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Crisi Ims, “Siamo disperati” – Operai in Comune per ascoltare sindaco Spoleto e revisore conti

Redazione

Crisi Ims, “Siamo disperati” – Operai in Comune per ascoltare sindaco Spoleto e revisore conti

Mer, 09/01/2013 - 23:59

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Jacopo Brugalossi

L’ennesimo capitolo della “saga” Ims/Isotta Fraschini di Spoleto è andato in scena nel primo pomeriggio di oggi a palazzo comunale. Protagonisti, oltre ad una massiccia rappresentanza di operai (almeno un centinaio), il sindaco di Spoleto Daniele Benedetti e la dottoressa Maria Laura Sebastianelli – revisore dei conti del gruppo proprietario del polo spoletino – che ha accettato “questo gravoso incarico” parole sue “perché ho fiducia che possa riprendersi”. Fiducia che con discorsi pacati ma incisivi ha cercato di infondere anche a coloro che da tempo l’hanno smarrita, ovvero i 300 lavoratori dello stabilimento di Santo Chiodo in sciopero da lunedì.

Carte dal giudice – Tanto, forse tutto, dipenderà dall’esito della proposta di concordato preventivo che arriverà sul tavolo del giudice fallimentare di Spoleto il 16 gennaio prossimo. Se questi, dopo aver esaminato le carte, decidesse di accettarla, la situazione debitoria dell’azienda verrebbe congelata, e al tecnico incaricato spetterebbe il compito di ristrutturare il debito per farla ripartire, con una tempistica di 2 anni. Affidarsi ad una persona terza e imparziale, stando alle parole della dottoressa Sebastianelli, sarebbe l’unico modo per capire quali errori sono stati commessi in questi anni. A partire da una modalità di gestione troppo “distante” dal sito produttivo. “Se c’è una cosa che mi sento di sottolineare – ha detto il revisore – è che dati i numerosi problemi venuti a galla sarebbe stata opportuna una presenza più costante della dirigenza nello stabilimento, almeno per recuperare il rapporto umano con i lavoratori, forse troppo trascurato”.

10 mesi senza stipendio – Il discorso si è poi inevitabilmente spostato sulla cassa integrazione straordinaria, che avrebbe dovuto essere firmata ieri alla presenza dell’ingegner Santoro e che invece è slittata di un paio di settimane. E’ stato il delegato RSU della Fiom a prendere la parola, sottolineando che dal momento dell’attivazione della Cigs al primo pagamento potrebbero passare 6 mesi. Aggiungendoli alle 4 mensilità ancora non riscosse i circa 200 dipendenti della ghisa (Ims) potrebbero restare senza stipendio per 10 mesi consecutivi. Una situazione disumana, che il sindaco si è impegnato ad affrontare attivandosi in prima persona presso gli istituti di credito cittadini per eventuali sgravi su imposte locali e contributi. Anche se “è inutile girarci intorno – ha sottolineato Benedetti – le risorse a nostra disposizione sono sempre di meno”.

Pagamenti arretrati – Ecco perché il pagamento degli arretrati diventa essenziale per dare un po’ di ossigeno a 300 famiglie. Ma la proposta avanzata ieri dalla proprietà, appianamento totale delle spettanze con un milione di euro stanziato in tranche da 200mila ciascuna per 5 settimane, non convince molto i lavoratori, che hanno sentito nuovamente puzza di bruciato. “Come mai questi soldi sono venuti fuori soltanto ora?”, si chiedono. “E’ probabile – ha spiegato la dottoressa Sebastianelli – che si tratti di fondi che la proprietà ha prelevato da altre aziende del Gruppo in salute per destinarli ai lavoratori spoletini”. Ma lo stesso revisore dei conti non è sembrato così convinto. Sotto procedura di concordato, infatti, anche questi aspetti dovrebbero passare in mano al giudice.

Pazienza finita – L’incontro odierno ha fatto registrare anche un commento forte del sindaco che, in un momento in cui la discussione si era accalorata, a chi lo attaccava, ha risposto con fare allusivo che in passato c'è chi ha chiuso gli occhi davanti a problemi importanti come quelli di carattere ambientale, di “pratiche lasciate nei cassetti”, ma che da parte sua continuerà a fare tutto quanto si deve senza guardare in faccia nessuno. Una dichiarazione che, finito l'incontro, il primo cittadino ha in parte rettificato ai giornalisti che ne chiedevano di più, parlando di un semplice “misunderstanding” con il dipendente che gli aveva posto la questione. Da qualunque punto di vista si voglia guardare la faccenda, comunque, la pazienza dei lavoratori ha già raggiunto il limite massimo. Il 16 si ritroveranno probabilmente sotto il tribunale per far sentire la loro voce al giudice chiamato a pronunciarsi sul futuro dell’azienda e, di conseguenza, sul loro. “Noi vogliamo bene a questa azienda – hanno sottolineato più volte durante la riunione odierna – anche se ormai ci sentiamo abbandonati al nostro destino, ignorati da chi dovrebbe tutelarci”.

© Riproduzione riservata

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