Due Mondi, "La morte di Empedocle" secondo Romeo Castellucci | A Baiano, la "scomoda" lezione di Antonin Artaud - Tuttoggi

Due Mondi, “La morte di Empedocle” secondo Romeo Castellucci | A Baiano, la “scomoda” lezione di Antonin Artaud

Carlo Vantaggioli

Due Mondi, “La morte di Empedocle” secondo Romeo Castellucci | A Baiano, la “scomoda” lezione di Antonin Artaud

Il regista di culto, affronta il dramma del filosofo agrigentino scritto da Friedrich Hölderlin | L’esperienza del “teatro della crudeltà”, scrittura di scena e “testo monte” dell’esperienza beniana
Lun, 02/07/2018 - 15:15

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Due Mondi, “La morte di Empedocle” secondo Romeo Castellucci | A Baiano, la “scomoda” lezione di Antonin Artaud

Assistere al lavoro teatrale di Romeo CastellucciGiudizio, Possibilità, Essere. Esercizi di ginnastica su “La morte di Empedocle” di Friedrich Hölderlin, da svolgersi in una palestra mentre si è seduti sulla sbarra per gli esercizi a corpo libero, o sui cuscini del salto in alto della palestra di San Giovanni di Baiano a Spoleto, predispone interiormente qualunque spettatore e lo rende complice di un percorso che ha in se il fascino dell’avventura archeologica, Sedimento dopo sedimento si scopre un mondo scomparso alla vista e all’intelletto.  Ciò detto ci armiamo di coraggio e azzardiamo  quella che per noi è semplicemente una ipotesi di lavoro sul “fare teatro” di Castellucci, che molto spesso fugge a codifiche preordinate. Chi vuole ci smentirà.

Il titolo chilometrico aiuta solo in parte a dissipare la grande curiosità con cui questo nuovo lavoro a Spoleto (prima rappresentazione 2013)  del regista di culto del teatro contemporaneo italiano, è stato accolto al momento della sua presentazione ufficiale nel programma di Spoleto61.

Con Castellucci si può e si deve pensare  che ciò che è sempre stato definito come teatro, nel momento esatto in cui passerà nelle mani del regista romagnolo, non avrà più le stesse caratteristiche. Anzi per chiarire, non ci saranno più punti di riferimento tali da dire, “è un grande classico” o “esecuzione eccellente”, “belle scene, attori magnifici”.

A Spoleto, meglio, a San Giovanni di Baiano nella palestra della Scuola Media, si presenta la riscrittura di scena del testo di Hölderlin, che diventa così, come lo fu per Carmelo Bene (senza dubbio uno dei massimi esperti di Antonin Artaud in Italia), altro rispetto al testo a monte.

In uno scarno foglietto di presentazione consegnato agli spettatori all’ingresso si legge, “In una palestra, accolti provvisoriamente sui cuscini del salto in alto o della ginnastica artistica, si potrà assistere a una partitura testuale – quasi niente di più – legata strettamente a La morte di Empedocle di Hölderlin. Il gruppo dei personaggi della tragedia sarà interpretato da una compagnia di giovani donne. Sono studentesse di una scuola ? o forse membri di una qualche comunità femminile? Stanno provando uno spettacolo a porte chiuse? Una cosa sola sembra certa: entrando attraverso la porta sbagliata, gli spettatori sorprendono un’azione di teatro che ha tutta l’aria di essere una prova tra adolescenti prive di mezzi, ma che di queste contiene tutta la caparbia determinazione a consacrare la poesia al teatro.”

Quattordici ragazze, tutte molto simili tra loro, infilate in costumi  amisch, si esercitano (nessuno può dirlo con certezza) in quello che può essere considerato un “testo classico” ma che non ha più nessun valore recitativo, o meglio re-citativo, il citare ripetitivo, poichè tutto ciò che le ragazze compiono in scena sembra essere altro rispetto al testo che più volte viene tolto letteralmente di bocca all’attrice di turno per passare ad una registrazione amplificata, a tratti fuori sincrono rispetto ai movimenti delle labbra. Appunto, più esercizi astratti che reale rappresentazione. Le ragazze diventano come dei medium della scena proprio come vorrebbe la lezione sul teatro della crudeltà (niente a che fare con dolore o sadismo ndr.) ideato da Antonin Artaud.  Il famoso drammaturgo francese riteneva infatti che il testo in quanto tale  dovesse finire di avere un ruolo tirannico sullo spettacolo e che gli stessi attori dovessero lasciare il posto a nuove figure, medium-sciamani, che non fossero interessati a una “rappresentazione” ma ad un teatro in tutto e per tutto fatto di “azione”. Artaud sosteneva l’idea di porre fine alla soggezione del teatro al testo, arrivando a creare una metafisica della parola, del gesto e dell’espressione, per strapparlo alle pastoie psicologiche e sentimentali.

Sulla base di questo insegnamento Romeo Castellucci ha fondato e guidato dal 1981 la sua Societas Raffaello, producendo molti spettacoli, anche molto difficili come quello del 2011, Sul concetto di volto del Figlio di Dio, dove un uomo lanciava escrementi sul dipinto di Antonello da Messina che rappresenta il volto del Cristo.

Nella palestra di San Giovanni di Baiano si agisce,  come nel caso più noto del 2011, e ci si mozza la lingua come se si volesse aprire un passaggio verso la propria interiorità, a evocare la bocca del vulcano Etna entro cui si getterà da li a poco Empedocle, non per suicidarsi ma per mescolarsi con la natura. Un cane farà poi pulizia dei moncherini.

Per avere ben chiaro l’abisso in cui si sta precipitando  in compagnia del filosofo, in apertura di spettacolo come ad una lezione di fisica, viene trasmesso un audio dal fascino sublime in cui si può ascoltare quello che alcuni scienziati della NASA  hanno individuato come il suono del più grande Buco Nero della Via Lattea di nome Perseus,  distante 250milioni di anni luce dalla Terra. Il tutto ad un volume talmente alto che le vibrazioni  interne lasciano un segno chiaro e distinto nel momento in cui il suono cessa.

Il testo di Hölderlin  poi procederà su un binario parallelo fino alla rinascita a nuova vita delle 14 protagoniste che usciranno nude dalla palestra come novelli fogli bianchi su cui riscrivere una nuova scena diversa dal testo a monte.

Mentre il più grande errore che si possa fare come pubblico è seguire il tutto in funzione letterale rispetto a ciò che sta passando davanti agli occhi. In questo senso il grande valore di Castellucci e del suo “teatro” a Spoleto61 sta proprio nella propedeuticità alla creazione di un nuovo spettatore. Sempre che il disagio dei cuscini del salto in alto e della sbarra per gli esercizi a corpo libero della palestra di San Giovanni di Baiano non abbia il sopravvento e induca a conformistiche ricerche di comodi strapuntini o sedie. Solo in quel caso il teatro di maniera avrà vinto, ma che non si dica che Castellucci non ci aveva avvisato.

Per la cronaca alla replica del 1 luglio ha assistito anche una compiaciuta Lucinda Childs. La coreografa era con un gruppo dei suoi ballerini, i quali non si sono fatti scoraggiare dal fatto che il testo non fosse tradotto con sottotitoli ed hanno applaudi generosamente le bravissime protagoniste.

Questi i loro nomi:

Silvia Costa, Laura Dondoli, Irene Petris, Alice Torriani

e con Vittoria Chiacchella, Federica Crispini, Evelin Facchini, Caterina Fiocchetti, Viviana Mancini, Maria Irene Minelli, Daphne Morelli, Elisa Turco Liveri, Cecilia Ventriglia, Giulia Zeetti.

Per gli amanti delle spigolature, Alice Torriani è l’Andreina Mandelli protagonista della Fiction televisiva Il Paradiso delle signore. 

Riproduzione riservata

Foto: Festival dei 2Mondi Spoleto

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