Cristina Bonucci 20 anni di arte da Spoleto-2^ parte

Cristina Bonucci 20 anni di arte da Spoleto-2^ parte

Dalla Performance per il Festival dei 2Mondi con la sperimentazione artistica “del e sul” corpo umano, fino a Lo Studiolo dell’Artista

share

Cristina Bonucci, artista spoletina, compie quest’anno venti anni in arte. Tuttoggi.info l’ha incontrata lo scorso 11 Maggio iniziando un dialogo a tutto tondo sul suo percorso artistico, come sia cominciato e come si è sviluppato nel corso degli anni, partendo dalla prima mostra considerata scandalo, dal titolo “Dio, non dei”, fino al 1998, anno del suo ingresso ufficiale al Festival dei Due Mondi. Con questo secondo incontro con l’artista compiamo l’ “opera”, per usare un linguaggio caro all’arte, andando ad esplorare e a conoscere a fondo l’ultimo periodo artistico della Bonucci, dal primo decennio del duemila fino ai nostri giorni.

TO Iniziamo questo secondo incontro informandola che un numero considerevole di lettori di Tuttoggi ha letto l’intervista dell’11 Maggio scorso. Cosa ne pensa?

CB Sono molto felice che le persone si siano interessate al mio cammino e personalmente trovo straordinario che giornali, anche on-line, seguano con attenzione le vicende degli artisti del proprio territorio. 

TO Cristina, che cosa successe nella sua carriera artistica dopo la Performance ufficiale per il Festival dei Due Mondi?

CB Julian Zugazagoitia mi invitò ad andare a New York e desiderava che io vivessi nella capitale mondiale dell’arte. L’invito era allettante ma io declinai perché ero e sono convinta che, se da un lato, vivere a New York offre molte possibilità di inserimento in gallerie, musei e istituzioni varie, dall’altro toglie all’artista una qualità della vita che solo in una città come Spoleto si può avere.

TO In che senso però la nostra Città le ha garantito e può continuare a garantirle una migliore qualità della vita?

CB Ritengo che la pace, i silenzi, il verde nel cuore della Città, le bellezze architettoniche, artistiche, paesaggistiche, la storia antica e il buon cibo siano fattori essenziali per una buona qualità della vita. E Spoleto, per me, rappresenta tutto questo. Spesso vado fuori ma, dopo non molto tempo, sento la mancanza delle “mie” meravigliose pietre bianche e di un buon piatto di pasta fatta in casa.
TO Diciamo la verità, molti artisti, al suo posto, non avrebbero esitato e sarebbero partiti.

CB Anche io sono partita, poi però sono tornata. Si può andare e ritornare. Inoltre, non sono alla ricerca di una notorietà e di un posto al sole “costi quel che costi”, piuttosto mi interessa fare bene quello che faccio e con verità.
TO Che cosa significa per un artista lavorare con verità?

CB Significa vivere una vita vera, lontana dalla menzogna. Un artista che perde questa dimensione della vita, rinuncia al dono e lo sporca. 

TO Julian Zugazagoitia, comunque, continuò a seguire il suo lavoro anche quando lei decise di rimanere a Spoleto, ci pare di ricordare.

CB Si, Julian è una persona seria, oltre che un famoso critico d’arte e direttore, oggi, di uno dei più grandi e importanti musei al mondo, il “The Nelson-Atkins Museum of Art” a Kansas City. Ha rispettato la mia scelta e di questo gli sono sempre stata immensamente grata.

TO Dopo “Omaggio a Yves Klein”, la Performance ufficiale che eseguì al Museo Civico per il Festival dei Due Mondi nel 1998, quale è stato il suo nuovo lavoro?

CB La mia prima grande scultura per uno spazio aperto, che ho installato al Giro della Rocca a Spoleto, proprio davanti all’ingresso della scala mobile.

TO Ricordiamo che in quel sito Giovanni Carandente aveva collocato, nel 1962, una scultura di Henry Moore.

CB Si, e in virtù di questa tradizione fu scelto il medesimo luogo per l’installazione, nell’anno 2000, della mia opera “Componente del 2”.

TO Vuole raccontarci come avvenne questa nuova e importante tappa della sua carriera artistica?

CB Il neo sindaco di allora, Massimo Brunini, aveva creato un comitato per organizzare gli eventi artistici e culturali al fine di festeggiare a Spoleto il passaggio all’anno duemila. Di questo comitato facevano parte varie personalità di fama internazionale del mondo dell’arte, della cultura e dello spettacolo. Marina Mahler che, come ho già avuto modo di raccontare la scorsa volta, mi ha vista nascere come artista, faceva parte di questo comitato e propose al Sindaco, come figlia di Anna Mahler (la scultrice di cui Spoleto vanta alcune opere ndr.), di sostenermi quale giovane artista emergente della Città, essendo io già stata “scoperta” da Julian e annoverata tra gli artisti ufficialmente presenti al Festival dei Due Mondi. Inoltre c’era la volontà precisa, da parte dell’amministrazione comunale e del comitato, di non limitare i festeggiamenti a eventi passeggeri, magari costosi ma non produttivi per la crescita dei talenti artistici che una città può e deve valorizzare.

TO Che cosa provò quando le fu rivolto l’invito a collocare una sua scultura nel punto più bello della Città?

CB Ero molto emozionata e piena di gratitudine per un riconoscimento così importante del mio lavoro. Sottoposi il modellino della mia scultura al comitato organizzatore degli eventi e al Sindaco e ricordo che il professore Bruno Toscano e il critico d’arte Giovanni Carandente vollero visionarne anche i disegni artistici e tecnici, oltre che le opere pittoriche alle quali stavo lavorando in quel periodo. Nello stesso tempo, accadde che Sergio Iorio, amministratore delegato della Italmatch Chemicals e mio collezionista, visto il modellino di “Componente del 2”, se ne innamorò e decise di finanziare la grande Scultura per Spoleto e di donarla alla Città. Julian curò il testo critico e André Verdet, pittore francese, ma anche scrittore, poeta, musicista jazz e grande ballerino, volle onorarmi con la sua presenza il giorno della inaugurazione dell’Opera. André era simpaticissimo e molto vivace. Eravamo diventati amici durante un mio viaggio a Saint Paul de Vence, dove lui viveva. Non dimenticherò mai le parole di apprezzamento che ebbe per il mio lavoro, il giorno della inaugurazione. Parlò pubblicamente nel suo perfetto francese e Dominique Tropeano, figlio di Totò tropeano, noto avvocato e collezionista senese, lo interrompeva soltanto di tanto in tanto per tradurre il suo discorso. Quel giorno, soltanto l’”assenza” di Totò, con il quale iniziai i miei primi discorsi sull’arte, velò di tristezza il mio cuore. Ma è sempre nei miei pensieri e nei pensieri di quanti lo hanno conosciuto in vita e, insieme a lui, André Verdet.

TO La sua mostra “Opere”, allestita nelle Sale Espositive exMonte di Pietà, contemporaneamente alla messa in opera di “Componente del 2”, fu ampiamente trattata dal filosofo indiano Sanjay Tikku. Come accadde che la filosofia si interessò dei suoi dipinti?

CB Le questioni filosofiche sono sempre strettamente legate all’arte e Sanjay aveva da subito apprezzato il mio lavoro e con gioia decise di scrivere il testo per il catalogo.

TO Cristina, come sappiamo, ormai ci sono realtà imprenditoriali importanti e attente all’arte anche sul nostro territorio. Lei ha parlato della Italmatch Chemicals, e sappiamo bene che il mondo internazionale dell’arte è pieno di imprenditori che collezionano opere e che, grazie a loro, gli artisti possono vivere e continuare a produrre. Ha avuto anche altri mecenati che si sono occupati del suo lavoro?

CB Si. Per esempio Alberto Pacifici e le giovanissime Silvia e Anna Rita Paolini, mie collezioniste di dipinti e poi Marco e Wanda Mandarini che hanno acquistato “Raccolta davanti a Te”, la mia seconda scultura di grandi dimensioni che ho installato a Torgiano e che la Mandarini usa come immagine della propria azienda. Ma i collezionisti non sono mai abbastanza e, soprattutto, pochi imprenditori sono preparati e comprendono l’importanza di investire in opere d’arte.

TO In che anno installò “Raccolta davanti a Te”?

CB Nel 2006. E anche in quella occasione volli presentare, contemporaneamente all’installazione di “Raccolta davanti a Te”, le nuove opere pittoriche alle quali stavo lavorando e le esposi nella mostra “Labili tracce d’esistenza”, curata dal critico d’arte Giorgio Bonomi, direttore della rivista scientifico-culturale “Titolo”, e allestita a Città del Futuro, Area SpazioArte Mandarini.

TO Le sue opere pittoriche, hanno investito la sua sperimentazione sul corpo umano. Ma abbiamo anche visto molti suoi lavori iconografici. Come e quando è avvenuto l’incontro con l’iconografia?

CB Nello stesso anno 2006. Ero in vacanza e all’improvviso vidi appesa la più bella immagine di Maria che io avessi mai visto: la Madre del Buon Consiglio che si venera a Genazzano, in provincia di Roma. Decisi all’istante di volerla riprodurre e volli proprio farlo usando la tecnica iconografica, secondo il modo di dipingere dei bizantini antichi: fondo in foglia oro e tempera all’uovo. Un amore, quello per l’Icona, che non mi lascia mai. Ora, ad esempio, sto lavorando alla riproduzione del Crocifisso del Sotio che abbiamo in Cattedrale. Si tratta di una riproduzione in scala 1:50 e quindi molto impegnativa, non solo per la ricchezza dei particolari dell’Opera antica.

TO Nel 2009, la Città di Schwetzingen volle onorarla, invitandola a presentare i suoi lavori in una mostra che si tenne nella Cattedrale tedesca di San Pancrazio.

CB Si, quella è stata la mia ultima mostra prima di iniziare a lavorare ad una nuova opera monumentale “Lo Studiolo dell’Artista”, una scultura di grandi dimensioni, che questa volta ho pensato e realizzato per un ambiente interno.

TO Vuole parlarcene?

CB Si tratta di un’ Opera che ho ultimato lo scorso anno e che ora fa da scenario ad uno spettacolo al quale sto lavorando con altri amici sceneggiatori, attori e cantanti, proprio per festeggiare i miei venti anni di attività artistica. Ma non voglio anticipare di più. Posso solo aggiungere che per la prima volta nella mia vita reciterò.

TO Ci inviterà al suo spettacolo?

CB Come non potrei? Sarà in autunno e non mancherò di farlo sapere a tutti! Per ora un caro saluto e ringraziamento alla redazione, a tutti i lettori di Tuttoggi.info e a quanti mi sono vicini e mi sostengono nel mio cammino in ogni tempo e in ogni spazio.

Intervista 1^ parte:

LE INTERVISTE DI TO, CRISTINA BONUCCI 20ANNI DI ARTE DA SPOLETO

Riproduzione riservata

 

share

Commenti

Stampa