Chiusura Euroservice, la Presidente Marini ferma i lavori del Consiglio per ascoltare le 50 lavoratrici - Tuttoggi

Chiusura Euroservice, la Presidente Marini ferma i lavori del Consiglio per ascoltare le 50 lavoratrici

Redazione

Chiusura Euroservice, la Presidente Marini ferma i lavori del Consiglio per ascoltare le 50 lavoratrici

Mar, 26/06/2012 - 15:43

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Chiusura Euroservice, la Presidente Marini  ferma i lavori del Consiglio per ascoltare le 50 lavoratrici

di Sara Minciaroni

Ha sospeso i lavori del Consiglio Regionale, questa mattina, la Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, per incontrare il presidio delle 50 lavoratrici di Euroservice, che stavano manifestando davanti all’ingresso di Palazzo Cesaroni.
Dall’incontro tra la Governatrice e le dipendenti della Cooperativa alla diretta committenza della multinazionale Nestlè, è emersa la massima volontà di sotegno e aiuto, al fine di salvaguardare i 50 posti di lavoro. Il presidente del consiglio regionale, Eros Brega, ha garantito ''la massima attenzione di tutti i gruppi politici '' alla vertenza, mentre Catiuscia Marini ha evidenziato ''l'importanza di mantenere il lavoro in quel territorio, soprattutto tenendo conto che questa e' un'azienda di tutte donne''.
Domani mattina il presidente della cooperativa Giancarlo Faltoni incontrerà l’assessore regionale Vincenzo Riommi per formulare un piano industriale con il quale chiedere alla multinazionale di tornare a sedersi ad un tavolo di trattativa e riconsiderare la scelta fatta.
Al presidio hanno portato il loro sostegno numerosi esponenti politici tra cui il sindaco di Castiglione del Lago Sergio Batino, l’assessore regionale Stefano Vinti, il consigliere provinciale Franco Granocchia, il consigliere comunale Emiliano Pampanelli, Oscar Monaco della segreteria provinciale Prc, Cesare Megha della segretaria regionale Pdci.

La storia – Euroservice nasce nel 1989 come una vera e propria costola dell'allora Perugina SpA, oggi multinazionale Nestlè, da un accordo sindacale che fa seguito alla chiusura dello stabilimento di Castiglione del Lago. Il fine è quello di ricollocare il personale esternalizzando il servizio di imballaggio. Da 23 anni, circa 150 lavoratrici sono state impiegate con contratti stagionali all'interno della cooperativa, ma già nel 2009 la multinazionale inizia a minacciare il termine delle commesse fino ad arrivare alla scorsa settimana, quando viene definitivamente sancito lo stop delle commesse. Adesso le 50 donne ancora impiegate nella cooperativa temono per il loro futuro.

La lettera delle lavoratrici – “Questo è l’ennesimo appello che noi operaie, anzi ex operaie della Euroservice vogliamo lanciare alla multinazionale Nestlè, ad Euroservice ed alle istituzioni perché vogliamo tenere alta l’attenzione sulla nostra situazione. Disoccupate e senza prospettive. In Italia si permette ad una multinazionale di fare il bello ed il cattivo tempo e di raschiare il fondo del barile fino a che ce n’è, poi arrivederci e grazie, e la parte debole, che per anni è stato il vero ed unico pilastro di un meccanismo per far soldi (e di soldi ne sono girati tanti), a casa e distinti saluti. Noi non permetteremo a nessuno di far si che in un’Italia democratica che scende in piazza unita a difendere il lavoro, a 50 donne venga tolto tutto, dignità compresa, senza lottare fino alla fine. Insieme alla Cgil ed a tutte le istituzioni che vogliono e possono darci una mano chiediamo un impegno serio e concreto su tutti i fronti: occupazione ed ammortizzatori sociali. Nestlè per un motivo ed Euroservice per altri non possono pensare di risolvere la “ faccenda” fra di loro senza tener conto che dove sono arrivati ce li abbiamo portati noi con il nostro lavoro, con la nostra professionalità, con la disponibilità in orari e giorni fuori dall’ordinario e con il sacrificio. Noi siamo pronte a rimboccarci le maniche ma adesso servono solo i fatti. Siamo consapevoli di essere entrate in un meccanismo più grande di noi, ed il vero problema è che oggi siamo abituate ad i giochi politici e di denaro che quasi li abbiamo scambiati per normalità. Non è così che dovrebbe essere, vogliamo poter provare a cambiare le cose e nel nostro piccolo anche se ne usciremo sconfitte potremo dire di aver lottato fino in fondo. La Cgil che in questo percorso ci è stata vicina nella lotta deve continuare con noi questa battaglia. Siamo come in tempo di guerra e noi non abbiamo niente da perdere. E’ arrivato il momento che qualcuno ci metta o ci rimetta la faccia, perché noi ce l’abbiamo messa e forse anche persa insieme al nostro lavoro.
Ognuno faccia la sua parte perché noi la nostra l’abbiamo sempre fatta. Noi non avremo né una buonuscita , né una bella pensione ( a dire il vero non avremo proprio la pensione), né tanto meno uno straccio di lavoro, ma la possibilità di far crescere i nostri figli, almeno quella ci è concessa? Il nostro contratto non lo prevede. Niente cassa, né mobilità, né disoccupazione perché non lavoriamo. Allora dopo la mano sulla coscienza i nostri imprenditori la mettessero al portafoglio che è pieno grazie a noi. Provocazione? Nemmeno tanto. Sarebbe solo giusto per noi e per tutti quelli che come noi si ritrovano a casa dopo anni di lavoro, con tante scuse ma… c’è crisi. La crisi c’è di sicuro ma non è solo quella, è tutto il meccanismo ingarbugliato che ci ritroviamo e che permette che nel 2012 ci siano famiglie alla fame e pensionati milionari che non sanno nemmeno cosa vuol dire lavorare. Svegliamoci tutti !”.

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