Coronavirus, Pizzoni esce dall'ospedale: "Un'esperienza di vita e umanità"

Coronavirus, Pizzoni esce dall’ospedale: “Un’esperienza di vita e umanità”

Redazione

Coronavirus, Pizzoni esce dall’ospedale: “Un’esperienza di vita e umanità”

Mar, 22/12/2020 - 11:52

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Il consigliere comunale Luciano Pizzoni esce dall’ospedale dopo una lunga degenza dovuta al Covid. Dopo un lungo periodo di silenzio, decide di venir meno alla sua riservatezza e alla sua discrezione raccontando in un lungo post la sua esperienza: “Dalla finestra della mia camera di Ospedale nel reparto di Medicina COVID si stagliava in lontananza il monte di Pale così nitido, definito, chiaro, un segno, un riferimento indissolubile.Ma in questi giorni così difficili la forza dei riferimenti era, ancora di più, e ancor più maestosamente tutta dentro a questa stanza di Ospedale.La forza della scienza medica: la prontezza di analizzare e contrastare con coraggio, con decisione, con protocolli nuovi questa subdola e a tratti ancora incognita malattia.La forza dell’umanità: nell’indispensabile isolamento e nelle precauzioni per trattare una malattia fortemente contagiosa tutti i medici, gli infermieri, il personale di servizio a tutti i livelli ha lavorato intorno a noi con concentrazione e soprattutto con il sorriso, sempre disponibili ad entrare in camera per un aiuto, pronti per una parola di incoraggiamento o per una semplice carezza”.

“Una lezione di vita e di umanità”

Pizzoni parla di “una lezione di vita e di umanità che mi rimarrà dentro indelebile per sempre. La forza della fede: la voglia assoluta di rimanere aggrappati alla vita anche nei momenti in cui è stato più difficile respirare e quando neanche il casco sembrava sufficiente a portare l’ossigeno ai polmoni, la fede che ha sovrastato l’umana paura di cedere.Ho deciso di vivere nel silenzio e nel riserbo totale queste settimane di malattia. Ho pensato che fosse semplicemente ed umanamente dignitoso così.Ora sento il dovere, di fronte alla sconvolgente fragilità con cui ci si può trovare di fronte a questa esperienza, di dire alcune cose viste da questa camera di ospedale.Viste da questa camera di ospedale le statistiche dei contagi e delle morti non è quel freddo dato al quale giorno per giorno si rischia di assuefarsi: è una drammatica fotografia che parla di persone, di vite, di storie, di famiglie stravolte dalla pandemia.Visti da questa camera di ospedale gli appelli a non assembrarsi non sono la volontà di costringere e limitare la libertà ma la responsabilità e, diciamolo, l’obbligo morale di uno Stato che ha il dovere assoluto di proteggere le vite preziose dei cittadini“.

L’importanza della protezione degli anziani

Visto da questa camera di ospedale il tracciamento con tamponi rapidi semplici e affidabili deve essere immediatamente ampiamente disponibile – renderlo diffuso e di facile accesso rappresenta una delle vie maestre del contenimento del contagio.Visto da questa camera di ospedale, sperimentato l’impegno fisico e mentale a cui è sottoposto il malato nei lunghi e soprattutto incerti giorni della terapia, è prioritario salvaguardare in tutti i modi gli anziani nelle prossime festività di Natale. Gli anziani vanno assolutamente protetti – il vaccino è alle porte e potremo tornare ad abbracciarci ma ora vanno preservati dai contatti che – seppur tanto desiderati – sono inevitabilmente a rischio.Nell’uscire da questa camera il pensiero corre verso la mia famiglia verso i miei amici, verso i miei compagni che mi aspettano, verso i vari gruppi di lavoro, verso i vari ambiti di impegno sociale, civico, sportivo, verso la città ed il mondo che amo.Ma il cuore e la preghiera è tutta per chi sta continuando a lottare e per chi purtroppo non ce l’ha fatta, per le famiglie rimaste mutilate e che oggi vivono nella tristezza e nel dolore.Il mondo tornerà alla normalità, alla vita, al progresso: il vaccino lo permetterà. Tutto tornerà a correre di nuovo. Oggi però è il tempo della estrema cautela, è il momento in cui più di sempre va anteposto a tutto il rispetto dell’altro, la protezione, la solidarietà assoluta verso i più fragili”.

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