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Attentato Brindisi, uno spoletino nel pool che ha preso il mostro. Procuratore: “dice che ce l’ha con il mondo”

Redazione

Attentato Brindisi, uno spoletino nel pool che ha preso il mostro. Procuratore: “dice che ce l’ha con il mondo”

Gio, 07/06/2012 - 19:50

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Carlo Ceraso
Lo hanno preso. Ed ha confessato tutto: dalla costruzione delle bombe fino al momento in cui ha premuto il comando per il ‘botto’. Quello che ha spezzato la vita di Melissa Bassi, ferito 5 giovani studentesse e sconvolto la città di Brindisi. E’ lui, stando alla confessione, l’attentatore: Giovanni Vantaggiato, 68 anni, titolare di una impresa di carburanti con “esperienze elettrotecniche”, come ha spiegato il procuratore della Dda di Lecce Cataldo Motta.
18 giorni – Ci sono volute meno di 430 ore di tempo perché il pool di investigatori coordinato dal dottor Motta risalisse a Vantaggiato. Un record se si pensa che fino a pochi giorni fa si pensava che l’indagine potesse esser più difficile e lungo di quello che cittadini e media auspicavano. L’aiuto delle telecamere di sicurezza piazzate in varie parti delle città (incluse quelle intorno alla scuola Falcone-Morvillo) e l’esame dei tabulati telefonici sembra invece aver messo l’indagine sulla giusta pista. Giorno e notte, 24 ore su 24, ufficiali del Ros e funzionari dello Sco, hanno passato al setaccio l’impossibile pur di risolvere il drammatico rebus. Che non è ancora del tutto risolto, visto che manca il movente del criminale gesto. Il procuratore, nel corso della conferenza stampa di questa mattina, ha riferito che durante l’interrogatorio Vantaggiato ha detto “di avercela con il mondo”. Una motivazione troppo generica, impossibile non scavare ancora. Gli inquirenti vogliono sapere il perché dello scoppiu, come vogliono sapere le famiglie e la collettività brindisina. La sola confessione non basta però: per questo gli uomini del Ros e quelli dello Sco stanno controllando ogni millimetro della villetta dove vive Vantaggiato, al n. 3 di via Amerigo Vespucci a Copertino, piccolo comune del brindisino. La via su cui si affaccia la casa è blindata perché c’è chi teme qualche reazione della popolazione, indignata per la morte della piccola Melissa. A Lecce intanto si lavora ancora sodo perché si sta cercando di capire se Vantaggiato ha operato in solitario o se dietro a lui si nasconde un mandante. Intanto questo primo successo, come spiegato dal Capo della Polizia Manganelli, è il “risultato della perfetta sinergia fra carabinieri e polizia di stato”.
L’ufficiale dei Ros – le telecamere, che a decine stamani hanno seguito la conferenza stampa del procuratore Motta, hanno immortalato al fianco di quest’ultimo il comandante dei Ros di Lecce, il tenente colonnello Paolo Vincenzoni (a destra del magistrato in un fotogramma tratto dal video pubblicato dal Corriere.it). L’ufficiale, originario di Spoleto, fa parte del pool di investigatori che dal 19 maggio scorso lavorano all’inchiesta che oggi registra un deciso passo avanti. A Vincenzoni, da sempre schivo e riservato (anche oggi è risultato impossibile contattarlo), si legano alcuni dei successi più importanti degli ultimi 15 anni della Benemerita. L’ultimo in ordine di tempo è l’inchiesta “Sabr” che, dopo 2 anni di indagini, ha consentito di sgominare una gang transazionale dedita alle tratte dei cosidetti “schiavi moderni” (qui). E sono stati sempre gli uomini del Ros di Vincenzoni ad inchiodare Cosima e Sabrina accusate dell’omicidio della giovane Sarah Scazzi (qui). Su tutte però resta l’indagine che portò alla liberazione della piccola Laura Spadafora, la quindicenne figlia di un imprenditore piemontese che i sequestratori, per paura di esser scoperti, avevano deciso di uccidere. Fu anche in quel caso l'attività investigativa dei militari di Vincenzoni a localizzare i responsabili: al resto pensarono i Gis che salvarono la vita alla piccola.
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