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Cassa integrazione 2014, Smacchi, “Alto Chiascio detiene primato negativo”

Redazione

Cassa integrazione 2014, Smacchi, “Alto Chiascio detiene primato negativo”

Numeri impietosi per la Fascia appenninica che in totale conta 1100 lavoratori in Cig / Gubbio la più colpita
Ven, 19/09/2014 - 16:09

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Il consigliere regionale Pd Andrea Smacchi lancia un allarme riguardante l’Alto Chiascio, la zona dell’Umbria che nel 2014 sembrerebbe aver sofferto più di tutte la duratura crisi economica. Impietose, infatti, sono le cifre che tengono conto dei posti di lavoro persi nei comuni della Fascia appenninica.

Questi numeri, per Smacchi, parlano chiaro: nel 2014 i cassaintegrati sarebbero circa 1100, dei quali 770 in riduzione di orario e 336 in sospensione completa.

Particolarmente colpita dalla crisi risulta Gubbio che, quest’anno, conta 609 lavoratori in cassa integrazione, di cui 401 in riduzione e 208 in sospensione completa.

Anche gli altri comuni, però, non sembrerebbero passarsela meglio: Gualdo Tadino, infatti, segue  con 278 lavoratori in Cig (188 in riduzione e 90 in sospensione); più dietro c’è Nocera Umbra dove i lavoratori in Cig sono in totale 73 (66 in riduzione e 7 in sospensione). Situazione ancora più grave è quella di Fossato di Vico che, pur essendo un comune di piccole dimensioni, ha un totale di 91 lavoratori in cassa integrazione (78 in riduzione e 13 in sospensione). A seguire ci sono Sigillo con 18 lavoratori in Cig,  Montone con 9, Valfabbrica e Costacciaro con 8, Pietralunga con 7 e, infine, Scheggia e Pascelupo con 2.

Una situazione questa – sottolinea Smacchi – che ci dimostra come la crisi economica sia ancora feroce e come sia assolutamente indispensabile che le istituzioni facciano il possibile per arrestare la desertificazione industriale di una delle zone più produttive della regione”.

Il consigliere regionale ricorda anche che, nel 2015, l’entrata in vigore della riforma Fornerocambierà completamente i requisiti per accedere agli ammortizzatori e le modalità di erogazione, sicuramente non di aiuto alle tante persone che rischiano il posto o che già lo hanno perso. Anche il cosiddetto Jobs Act, in discussione in questi giorni in Parlamento, e l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio non saranno di aiuto per i lavoratori tra i 40 e i 60 anni senza occupazione”.

Siamo in una fase di profondi cambiamenti – conclude Smacchi – che dovranno portare il mondo del lavoro verso una semplificazione ed efficienza attese da decenni. Ma questo dovrà avvenire sotto la stretta vigilanza delle istituzioni che dovranno innalzare le possibilità di impiego senza però rinunciare alla inclusione dei meno giovani”.

Credit foto – Acs-Ufficio Stampa Consiglio regionale Umbria

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