Un’insidia invisibile e silenziosa che viaggia con il caldo estivo. C’è il temuto “Virus Toscana” dietro il caso di meningite che ha colpito un 35enne residente a Sansepolcro, impiegato in un’azienda di San Giustino e un 60enne tifernate, entrambi ricoverati nel reparto di Neurologia dell’ospedale di Città di Castello.
Per il 35enne tutto è cominciato nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi con febbre alta e un improvviso peggioramento dello stato di salute. A salvare il ragazzo è stata la prontezza del medico di famiglia che, intuendo la gravità della situazione, ne ha disposto il trasferimento immediato al pronto soccorso tifernate. Qui gli esami diagnostici hanno confermato la patologia neuro-invasiva.
Stessa diagnosi per il 60enne di Città di Castello, che è arrivato in ospedale un giorno prima del 35enne con i medesimi sintomi. I medici monitorano entrambi costantemente, che non sono in pericolo di vita. I due casi non sono collegati tra loro.
Il contagio non avviene tra esseri umani, ma esclusivamente tramite la puntura di piccoli insetti simili a zanzare noti come pappataci, che attaccano senza emettere ronzio. Per questo motivo è scattato immediatamente il protocollo di profilassi ambientale.
Le autorità sanitarie invitano alla calma: nella stragrande maggioranza dei casi questo virus – isolato per la prima volta negli anni ’70 proprio in Toscana – si manifesta in forma benigna o del tutto asintomatica, e i casi gravi restano statisticamente rarissimi.