Bimbo ucciso, il padre: "Attendo di essere sentito e di riavere Alex in Ungheria"

Bimbo ucciso, il padre: “Attendo di essere sentito e di riavere Alex in Ungheria”

Massimo Sbardella

Bimbo ucciso, il padre: “Attendo di essere sentito e di riavere Alex in Ungheria”

Gio, 07/10/2021 - 08:50

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Da Budapest Norbert Juhasz conferma il racconto fatto a Tuttoggi.info, sarà sentito dallaProcura di Perugia per rogatoria

Attende di essere ascoltato dagli inquirenti italiani, Norbert Juhasz, il 45enne chef (che ora a Budapest lavora come ispettore di manufatti) padre di Alex, il bimbo ucciso a 2 anni a Po’ Bandino, al confine tra Umbria e Toscana. Dalla mamma Katalin Erzsebet Bradacs, secondo la Procura di Perugia.

La donna, che nell’interrogatorio di garanzia ha scelto di non risponde al gip, è in carcere a Capanne con la pesantissima accusa di omicidio volontario aggravato. Che ipotizza la vendetta nei confronti del padre come possibile movente del delitto. Ma la donna, dal carcere, continua a professarsi innocente.

Una telefonata nella notte:
le ultime ore del piccolo Alex

La causa per l’affidamento di Alex

Norbert conferma di non essere stato ancora ascoltato dagli inquirenti italiani. Ma aspetta di farlo, per poter ribadire quanto detto nell’intervista rilasciata a Tuttoggi.info e ad altre due testate. La causa con Katalin per avere l’affidamento del bambino, concesso temporaneamente al padre dal Tribunale di Budapest. La fuga dell’ex compagna con il piccolo in Italia, nel giorno in cui avrebbe dovuto consegnarlo al padre. Le telefonate in cui lei, già in Italia, gli ha chiesto soldi. Dicendogli che non avrebbe visto il bambino “per diverso tempo“.

I messaggi inviati da Katalin

E poi la foto del piccolo Alex già pugnalato e la confessione di Katalin affidata a diversi messaggi Whatsapp che la donna, dopo l’omicidio, avrebbe inviato a più persone in Ungheria. Al suo primo figlio maggiorenne, Claudio. Che, sconvolto, l’avrebbe inviata a Norbert, che ha poi allertato la polizia ungherese. Al responsabile dell’associazione padri separati che seguiva Norbert nella causa per l’affido. E ad altri amici di Katalin. Foto in alcuni casi accompagnata dalla scritta “ho ucciso mio figlio“.

Ad un suo conoscente Katalin avrebbe anche inviato un messaggio audio con la terribile confessione. “L’audio ce l’ha la polizia ungherese” ci ha raccontato Norbert fin dal primo giorno in cui è stato contattato. E ne hanno parlato anche i telegiornali ungheresi.

La macabra foto del bimbo insanguinato

La foto orribile, con il piccolo coperto di sangue disteso su una copertina, con addosso la magliettina su cui erano evidenti i segni lasciati dal coltello, Norbert l’ha vista quando gliel’ha girata Claudio. A poche ore dalla tragedia. Quando ormai per il piccolo Alex non c’era più niente da fare. “E’ stato terribile, era così indifeso. Non auguro a nessuno di dover vedere una cosa del genere…“.

La testimonianza in rogatoria

Racconti che il padre di Alex spera di poter presto ripetere agli inquirenti in Italia. Sarà ascoltato come persona informata sui fatti per rogatoria, come indicato nell’ordinanza di convalida dell’arresto firmata dal gip Avila. La vicenda la sta seguendo il suo legale in Ungheria. In Italia Norbert non è invece tutelato da un avvocato.

Il rientro della salma del piccolo Alex

Non ha ancora notizie su quando potrà riavere in Ungheria la salma del suo Alex, per dargli l’ultimo saluto. “Ho preso contatto con l’agenzia funebre – dice – ma non sanno nulla su quando Alex potrà tornare“.

“Deve restare in carcere in Italia, per tutta la vita”

Non sa darsi pace per quanto accaduto. “Katalin non si può chiamare madre. Merita di scontare in Italia la pena più severa – ripete Norbert in lacrime dall’Ungheria -. Deve restare in carcere tutta la vita. Mi dispiace solo che non ci sia la pena di morte…” il suo sfogo contro Katalin.

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