Di origini calabresi ma spoletino di adozione, Domenico Strangio ha vinto il secondo premio nella sezione prosa del concorso letterario “Emanuele Casalini”. Nel suo percorso di reinserimento sociale all'interno della casa di reclusione di Maiano ha trovato nella scrittura un compagno di viaggio, uno strumento per svincolarsi dalla solitudine della cella, per raccontarsi e per mettersi in contatto con “il di fuori”. La scrittura è anche il suo talento più grande.
Più volte premiato nel corso delle varie edizioni del Premio letterario “Emanuele Casalini”, il concorso istituito nel 2002 per i detenuti-letterati delle carceri di tutta Italia, anche quest'anno Domenico Strangio ha sorpreso la giuria di scrittori ed esponenti del mondo editoriale nazionale intervenuti alla manifestazione con un racconto dal titolo: “Il mio paese è…”.
Un canto d'amore per il suo paese natale, San Luca nella Locride – salito agli onori della cronaca per le sue faide sanguinose – che l'autore descrive come luogo di fascino e magia, ma al tempo stesso di dolore e odio. Come quello “capace di squarciare il cielo alemanno nelle notti stellate d'agosto”. Un pensiero ai giovani compaesani uccisi nella strage di Duisburg in Germania un anno fa. Un paese immerso in una storia senza tempo, in cui però sono tanti i giovani laureati che emigrano per fuggire dalla povertà e dalla criminalità e tante le case i cui usci “sono l'indirizzo di un carcerato o di un morto assassinato”. Un paese dimenticato dallo Stato ma non dai media, quando si verifica un evento tragico. Tanta bellezza e tanta infamia da rendere San Luca il paese delle contraddizioni, ma non per questo lontano da una possibilità di riscatto. Come quella nata dall'arrivo dell'attore Michele Placido poco tempo dopo la strage in Germania, seguito da due attrici che hanno dato vita ad una scuola di teatro a cui hanno preso parte molti ragazzi del posto. “Molti di loro – spiega Domenico – sono approdati lo scorso settembre a Roma per esibirsi in un loro spettacolo”.
Un paese, quello di San Luca, quindi, in cui l'amore per la vita è più forte di quello per la morte, e per il quale Domenico rinnova la propria promessa d'amore.
(Lucia Riccetti)