CONSULTE DI QUARTIERE: MANTUCCI DA ULTIMATUM A MISMETTI E MINACCIA AZIONI LEGALI - Tuttoggi.info

CONSULTE DI QUARTIERE: MANTUCCI DA ULTIMATUM A MISMETTI E MINACCIA AZIONI LEGALI

Redazione

CONSULTE DI QUARTIERE: MANTUCCI DA ULTIMATUM A MISMETTI E MINACCIA AZIONI LEGALI

Mer, 06/01/2010 - 18:23

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“Da notizie di stampa ho appreso che l’assessorato alla Partecipazione starebbe predisponendo una “campagna di pubblicizzazione” delle elezioni delle cosiddette Consulte di Quartiere, previste per il 17 c.m. Rileviamo, tuttavia, a pochi giorni dal voto, un’incredibile inerzia dell’Amministrazione nella concreta organizzazione della consultazione e nel compimento degli atti necessari”. E' quanto scrive il leader del centro destra folignate, Daniele Mantucci, in una nota odierna. “Ricordo, in particolare, che nelle consulte n.1 (Centro Storico–Palombaro), n.2 (Borroni-Corvia-Scafali-Sterpete-Budino-Cave-Casevecchie-Fiamenga-Maceratola) e n.3 (Viale Firenze-Subasio-Agorà), la coalizione di centro-sinistra ha presentato le proprie liste dopo la scadenza del termine fissato nel bando di convocazione dei comizi. La commissione preposta alla verifica delle candidature, deliberando a maggioranza, con il voto contrario del Presidente Marco Cesaro e di tutti i commissari del centro-destra, ha assurdamente ritenuto estranea alle proprie competenze l’esclusione delle liste ritardatarie. Vi invitiamo, pertanto, a voler precisare quale sarebbe l’organo comunale legittimato a provvedere e quando presumibilmente lo farà. Vi informiamo, comunque, che se nella settimana corrente non sarà formalmente sancita l’esclusione delle liste tardivamente presentate, agiremo in sede giudiziaria e amministrativa, depositando i ricorsi da tempo predisposti. Ribadiamo l’anomalia di questi strani organi voluti dal centro-sinistra: se si trattasse di circoscrizioni, trasgredirebbero la legge finanziaria del 2008, che le vieta nei comuni con meno di 100 mila abitanti; se si trattasse di consulte, contrasterebbero con lo Statuto, che ne detta una diversa disciplina; se fossero qualcos’altro, violerebbero il principio di tipicità degli organi elettivi, vigente negli ordinamenti locali. In ogni caso sarebbero palesemente illegittime. I relativi costi, pertanto, costituirebbero un danno erariale, suscettibile di attenzione da parte della Corte dei Conti. Indipendentemente dalle anomalie giuridiche, certamente non trascurabili, appare ancora una volta evidente lo stato confusionale di una maggioranza che impone termini strettissimi, irride alle preoccupazioni della minoranza e arriva essa stessa troppo tardi. È innegabile, soprattutto, che se quegli assurdi termini hanno rappresentato un problema per i potenti apparati del centro-sinistra, i medesimi termini sono stati un ostacolo enorme, talvolta insormontabile, per associazioni, comitati e piccoli gruppi, cioè per i principali destinatari di qualsiasi iniziativa realmente partecipativa”.


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