Carabiniere ucciso a Foligno, Armeni faccia a faccia con la famiglia Lucentini - Tuttoggi

Carabiniere ucciso a Foligno, Armeni faccia a faccia con la famiglia Lucentini

Sara Minciaroni

Carabiniere ucciso a Foligno, Armeni faccia a faccia con la famiglia Lucentini

Si apre domani il processo per la morte di Emanuele Lucentini e sarà scontro tra perizie | Tutta la ricostruzione
Lun, 22/02/2016 - 19:19

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Carabiniere ucciso a Foligno, Armeni faccia a faccia con la famiglia Lucentini

Sono trascorsi nove mesi da quel 16 maggio 2015 quando il corpo senza vita del carabiniere Emanuele Lucentini venne trovato nel piazzale della caserma di Foligno. A dare l’allarme fu il collega che con lui rientrava dal turno di notte appena terminato. Da subito il carabiniere Emanuele Armeni (in carcere dal 16 luglio) disse che il colpo era partito accidentalmente dalla mitraglietta dello stesso Lucentini, tesi alla quale nessun giudice, nè tantomeno la procura,  fino ad oggi ha creduto. Ora si profila la battaglia in aula.

La difesa ha richiesto il rito abbreviato condizionato ad una perizia balistica “super partes” dalla quale ritiene, spiega a Tuttoggi l’avvocato Michele Montesoro, si possa stabilire che  “si è trattato di un disgraziato incidente, Armeni è inciampato e cadendo, mentre teneva l’arma del collega è caduto, un colpo è partito accidentalmente. Riteniamo quindi che la perizia balistica possa fare chiarezza sui fatti e dimostrare che siamo difronte ad un evento avvenuto per colposità e non per dolosità”. Per la procura si è sempre trattato invece di un omicidio premeditato e non colposo, differenza che ha il peso dell’ergastolo. Ora il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta della perizia e in caso contrario la difesa vorrà comunque procedere con il rito abbreviato che, ricordiamo, concede in caso di condanna lo sconto di un terzo della pena.

E intanto domani gli avvocati della famiglia Lucentini, Maria Antonietta Belluccini e Giuseppe Berellini presenteranno anche la richiesta di costituzione di parte civili dei familiari della vittima. In aula ci saranno il padre, la madre, la moglie e la sorella del carabiniere di Tolentino.

Lo scontro tra perizie. Ad oggi sulla ricostruzione dell’accaduto sono già stati presentati tre eleborati da parte della procura, che descrivono come inverosimile l’ipotesi di un colpo partito accidentalmente. E’ il perito Emilio Galeazzi a spiegare le ragioni per cui  la tesi dell’arrestato “non regge”: il colpo alla testa del collega è partito, secondo Armeni,  mentre scendeva dalla macchina con due M12 in mano, inciampando e non sapendo a cosa aggrapparsi, ha premuto il grilletto facendo partire un colpo finito esattamente contro la tempia del collega. Ma la perizia dice altro in quattro punti: primo, che sotto il sedile dell’auto di pattuglia non ci sono mai mitra pronti per sparare, secondo che per caricare l’M12 s2 occorre disinnescare la sicura con due mani per scegliere la posizione a un colpo o a raffica, terzo, che lo sforzo necessario per caricare il carrello è di oltre cinque chili e che, quarto, a quel punto per sparare bisogna premere il grilletto con uno sforzo di 4,5 chili del dito indice, mentre, contemporaneamente si oppone una forza sul manico del mitra. In fase di Riesame la difesa aveva proposto la sua di perizia, firmata da tre esperti (un colonnello dei carabinieri, dal professore Romolo e dal dottor Vadalà), sostenendo che nelle condizioni in cui era l’arma fosse sufficiente una pressione accidentale sul grilletto per provocare lo sgancio dell’otturatore e avviare il ciclo di sparo.

Lo scorso 15 febbraio poi la difesa ha depositato una ulteriore consulenza, alla quale proprio questa mattina (22 febbraio) gli avvocati Berellini e Belluccini hanno ribattuto con il deposito della consulenza del professor Martino Farneti (perito balistico di fama internazionale che insieme ai legali della famiglia di  Lucentini si è recato nel piazzale della caserma di Foligno per raccogliere gli elementi utili alla formulazione della sua ricostruzione dell’aspetto balistico della vicenda) nella quale verrebbero di fatte avvallate le tesi già esposte dal collega Galeazzi. Non resta che attendere se il giudice deciderà che servono ulteriori elementi. 

Domani in aula Armeni sarà presente, ha spiegato il legale “nonostante il deperimento – ha aggiunto Montesoro – prenderà parte all’udienza”. Chi non ci sarà è invece il legale Marco Zaccaria, che fino ad oggi si era occupato del caso ma che non è più legale di Armeni per ragioni che non ha inteso spiegare alla stampa. Divergenza di vedute sulla linea difensiva? A questo punto della vicenda sembra un’ipotesi ragionevole.

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