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Eco e Sisma Bonus, al via lo sconto in fattura | Ma Cna evidenzia le ripercussioni sulle imprese

Redazione

Eco e Sisma Bonus, al via lo sconto in fattura | Ma Cna evidenzia le ripercussioni sulle imprese

I contribuenti beneficiari delle detrazioni per gli interventi previsti da eco e sisma bonus possono optare per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi
Lun, 05/08/2019 - 12:09

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Al via lo sconto in fattura per Eco Bonus e Sisma Bonus, le misure che consentono di ottenere detrazioni fiscali per particolari tipologie di interventi sulla propria abitazione.

I contribuenti beneficiari delle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico (articoli 14 e 16 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63) possono optare per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi. L’opzione va comunicata all’Agenzia delle Entrate, a pena d’inefficacia, nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia, entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese che danno diritto alle detrazioni. La comunicazione può essere presentata anche agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando il modulo ad hoc. Sono alcuni dei chiarimenti contenuti in un provvedimento pubblicato il 1 agosto, che dà attuazione alle novità contenute nel Decreto crescita (Dl n. 34/2019) in materia di eco e sisma bonus.

Ammontare dello sconto

Lo sconto è pari alla detrazione spettante per gli interventi effettuati, in base alle spese sostenute entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento. L’importo della detrazione spettante è calcolato tenendo conto delle spese complessivamente sostenute nel periodo d’imposta, comprensive dell’importo non corrisposto al fornitore per effetto dello sconto praticato.

Recupero dello sconto da parte del fornitore

Il fornitore che ha praticato lo sconto recupera il relativo importo sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione tramite modello F24, a decorrere dal giorno 10 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata la comunicazione dell’opzione per lo sconto, in cinque quote annuali di pari importo. A tal fine il fornitore deve preventivamente confermare l’esercizio dell’opzione da parte del soggetto avente diritto alla detrazione e attestare l’effettuazione dello sconto, utilizzando le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Successivamente alla conferma, il modello F24 deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. La quota di credito che non è utilizzata nell’anno può essere utilizzata negli anni successivi, ma non può essere richiesta a rimborso.

Il fornitore che non compensa lo sconto può cedere il credito

In alternativa all’utilizzo in compensazione, il fornitore può cedere il credito d’imposta ai propri fornitori anche indiretti di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi. E’ in ogni caso esclusa la cessione agli istituti di credito e intermediari finanziari, nonché alle amministrazioni pubbliche di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. La comunicazione della cessione avviene, a cura del fornitore, con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Il cessionario del credito può utilizzarlo in compensazione tramite modello F24, alle medesime condizioni applicabili al cedente, dopo l’accettazione della cessione, da effettuare con le medesime funzionalità.

Cna Umbria contesta le scelte del Governo

Ma sulle misure relative al credito arriva la presa di posizione contraria da parte di Cna Umbria, tramite il suo direttore Roberto Giannangeli. “Sul credito e sull’eco e sisma-bonus – evidenzia – il Governo gialloverde sta commettendo un grandissimo errore. Mentre a parole si proclama sostenitore delle piccola impresa, nei fatti sta favorendo poche lobbies a scapito di milioni di artigiani e piccoli imprenditori”.

“Per la seconda volta in due settimane – prosegue – ci troviamo costretti a sollecitare i parlamentari umbri perché si impegnino per abrogare un altro articolo del cosiddetto decreto Crescita. Oggi, infatti, siamo qua a denunciare l’articolo 18 del decreto, che ha inferto un colpo mortale a tutto il sistema dei confidi di categoria, che per la loro stretta vicinanza e conoscenza delle piccole imprese, rappresentano l’ultimo baluardo a sostegno del credito per i più piccoli, diminuito di oltre il 30% in 10 anni. Il nostro confidi, Fidimpresa Umbria, nello stesso lasso di tempo è comunque riuscito a sostenere circa 7mila imprese nelle loro richieste di credito. Spesso si sostiene che le imprese più piccole non ottengono credito perché non fanno investimenti, ma come si possono realizzare investimenti senza le adeguate coperture finanziarie e quando le banche ti applicano costi molto superiori a quelli garantiti alla media e grande impresa? Dopo un lungo confronto, negli ultimi mesi anche la Regione Umbria aveva accettato la nostra richiesta di adottare la cosiddetta “lettera R” del decreto legislativo Bassanini che, detto in parole povere, avrebbe consentito ad artigiani, commercianti e piccole imprese di accedere a finanziamenti avvalendosi della controgaranzia dei confidi di categoria, che avrebbero funto da mediatori con le banche. Con l’art. 18 del decreto Crescita questa possibilità è completamente svanita. Da qui – aggiunge Giannangeli – la decisione di interpellare i parlamentari affinché si corra ai ripari in occasione della discussione e dell’approvazione della legge di Bilancio 2020, reintroducendo la possibilità di ricorrere all’applicazione della “lettera R” della Bassanini o, almeno, di giungere a una soluzione mediata, per esempio introducendo un tetto massimo di 120 – 150mila euro per i prestiti da contro-garantire attraverso i confidi.”

Ma il cahiers de doléances di Cna Umbria non finisce qui. “Ancora più grave è la notizia che, nonostante gli appelli di tutte le associazioni di categoria, l’Agenzia delle Entrate ha emanato il provvedimento che dà attuazione all’art. 10 del decreto crescita, per cui da oggi ogni privato che voglia usufruire dell’eco e sisma bonus potrà ottenere l’importo totale in un’unica soluzione attraverso uno sconto in fattura, che l’impresa deve anticipare di tasca propria, dovendo poi attendere 5 anni per recuperarlo. Sempre che abbia una sufficiente capienza fiscale per compensarlo. Con questo provvedimento il governo non solo mette fuori gioco milioni di piccole imprese, che non hanno la forza per sostenere un impegno finanziario di questo tipo e quindi non potranno prendere commesse, ma non fa nemmeno un favore ai cittadini che vogliono usare il bonus. Infatti le grandi imprese e multiutilities, uniche a poter garantire lo sconto in fattura, in mancanza di concorrenza applicheranno prezzi più alti. Una scelta incomprensibile. In un Paese in cui il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti, penalizzare la piccola impresa equivale a tarpare le ali di una possibile crescita. Lo dimostra la stagnazione dell’economia certificata da tutti gli indicatori – conclude il direttore di Cna Umbria -, figlia delle politiche di governi di tutti i colori ma uniti nello snobbare o nel penalizzare la piccola impresa diffusa”.

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