"Due guardie venatorie a giudizio: al cacciatore via il tesserino, all'ambientalista no" - Tuttoggi

“Due guardie venatorie a giudizio: al cacciatore via il tesserino, all’ambientalista no”

Redazione

“Due guardie venatorie a giudizio: al cacciatore via il tesserino, all’ambientalista no”

Rigucci solleva il caso del cacciatore accusato di bracconaggio a Città di Castello | E sul coordinatore Wwf la Libera Caccia chiede l'accesso agli atti
sabato, 12/10/2019 - 11:25

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“Due guardie venatorie a giudizio: al cacciatore via il tesserino, all’ambientalista no”

Il ritiro, da parte della Provincia di Perugia, del decreto che abilita all’attività di controllo un cacciatore di Città di Castello, indagato per bracconaggio, riapre immediatamente la polemica tra cacciatori e ambientalisti in Umbria sulle guardie giurate volontarie venatorie.

A sollevare il caso è il consigliere provinciale Marcello Rigucci, che all’indomani dell’archiviazione del procedimento di sospensione del titolo abilitativo decisa dalla Provincia di Perugia nei confronti del coordinatore delle guardie del Wwf, mostra la determina numero 1058 con cui il 25 maggio di quest’anno gli uffici della Provincia di Perugia notificano “l’immediata esecuzione” del ritiro del tesserino abilitativo nei confronti del cacciatore perché indagato per reati connessi al bracconaggio.


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Rigucci ritiene che ci sia stata una difformità di trattamento nei confronti di due guardie volontarie venatorie entrambe indagate, ma senza una sentenza passata in giudicato: decreto ritirato per il cacciatore, decreto lasciato in mano all’ambientalista.

Nella lettera che il consigliere provinciale ha indirizzato al presidente Bacchetta, agli altri consiglieri provinciali ed ai dirigenti interessati, Rigucci lamenta l’adozione di un “metodo discriminatorio di valutazione”  da parte dell’ufficio competente. Tanto più, rileva Rigucci, che i reati contestati al coordinatore del Wwf sono legati all’esercizio della funzione di guardia venatoria. E che quindi dovrebbero giustificare ancor più un’azione in autotutela da parte dell’Ente.

E’ evidente – scrive Rigucci nella lettera – che detti dirigenti dimostrano  un’affezione nei confronti delle guardie volontarie Wwf discriminando altre associazioni, venendo meno il compito  cui sono chiamate  a esercitare quale la reciproca obiettività come atto dovuto“.

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Per questo Rigucci si riserva di presentare esposti giudiziari nei confronti dei dipendenti della Provincia di Perugia.

Intanto, la Libera Caccia, attraverso l’avvocato Marzio Vaccari, ha inoltrato una richiesta di accesso agli atti relativamente all’archiviazione della pratica di sospensione del decreto che era stata aperta a luglio nei confronti della guardia volontaria venatoria del Wwf rinviata a giudizio a seguito di denunce presentate dai cacciatori. Nella memoria che il coordinatore del Wwf ha presentato a sua difesa alla Provincia, assistito dall’avvocato Valeria Passeri, si afferma che il solo rinvio a giudizio non può giustificare la sospensione del titolo abilitativo ad una persona che ha sempre mantenuto una buona condotta. Tesi accolta dalla Provincia.


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Ma la Libera Caccia preannuncia altre azioni tese a dimostrare l’illegittimità della gestione delle guardie volontarie venatorie così come avvenuto finora. Una materia spinosa su cui si è espresso recentemente anche il Consiglio provinciale di Perugia, approvando a maggioranza un ordine del giorno con il quale si chiede alla Regione di annullare tutte le multe comminate ai cacciatori prima del 2 ottobre 2018.


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