Caccia, ora c’è il caso cinghialai

Caccia, ora c’è il caso cinghialai

Crescono i risarcimenti per danni, gli Atc 1 e 3 aumentano la quota a carico dei cacciatori | Loretoni (Libera Caccia): “Ingiusto, tutto il regolamento va modificato”

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Passato quello sulle pre-aperture, in questi giorni tra i cacciatori umbri si è aperto il dibattito sulle quote del contributo richiesto dagli Atc a chi pratica la caccia al cinghiale. Dopo l’Atc 3 (del Ternano), che ha aumentato la quota a carico di tutti i cacciatori, l’Atc 1 (Perugino e Alto Tevere) ha applicato un aumento per i cinghialai. Con questi ultimi che, in alcuni casi, minacciano di non ritirare quest’anno il verbale che consente loro, dopo aver pagato il dovuto, di cacciare questa specie.

Alcune associazioni invocano un intervento della Regione, chiedendo un incontro urgente con l’assessore Fernanda Cecchini. Anche se, a ben guardare, sono i singoli Atc a decidere il costo del contributo chiesto ai cacciatori.

Atc, come funzionano

In Umbria sono presenti tre Atc (Ambiti territoriali di caccia): quello del Perugino (n. 1); di Foligno-Spoleto (n. 2); del Ternano (n. 3). Dentro i rispettivi confini gli Atc operano per la gestione del territorio, in particolare per quanto riguarda le zone di ripopolamento e cattura degli animali ed i danni provocati dai cinghiali. Che contribuiscono a ripagare con il proprio bilancio, insieme alla quota che ogni anno assegna per questa voce la Regione.

Gli Atc sono gestiti in modo collegiale, con rappresentanti delle associazioni venatorie, ambientaliste ed agricole riconosciute, in modo proporzionale ai propri iscritti, delle Province e dei Comuni interessati. Poiché gli Atc hanno autonomia gestionale, sono questi rappresentanti a deliberare anche le quote di partecipazione dei cacciatori, sulla base dei propri bilanci. Insomma, probabilmente hanno votato a favore degli aumenti anche alcuni rappresentanti di coloro che ora si lamentano e chiedono un intervento della Regione su una materia, quella delle quote, in cui gli Atc hanno assoluta autonomia.

Libera Caccia: rivedere il regolamento per i cinghiali

Ecco perché l’Associazione Nazionale Libera Caccia ribadisce che su tutta la materia della caccia al cinghiale è ora di fare chiarezza e di modificare il regolamento nel suo complesso. “E’ in virtù dell’autonomia gestionale di ciascun Atc – spiega il presidente della Libera Caccia dell’Umbria, Lando Loretoni – che si sono create le disparità tra i cacciatori dei diversi Ambiti. In base al regolamento regionale sulla caccia, infatti, l’Atc 3 del Ternano ha potuto aumentare la quota per tutti i cacciatori, e l’Atc 1 ha deliberato ritocchi per i partecipanti alla caccia al cinghiale, iscritti alle squadre o individuale. Aumenti che si sono voluti giustificare dal Comitato di gestione per poter tamponare momentaneamente le maggiori richieste di danni provocati dai cinghiali. La Libera Caccia, attraverso i propri rappresentanti negli Atc, ha sempre votato contro la scelta di aumentare le quote. Perché così facendo si continua a seguire un principio sbagliato e cioè che debbano ricadere sui cacciatori i danni dei cinghiali, che sono un bene di tutti”.

Le polemiche di questi giorni confermano la necessità di rivedere nel complesso la materia della caccia al cinghiale. “Tutto questo – afferma Loretoni – può essere superato se si provvede finalmente a modificare il regolamento della caccia al cinghiale, come da noi più volte da tempo sollecitato. Una riforma che consentirebbe di riportare alla normalità la caccia alla specie cinghiale, consentendo tra l’altro ad ogni cacciatore che incontra un esemplare di poterlo abbattere. Ciò, anche in considerazione delle problematiche connesse al proliferare in Umbria di questa specie, con conseguenti danni all’agricoltura ed incidenti stradali. Modificando finalmente il regolamento – prosegue Loretoni – tutti gli Atc si troverebbero ad operare in una condizione migliore, conformabile alle singole proprie caratteristiche territoriali”.

Ecco perché, a giudizio di Loretoni, le polemiche di questi giorni sulle quote appaiono strumentali, senza la volontà di affrontare realmente e risolvere il problema. “Gli Atc – afferma il presidente della Libera Caccia – non sono obbligati ad aumentare la quota ai cacciatori, tant’è che l’Atc 2 non ha deliberato aumenti. Dove gli aumenti ci sono stati è perché sono stati deliberati a maggioranza da coloro che li gestiscono. La Libera Caccia è sempre stata contraria agli aumenti ed ha votato negativamente, altri li hanno voluti e decisi. Ognuno, dunque – conclude Loretoni – si assuma le proprie responsabilità”.

I danni dei cinghiali

In Umbria si stima che vi sia una popolazione di circa 28mila cinghiali. Stime, perché lo studio alla base del Piano faunistico non è stato aggiornato, come per le altre specie, cosa che ha portato al ricorso, da parte del Wwf, contro il calendario venatorio, ed allo stop nelle giornate di preapertura all’abbattimento degli ungulati, in attesa del giudizio nel merito atteso a dicembre.


Caccia, arriva la delibera che fa sparare


Nell’ultimo anno i danni causati dai cinghiali alle colture agricole ed alle automobili lungo le strade della regione sono cresciuti sensibilmente, anche in ragione di un presumibile aumento del numero dei capi di questa specie presenti nel territorio. Tra l’altro, molti dei capi abbattuti risulterebbero essere incrociati con i suini tradizionali. Cosa che pone degli interrogativi anche sulla correttezza delle modalità di ripopolamento.

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