Carabiniere si rompe un ginocchio inseguendo uno spacciatore: battaglia legale tra Ministero e Comune di Perugia

Carabiniere si rompe un ginocchio inseguendo uno spacciatore: battaglia legale tra Ministero e Comune di Perugia

Il militare è inciampato su gradino sconnesso in via Antinori. Ma per Palazzo dei Priori sarebbe colpa sua: non ha guardato dove metteva i piedi


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Un carabiniere insegue un pusher e cade rompendosi un ginocchio, e a Perugia si apre la battaglia tra gli avvocati del Ministero della Difesa – che chiede quasi seimila euro di risarcimento al Comune– e appunto l’Ente di Palazzo dei Priori, secondo cui la condotta del militare è stata “imprudente”, perché per inseguire lo spacciatore non guardava dove metteva i piedi.

I fatti risalgono al settembre del 2012 quando un appuntato scelto, insieme al comandante dei carabinieri della stazione di Bastia Umbra, si reca a Perugia per un’operazione anti droga. Poco prima della mezzanotte – come da memoria dell’avvocato dello Stato Cristina Brozzo che agisce per conto del ministero della Difesa – “scendendo la scalinata che collega via Grazio Antinori e via Valentini Bonaparte, il militare scivolava cadendo rovinosamente a terra a causa della presenza di gradini sconnessi e dunque della carenza di manutenzione e di illuminazione di detta scalinata, peraltro coperta di detriti, nonché della mancanza di ogni tipo di sostegno su entrambi i lati“.

Secondo il Ministero, il carabiniere ha riportato la frattura della rotula destra in policontuso, e il Comune dovrebbe pagare 5.776,72 euro di risarcimento per i contributi e gli emolumenti spesi nel periodo di mancato servizio del militare. Palazzo dei Priori infatti – sempre secondo la memoria di Bozzo – deve essere ritenuto responsabile perché, come certifica la sentenza di Cassazione 10703 del 27/9/1999, “omettendo di riparare la scalinata non ha assolto compiutamente ai doveri di manutenzione e pulizia sulla stessa gravanti, in quanto proprietaria della stessa. L’amministrazione comunale ha anche omesso di assicurare un’adeguata illuminazione della stessa così da impedire al dipendente di adottare qualsiasi cautela utile a evitare la caduta“.

Ma la giunta guidata da Andrea Romizi non ci sta. Il Comune si è costituito in giudizio, contestando la ricostruzione dell’avvocatura dello Stato, rigettando la richiesta del Ministero e ipotizzando in via alternativa il concorso colposo del carabiniere. Per il Comune infatti la colpa sarebbe del militare, che avrebbe tenuto una condotta “imprudente e negligente”. Secondo la memoria difensiva del Comune riportata dal Corriere dell’Umbria che racconta la vicenda, “le scale in cui il carabiniere è caduto sono dotate di corrimano, senza dislivello e in buono stato di conservazione e manutenzione in alcun modo pericolose“, “l’illuminazione è adeguata e sufficiente” e quindi la colpa è del danneggiato. Il carabiniere infatti– l’avvocato del Comune lo ritiene “altamente verosimile” – sarebbe caduto perché avrebbe percorso la scalinata “con passo affrettato e in maniera disattenta volgendo lo sguardo ai due uomini inseguiti”. Se ha inciampato, insomma, è colpa sua che, inseguendo uno spacciatore e per catturarlo, non ha guardato dove metteva i piedi.

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