambientale el'aumento di patologie gravi, che riguardano prima di tutto la salute dei nostri figli”. Entrambi gli assessori hanno detto che il provvedimento non può essere risolutivo, come non lo è stato quello delle targhe alterne, e che quella contro le polveri sottili dev'essere una lotta combattuta insieme al governo nazionale, da cui “ci aspettiamo un piano nazionale per il controllo dei livelli di inquinamento”, alla regione, e agli altri comuni.
L'APPELLO AGLI ALTRI COMUNI – Proprio verso gli altri comuni interessati dallo stesso problema, come Foligno, Terni, Narni, Gubbio o Torgiano, i due assessori perugini hanno lanciato un vero e proprio appello a prendere provvedimenti affini di blocco del traffico, “affinché si possa alleviare il traffico nelle principali arterie di ingresso a Perugia”. Secondo la Pesaresi, infatti, il provvedimento delle targhe alterne a Perugia degli scorsi fine settimana ha finito per essere vanificato dall'intenso traffico sulla E45 e su Ponte San Giovanni di auto provenienti da altri centri urbani. Proprio a questa considerazione sembra doversi ricondurre la decisione di chiudere il traffico anche a Ponte San Giovanni, una delle principali vie di accesso alla città, anch'essa colpita da continui sforamenti dei limiti delle Pm10 e per la prima volta coinvolta da questo genere di provvedimento.
MOBILITA' ALTERNATIVA – “L'Umbria è una delle regioni maggiormente colpite dal problema dell'inquinamento, e ciò è dovuto soprattutto al settore dei trasporti”, ha ammesso stamattina l'assessore Pesaresi, che ha riconosciuto un grave “ritardo della mobilità alternativa, in particolare di quella su rotaie”, su cui ha auspicato nuovi finanziamenti nazionali e regionali, come quelli annunciati nei giorni scorsi (LEGGI). Secondo la stessa Pesaresi, ai trasporti in Umbria è ascrivibile circa il 35 per cento delle emissioni di Co2, per via di una cultura troppo incentrata su “un tipo di trasporto non più sostenibile, che è quello privato”.
LA RISPOSTA DEI PENDOLARI – Lo stesso identico tema è stato sollevato ormai da diversi anni dai tanti movimenti di pendolari dell'Umbria: “Perugia raccoglie un bacino di pendolari da tutta la valle Spoleto-Foligno, da quella dell'Alto Tevere, dalla Toscana e non solo, che si traducono in migliaia di macchine al giorno”, ha detto a TO® Elisa Bassetti, portavoce del comitato pendolari di Spoleto, che ha confermato come alla base del problema ci sia una questione di “cultura”, dettata da un servizio ferroviario non all'altezza. “Le persone non prendono i treni, perché i costi sono aumentati così tanto che ormai conviene prendere la macchina anche se si viaggia da soli”, ha detto, portando il caso di un pendolare da Spoleto: “I tempi di percorrenza da Spoleto a Perugia, anche se recentemente ridotti grazie ai nostri sforzi, continuano ad essere di un'ora e 15 circa per un costo di 10 euro, più quello del Minimetrò per raggiungere il centro, attualmente a un'euro e 50. Lo stesso tragitto in auto costa meno e ha dei tempi di gran lunga inferiori. E' certamente una questione di stili e culture di vita dei cittadini, che però si formano offrendo un servizio di qualità”.”Non ci sono convenzioni con gli studenti, e anche loro finiscono per prendere l'auto -ha concluso la portavoce di portavoce dei pendolari- e poi, se vengono chiuse tutte le stazioni piccole intermedie come Campello o Trevi, quelle sono altre persone in più che purtroppo scelgono di prendere la macchina”.
(Francesco de Augustinis)
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