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Dimissioni Marini e nuove elezioni: sciolti i dubbi (ma non i nodi)

Redazione

Dimissioni Marini e nuove elezioni: sciolti i dubbi (ma non i nodi)

La presidente Porzi comunica ai consiglieri procedure e tempi | Resta l'incertezza sulla data del voto
Mar, 30/04/2019 - 18:28

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Dimissioni Marini e nuove elezioni: sciolti i dubbi (ma non i nodi)

Dimissioni della presidente ed elezioni anticipate: in attesa di conoscere le scelte della politica, almeno sulle procedure (incerte fino ad oggi) qualche paletto è stato messo. La presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Donatella Porzi, ha infatti inviato ai capigruppo regionali il parere richiesto nel corso della riunione  del 18 aprile scorso dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari. Il documento, formulato dal dirigente del Servizio commissioni, legislazione e affari europei di Palazzo Cesaroni, contiene la specifica delle procedure giuridico-amministrative conseguenti alla vicenda legata alle dimissioni della presidente della Giunta regionale Catiuscia Marini, indagata nell’inchiesta sulla Sanitopoli perugina.

In particolare, il parere esamina le procedure per la discussione delle dimissioni, le modalità e i tempi per l’indizione delle nuove elezioni, l’operatività degli organismi dell’Assemblea e le attività istituzionali in regime di prorogatio.

Dimissioni: in caso di ripensamento si votano le mozioni di sfiducia

Le dimissioni da presidente di Catiuscia Marini (protocollate in Assemblea il 17 aprile) sono volontarie e non determinate da ragioni personali. Pertanto devono essere motivate di fronte all’Assemblea legislativa (art. 64, co. 3 dello Statuto regionale) nella seduta fissata per  martedì 7 maggio.

Qualora a maggioranza assoluta i componenti dell’Assemblea le chiedano di recedere dalle dimissioni, non oltre quindici giorni successivi, la presidente della Giunta è tenuta a comunicare all’Assemblea stessa se intende o meno confermare le dimissioni. Nel caso di conferma delle dimissioni si determinerebbe lo scioglimento dell’Assemblea legislativa, su iniziativa della presidente Porzi, sentito l’Ufficio di Presidenza.

Le tre mozioni di sfiducia nei confronti della presidente della Giunta regionale (dichiarate ricevibili il 16 aprile) sono state congelate per dare precedenza all’iter di dimissioni della presidente. Nell’ipotesi di ritiro delle dimissioni tornerebbe d’attualità la discussione delle mozioni di sfiducia, con la conseguente sospensione di ogni attività dell’Assemblea e delle Commissioni. Insomma, Palazzo Cesaroni sarebbe paralizzato sino al voto.

Se la Marini si dimette o viene sfiduciata

La conferma delle dimissioni o l’approvazione di una mozione di sfiducia determinerebbero le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio (art. 126 della Costituzione). Lo Statuto regionale (art. 44) stabilisce che con lo scioglimento anticipato dell’Assemblea legislativa i suoi poteri sono prorogati sino alla proclamazione dei nuovi eletti. Durante tale periodo di prorogatio l’Assemblea stessa provvede agli adempimenti improrogabili per legge, e a quelli derivanti da situazioni di forza maggiore conseguenti ad eventi naturali. L’Aula potrebbe tornare nel pieno delle proprie prerogative soltanto nei casi di ritiro delle dimissioni e di mancata approvazione delle mozioni di sfiducia.

Le incertezze politiche

Il Pd e il resto della maggioranza devono sciogliere il nodo se chiedere alla Marini di restare, per non sconfessare politicamente il lavoro fatto in questi anni. Accogliere le dimissioni della presidente significherebbe una sorta di mozione di sfiducia da parte della stessa maggioranza. Tra i dem c’è però anche chi ritiene che un tale gesto aiuterebbe il partito a prendere le distanze, politicamente, da un’inchiesta che a poche settimana dal voto amministrativo e alle europee ha decapitato il Pd regionale. Tanto più considerando il ritorno alle urne anticipato anche per le regionali. Alcuni consiglieri di maggioranza (tra cui Leonelli) pubblicamente non hanno sciolto il nodo. Altri, come Brega, hanno annunciato di lasciare il Pd (il gruppo regionale, ma anche il partito) prima del voto sulle dimissioni della Marini.

La posizione di Catiuscia Marini

Politicamente sarebbe forse peggio respingere le dimissioni e poi far cadere la presidente votando a favore di una delle tre mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni che a quel punto verrebbero scongelate. Del resto, la stessa Catiuscia Marini ha più volte confermato in questi giorni che le sue dimissioni sono irrevocabili. E sul piano delle indagini chiarimenti per attenuare la sua posizione, nei numerosi interrogatori di indagati e persone informate sui fatti, non ne sono giunti. Anzi, le ammissioni del suo collaboratore (come riportato da alcuni organi di informazione regionali) potrebbero irrobustire l’impianto accusatorio ipotizzato dai magistrati.

Indizione di nuove elezioni

Nel caso in cui l’esperienza governativa della presidente dovesse terminare prima della scadenza naturale del mandato – ipotesi che al momento resta comunque la più probabile – automaticamente si dimette l’intera Giunta e si scioglie il Consiglio regionale che, in base al regolamento interno di Palazzo Cesaroni, è dichiarato dal presidente dell’Assemblea legislativa (art. 6). L’art. 64 dello Statuto prevede che in caso di dimissioni volontarie del presidente della Giunta subentri nella carica il vice presidente (Fabio Paparelli) per l’ordinaria amministrazione.

Anche l’indizione delle elezioni va fatta dal vice presidente della Giunta regionale. Nei casi di scioglimento anticipato del Consiglio regionale si procede all’indizione delle nuove elezioni entro tre mesi (legge 108/1968, modificata dalla l.r. 2/2010 e dalla l.r. 4/2015). Ma sui tempi non c’è certezza. Sono infatti possibili due interpretazioni della norma: che entro tre mesi sia necessario indire le elezioni o che esse si debbano tenere. Il Consiglio di Stato nel 2012, confermando la sentenza del Tar del Lazio sulle dimissioni del presidente della Giunta regionale del Lazio, ha stabilito che le elezioni devono aver luogo e non solo essere indette entro tre mesi dallo scioglimento del Consiglio regionale. Il Tar della Basilicata nel gennaio del 2019, su un caso
diverso, ha stabilito lo stesso principio per “assicurare il più celere ripristino della piena legittimazione democratica e dell’ordinaria funzionalità dell’ente regione”.

Insomma, anche ipotizzando che la maggioranza e la presidente dimissionaria Marini si prendano tutto il tempo concesso loro dalle norme, i tre mesi a partire dal 20 maggio scadrebbero il 20 agosto. Si può tollerare un ritardo fino a settembre o al massimo ad ottobre per far tornare gli umbri alle urne.

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