Benvenuti al Berlin Kabarett, champagne! Al Festival di Spoleto, tutto il fascino di Marisa Berenson

Benvenuti al Berlin Kabarett, champagne! Al Festival di Spoleto, tutto il fascino di Marisa Berenson

L’atmosfera creata dall’allestimento e l’ottima performance fanno vivere allo spettatore una suggestiva esperienza | All’uscita il brusco ritorno alla realtà con la mobilità alternativa chiusa.

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Un cabaret, esattamente quanto promesso dal titolo dello spettacolo di Stéphan Druet in scena allo Spoleto Festival 62 è quello che ti aspetta entrando alla varietà messo in scena al Chiostro di San Nicolò.

L’atmosfera fumosa, i tavolini da bistrot illuminati da piccole candele ti accoglie all’entrata infrangendo immediatamente l’aspettativa di essere andato a teatro ad assistere a una performance. Perché nella performance ci si finisce in mezzo diventando parte dello scena. Non ci sono palchi o barriere, la fisicità è subito irrompente. Un giovane alto e biondo, vestito solo in pantaloncini tenuti su da bretelle e con stivali neri, porta dei flute ghiacciati agli ospiti, dando perentorio degli ordini con un pronunciato accento straniero. Lo spettacolo è iniziato.

Siamo a Berlino, sotto la Repubblica di Weimar, nei primi anni dell’ascesa del nazismo. Kirsten, l’affascinante Marisa Berenson, gestisce uno dei grandi cabaret della capitale tedesca, che vive la guerra, la fame e la miseria in una decadenza della morale.

Lei conduce il suo Kabarett senza scrupoli. circondata dal figlio omosessuale, il suo autore ex-amante comunista, un pianista compositore ebreo e due improbabili musicisti in calze a rete e gilet di paillettes. Tutte potenziali vittime del nazismo ormai dirompente, nascoste dal fumo del “rifugio artistico” dove sono gli stessi SA tedeschi a trovare piacere.

Il racconto è incalzante, in un susseguirsi di canzoni e brevi recitati in una babele di lingue europee, con continui cambi d’abito in scena, mentre scorre la storia di questa singolare tribù trascinata in un destino che si intuisce tragico.

La musica originale è di Stéphane Corbin, con cover di canzoni di quell’epoca, come il famoso “Lola” di Friedrich Hollaender, dal film L’angelo azzurro e un pezzo tratto dalla famosa “Opera da tre soldi” da Kurt Weill.

La compagnia è eccellente. Marisa Berenson si staglia in tutto il suo fascino tra i tavolini del “caffè” con un voce suadente ed emozionante. I tre musicisti, tra cui lo stesso Stéphane Corbin, non si accontentano di dare alle voci l’indispensabile supporto strumentale e di assicurare le transizioni, ma quando arriva il momento, lasciano le loro posizioni per diventare parte del recitato.

A loro si aggiungono Karl, il giornalista e scrittore contestatore del nazismo, interpretato da un ottimo Olivier Breitman e soprattutto Viktor, con il suo carattere decisamente spiccato. Bambino indesiderato della giovane Kirsten, presenta come un eccentrico travestito alla ricerca dell’amore della madre. Ad interpretarlo un eccellente e trasformista Sebastiàn Galeota, danzatore, acrobata, cantante e attore.

L’atmosfera creata dall’allestimento e l’ottima performance fanno dunque vivere allo spettatore una suggestiva esperienza di compenetrazione tra finzione e realtà. All’uscita dalla “serata” però c’è il brusco ritorno alla realtà, con la mobilità alternativa chiusa anticipatamente rispetto alle comunicazioni fatte dal Comune e dal gestore con tutti gli avventori restati letteralmente a piedi. Fine della magia!

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