Baustelle ad Assisi tra "Fantasma" e "La moda del lento" / Lyrick stracolmo per il "minimal" di Bianconi e C. / Rachele incanta - Tuttoggi

Baustelle ad Assisi tra “Fantasma” e “La moda del lento” / Lyrick stracolmo per il “minimal” di Bianconi e C. / Rachele incanta

Redazione

Baustelle ad Assisi tra “Fantasma” e “La moda del lento” / Lyrick stracolmo per il “minimal” di Bianconi e C. / Rachele incanta

Mer, 04/12/2013 - 16:02

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Sara Minciaroni

Un concerto dei Baustelle è come il mare grosso. Per due ragioni. Primo perché non lo puoi affrontare con una “bagnarola”, secondo perché come il mare quando è sincero ti mette in comunicazione con te stesso, in un modo intimo e personalissimo. “Fantasma minimal tour” è questo, ma portato all'estremo. È il momento in cui tutto quello che si è ascoltato, letto, interpretato della musica della band di Montepulciano viene fuori e fa dire… “Io li conosco”. È come una lectio magistralis su un tema che devi aver studiato altrimenti rischi di annoiarti, ma solo perché ti mancano gli strumenti.

Il palco. Una musica di qualità, le luci usate con sapienza drammaturgica, la presenza scenica delle 3 B: Bastreghi, Bianconi, Brasini e un album (Fantasma appunto) fresco del 2013 da riproporre in una versione cameristica, nella quale non possono entrare tutti e 60 gli elementi d'orchestra del tour “ufficiale” terminato a febbraio. Da sfondo, che sembra animarsi al tocco delle luci la copertina dell'album (realizzata dal fotografo Gianluca Moro), ritrae una bambina stesa a terra con gli occhi chiusi. Si tratta di un omaggio al cinema horror italiano degli anni settanta, in particolare alla figura di Nicoletta Elmi nei film di Mario Bava e Dario Argento.

Fantasma. La scaletta non delude, se non per l'assenza (ma il perché ce lo spiega Ilvo – primo conoscitore nonché genitore dei fratelli Bianconi – dietro le quinte) di “La morte (non esiste più)” , in effetti “è un pezzo nato per orchestra, senza non sarebbe la stessa cosa”, parola di Bianconi padre. E allora di questo album, che segue il fil rouge del tempo che passa e della presenza costante della morte nella vita, sfilano, come una colonna sonora dell'unico film del quale siamo protagonisti, “Il Futuro”, “Radioattività” (scelti in versione strumentale per la colonna sonora del film I corpi estranei di Mirko Locatelli), poi “Nessuno” una canzone d'amore che come l'ha definita Bianconi “è anche una chiamata alle armi”. E ancora “Cristina” e “Monumentale”.

Rachele. Ma di monumentale c'è soprattutto lei: occhi cangianti che brillano anche al buio (già ritratti nella copertina di “Amen”), una voce inconfondibile, poliedrica, non c'è altro modo di definirla, suona synth, pianoforte elettrico, clavinet, organo e percussioni come se fosse nata facendolo e fosse cresciuta desiderandolo. Quando da solista canta “L'Aeroplano” il Lyrick viene giù. Un concerto non certamente ruffiano quello di ieri sera ad Assisi.

I suoni. “Su questo palco c'è pochissima elettricità” esordisce Bianconi, ma non parla di chimica, piuttosto spiega la scelta di essersi presentati con un basso acustico (Alessandro Maiorino), una chitarra acustica (Diego Palazzo), un sintetizzatore (Ettore Bianconi, fratello di Francesco) e un quartetto d'archi (Altri Archi). Con un pubblico in estasi che non ha fatto volare una mosca e non si è lasciato sfuggire una virgola, nemmeno quando Bianconi perde il testo e in oltre 500 glielo ricordano.

La moda del lento. Un viaggio alla ricerca dell'essenza con tappe nel passato per festeggiare il “compleanno” de “La moda del lento” divenuto ormai introvabile e di nuovo negli scaffali da ieri dopo 10 anni, così suonano “Reclame” e la title track, per la gioia di chi li conosceva anche prima che la stampa di settore li definisse “tra i gruppi più interessanti della scena di nicchia (pop) rock vintage italiana” ma anche “snob e intellettualoidi”. E poi c'è spazio anche per i vecchi successi come “Sergio”, “Perché una ragazza d’oggi può uccidersi?”, “Cuore di tenebra”, e cover di canzoni come “Stranizza d’amuri” di Franco Battiato o “Signora ricca di una certa età”, versione in italiano di “Lady of a certain age” dei Divine Comedy.

Le citazioni. Sono numerosi i riferimenti musicali relativi alla musica classica, in particolare ad autori del Novecento come Stravinskij, Mahler e Wagner. Non mancano i riferimenti alle colonne sonore dei film western italiani degli anni settanta e dei film horror, quindi alla musica del maestro Ennio Morricone. Ma i veri “fantasmi”, “vivissimi” che si aggirano per il teatro sono piuttosto quelli di Piero Ciampi e Fabrizio De Andrè che rivivono in più di un passaggio nelle corde baritonali di Bianconi. Signore e signori loro sono i Baustelle.

Ah, da non dimenticare il doppio bis, che dura almeno un altro terzo di concerto. Generosi.

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