APPROVATO IN REGIONE IL DDL DELLA GIUNTA SULLE ACQUE MINERALI. - Tuttoggi.info

APPROVATO IN REGIONE IL DDL DELLA GIUNTA SULLE ACQUE MINERALI.

Redazione

APPROVATO IN REGIONE IL DDL DELLA GIUNTA SULLE ACQUE MINERALI.

Mer, 17/12/2008 - 08:01

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Il Consiglio regionale ha approvato con 16 voti della maggioranza, 9 contrari dell'opposizione e 1 astenuto (Verdi e Civici), il ddl della Giunta regionale relativo alle “Norme per la ricerca, la coltivazione e l'utilizzo delle acque minerali naturali, di sorgente e termali”.La nuova legge accorpa e riordina la vigente normativa delle acque minerali e termali abrogando, contestualmente due vecchie leggi (48/1984 e 48/1987). Nel corso della discussione in Aula sono stati approvati tre emendamenti proposti dall'assessore all'ambiente Bottini, due tesi a qualificare ulteriormente il rilascio delle concessioni nel caso di più soggetti concorrenti, legandolo alla validità del progetto economico e alla sua sostenibilità, l'altro riguardante il patrimonio termale. Sono stati invece respinti i dodici emendamenti proposti dall'opposizione (primo firmatario Nevi) che miravano a semplificare e qualificare le modalità di gestione delle concessioni per le imprese, razionalizzando tempi e costi, a rendere più efficace la norma finanziaria e a sviluppare ulteriormente il termalismo. Respinti anche tre dei cinque emendamenti (due sono stati ritirati) proposti dal consigliere dei Verdi, Dottorini che nella votazione finale si è astenuto. Quelli respinti prevedevano norme più restrittive per il rilascio di nuovi permessi di ricerca e la valutazione di impatto ambientale per i progetti di prelievo e captazione.

FRANCO TOMASSONI (Pd – Relatore di maggioranza): “LA PRODUZIONE UMBRA RAPPRESENTA IL 10 PER CENTO DI QUELLA NAZIONALE. L'acqua costituisce un bene comune dell'umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti. Questo quanto promulgato dalla Commissione europea nel 1968 e concetto fatto proprio dal Consiglio d'Europa. E' sempre più necessario trovare un approccio corretto sul suo utilizzo . Un tema sul quale l'Umbria deve continuare ad investire e che non riguarda soltanto i singoli, ma investe anche l'economia, l'agricoltura e l'industria. La politica regionale, pertanto, deve puntare al risparmio e alla lotta agli sprechi, migliorando la rete di acquedotti, tenendo sotto controllo sorgenti ed acque interne. Questo consentirà di affrontare meglio la crisi idrica dovuta alla scarsità delle piogge. Per questo, la ricerca, la coltivazione e l'utilizzo di acque minerali, naturali, di sorgente e termali, essendo materia riconducibile alla potestà legislativa residuale, necessita di una specifica disciplina volta a trovare un giusto equilibrio tra la possibilità di sfruttamento e le esigenze di tutela di una risorsa appartenente al nostro patrimonio. L'Umbria, con le sue 16 acque minerali commercializzate, ha una produzione che la colloca stabilmente intorno al 10 per cento di quella nazionale. Gli operatori del settore sono 10 e tutti hanno rispettato i programmi annuali dei lavori per il 2005. I 12 stabilimenti di imbottigliamento presenti nella regione occupano 388 dipendenti (nel 2004 erano 382). A questi si aggiungono i lavoratori dell'indotto, addetti ai trasporti, commercializzazione, distribuzione, che si possono stimare in altrettante unità. Il consumo complessivo delle acque minerali nel 2005 è stato di 1 milione 255 metri cubi (portata media di 39,8 litri secondo di acqua minerale utilizzata per l'imbottigliamento), mentre il volume di imbottigliamento è pari a 1 milione 56 metricubi (differenza dovuta per il lavaggio e risciacquo delle bottiglie). La Regione Umbria percepisce annualmente circa 115 mila euro per i diritti minerari di superficie e circa 630 mila euro per i volumi di acqua utilizzati. In Umbria ci sono sette sorgenti termali. Due i centri termali realmente operativi nella regione: le terme Francescane nel comune di Spello e le terme di Fontecchio”.

RAFFAELE NEVI (FI-PdL – Relatore di minoranza): “IL DDL DELLA GIUNTA, CHE NON ENTRERÀ COMUNQUE IN VIGORE FINO ALL'APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO, CI SEMBRA PROFONDAMENTE CARENTE E SBAGLIATO – Il disegno di legge in questione interviene in modo completo nella ridefinizione della normativa del settore delle acque minerali e termali del 1987 abrogando anche la normativa di modifica del 2001 e dando un nuovo quadro ad un settore che equivale ad una autentica risorsa e la garanzia di uno sviluppo compatibile con l'ambiente. Racchiudere nella nuova legge tutta la normativa di settore è un fatto positivo. Il testo all'esame dell'Aula è un importante passo in avanti rispetto al testo originario arrivato in Commissione. Ci fa piacere che alcune proposte dei Verdi e delle forze politiche che utilizzano il tema dello sfruttamento industriale dell'acqua minerale a scopi ideologici e di propaganda non sono state accolte dalla Giunta e dalla maggioranza. Non siamo tuttavia soddisfatti di alcuni punti caratterizzanti la legge che rischiano seriamente di mettere in difficoltà le imprese e i lavoratori che in esse lavorano, La maggioranza e la Giunta hanno risentito di una forte spinta politica della sinistra radicale, contro questo settore industriale, sin dall'inizio della legislatura. Stiamo parlando di un settore industriale vivo e che gode di grande fiducia da parte dei cittadini. L'acqua minerale è acquistata dal 97 per cento delle famiglie italiane. Ma questo è anche un settore a basso valore aggiunto che quindi può risentire, più di altri, della crisi economica in atto. Il settore può avere uno sviluppo importante con il termalismo per questo la nostra proposta è indirizzata a sviluppare ‘l'industria del benessere' in cui fino ad oggi l'Umbria è spettatore passivo. E' necessario costituire un tavolo ad ‘hoc', coordinato dalla Regione, con la partecipazione delle Camere di commercio, dell'Università, delle associazioni di categoria più sensibili, denominato ‘Tavolo per lo sviluppo del termalismo umbro'. Altro punto importante e delicatissimo su cui non siamo d'accordo sono i corrispettivi raddoppiati da parte delle imprese. Un raddoppio netto da un anno all'altro che fa diventare l'Umbria una delle regioni con il canone più alto. Di questi introiti, poi, soltanto il 20 per cento vengono riversati sui territori dove insistono gli stabilimenti, il resto rimane alla Regione. Crediamo sia giusto, invece, che quasi interamente i soldi siano indirizzati ai Comuni a titolo di indennizzo per l'onere di avere un insediamento industriale sul territorio. La trasformazione, poi, delle concessioni permanenti a tempo determinato, anche se sul piano dei principi potrebbero essere scelte condivisibili, rischiano di diventare terreno di contenzioso per quelle imprese che, con un tratto di penna, vedono togliersi una concessione perpetua. Per questo il Ddl della Giunta, che non entrerà comunque in vigore fino all'approvazione del regolamento, ci sembra profondamente carente e sbagliato in un momento di grande difficoltà per le imprese, alcune delle quali minacciano procedure di cassa integrazione e mobilità per i lavoratori”.

OLIVIERO DOTTORINI (Verdi e Civici) – L'ACQUA È UN BENE COMUNE PUBBLICO, NON UNA RISORSA CHE PUÒ ESSERE MESSA NELLE MANI DEL MERCATO, DA COMPRARE, VENDERE E SCAMBIARE AL PARI DI ALTRE MERCI. E' risorsa primaria e solidale, da preservare in nome della qualità della vita e della salute pubblica, quindi la priorità delle scelte legislative non deve riguardare la tutela del comparto imprenditoriale che intende utilizzare tale risorsa a fini commerciali, quanto la salvaguardia e la valorizzazione della risorsa stessa. Con questo non si vuole negare la possibilità di azioni imprenditoriali che abbiano come oggetto l'utilizzo di acque minerali naturali, ma solo che tale utilizzo non debba in nessun modo andare a discapito della collettività e delle comunità locali che devono poter disporre pienamente dell'acqua presente sul proprio territorio e, nel caso di sfruttamento commerciale, godere delle ricadute economiche generate, finalizzate alla tutela dell'ecosistema. Del resto, l'acqua che le aziende pagano poco più di due lire al litro i cittadini se la ritrovano negli scaffali del supermercato a 300 o a 400 lire, con ricarichi che non hanno pari in nessun altro settore merceologico. Va detto anche che in Umbria aumentano i prelievi di acque minerali ma i posti di lavoro sono sempre gli stessi. Tutto questo mentre numerose città, a iniziare da New York e Roma, stanno già da tempo chiedendo ai propri cittadini di abbandonare l'uso dell'acqua minerale a favore di quella che sgorga dai rubinetti, che risulta essere buona, controllata e molto meno dispendiosa rispetto a quella in bottiglia. Senza considerare i risvolti ambientali legati allo smaltimento dei contenitori in plastica e l'impatto dei trasporti sull'ecosistema. Inoltre, nella Conferenza Stato-Regioni del 2006 è stata condivisa la necessità che nelle revisioni legislative in materia si tenesse conto di linee di orientamento che considerino la risorsa naturale come un bene esauribile e, come tale, da valorizzare nel momento del suo utilizzo, anche nella convinzione che la valorizzazione di tale risorsa debba andare a vantaggio dei cittadini e, allo stesso tempo, salvaguardare il principio di concorrenza. Pertanto, sono assolutamente condivisibili le finalità della legge che ci apprestiamo a votare, allorché si stabilisce che la Regione promuove la valorizzazione e la tutela delle acque minerali naturali, di sorgente e termali, nonché lo sviluppo sostenibile dei territori interessati, e che tali acque e le relative pertinenze costituiscono patrimonio indisponibile della regione.

PAVILIO LUPINI (Prc-Se) – LE NOSTRE RICHIESTE NON SONO FIGLIE DI UN APPROCCIO IDEOLOGICO, COME È STATO DETTO, MA PIUTTOSTO CI RIFACCIAMO AD UNA LEGGE DELLO STATO – la legge Galli, che indica chiaramente che le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e vanno salvaguardate e utilizzate secondo criteri di solidarietà. E' da qui che siamo partiti con le nostre proposte, dal concetto che l'acqua è una risorsa pubblica e deve essere utilizzata attraverso principi di solidarietà verso tutto il territorio, non soltanto sulle zone interessate. Bene, quindi, la proposta di legge di ripubblicizzazione dell'acqua, intesa come bene non mercificabile, come diritto universale, con equilibrio tra prelievi e capacità di ricostituzione dei bacini, di salvaguardia degli ecosistemi e di controllo sul rilascio delle concessioni. Anche perché, a fronte di un budget complessivo di 200 milioni di euro, il numero di addetti al lavoro nel settore è abbastanza limitato. Inoltre il Piano acquedotti indica come priorità assoluta l'uso potabile rispetto a qualsiasi altro utilizzo, quindi anche rispetto all'imbottigliamento. E il Piano di tutela delle acque, benché anch'esso da tempo scaduto, individua come punti fondamentali da salvaguardare le portate minime dei corsi d'acqua, la quantità e la qualità degli habitat naturali, inoltre stabilisce i limiti che riguardano i permessi di ricerca e l'obbligatorietà del parere dell'Arpa. Il punto fondamentale, secondo noi, è quello che la concessione debba essere rilasciata attraverso una procedura di evidenza pubblica e tenga conto della valutazione sulla ricaduta nei territori, ovvero sulla salvaguardia degli stessi e sullo sviluppo possibile. Altro aspetto positivo della legge è quello per cui la denominazione debba essere di pertinenza rispetto alla concessione, che impedisce percorsi poco trasparenti con acque imbottigliate altrove rispetto al luogo indicato. Infine rivendichiamo la giustezza del fatto che anche le tariffe siano aggiornate: le aziende contestano quella di 1 euro per metro cubo, ma è una tariffa ancora modesta, come dimostrano gli esigui introiti a fronte di miliardi di metri cubi prelevati, altro che “la Regione vuol fare cassa”, come è stato detto. E in linea con quanto abbiamo affermato aggiungo che siamo comunque favorevoli ad una riduzione del 50 per cento della tariffa per chi usa il vetro, che è riciclabile al 100 per cento e non inquina.

ENRICO MELASECCHE (Udc) “IL TEMA DELLE ACQUE MINERALI È IMPORTANTISSIMO PER LA NOSTRA REGIONE. QUESTO TESTO DI LEGGE NON LO RITENGO PESSIMO. Personalmente avevo predisposto un altro testo provocatorio perché ritengo che il settore delle acque, minerali e termali, possa avere uno sviluppo ulteriore rispetto al puro utilizzo industriale attuale. In Italia, in moltissime località, l'imbottigliamento dell'acqua assume significa un indotto per i territori di altissima importanza in termini di sviluppo, occupazione, investimenti. In Umbria, invece, ad oggi il settore dell'indotto è quasi inesistente. Esistono soltanto le captazioni per la industrializzazione e la commercializzazione. In questo occorre una giusta via di mezzo, non giova dare interpretazioni troppo rigide in nessun senso. La mia provocatoria proposta che prevedeva per i Comuni l'afflusso dell'intera tassa era probabilmente eccessiva, mi auguravo però che da parte della Giunta ci fosse stata una maggiore adesione ad un principio di collaborazione con i territori. Il mio voto sarà contrario augurandomi, comunque, che in futuro possa essere riconsiderata la percentuale degli introiti da destinare ai Comuni.

ARMANDO FRONDUTI (FI-PdL) “L'UMBRIA È TRA LE REGIONI CHE PERCEPISCONO MENO INTROITI DALLE AZIENDE. I cittadini e quindi i comuni depositari di questo dono naturale che è l'acqua devono esserne maggiormente beneficiati. Come diceva tempo fa, in un convegno lo stesso Dottorini (capogruppo Verdi e Civici), ‘le risorse pubbliche non si svendono, nessuno può appropriarsi di una risorsa che è di tutti i cittadini'. Questa mattina, però, non l'ho sentito dire questo. Nell'emendamento accolto dalla Giunta non viene quantificato l'importo di ricaduta al sociale e al'economia del singolo territorio. Anche nel programma dell'attuale Governo la difesa dell'ambiente e la tutela delle acque rappresenta un punto prioritario. E' necessaria sul territorio la migliore possibile ricaduta economica. Come ho proposto in Commissione, anche se saremmo stati i primi in Italia, era opportuno svincolare la ricerca dalla concessione ed assegnare il progetto per gara a chi avesse garantito le migliori ricadute sociali. L'utile aggiuntivo sulla commercializzazione dell'acqua è inferiore soltanto a quello relativo al tartufo. Sarebbe stato auspicabile un ritorno dell'80 per cento degli introiti percepiti dalla Regione verso i Comuni.

Alfredo De Sio (An-Pdl) “IL PATRIMONIO DELL'ACQUA MINERALE NON ARRECA BENEFICI AL TERRITORIO. Alcuni accorgimenti tecnici sono sicuramente importanti, altri vengono rinviati ad un necessario regolamento. Dobbiamo distinguere l'acqua potabile dalla acqua minerale, invece negli ultimi anni purtroppo si è dimenticato il ruolo e il valore dell'acqua minerale con le sue caratteristiche specifiche. Dobbiamo constatare che il patrimonio pubblico dell'acqua minerale, il più delle volte, non arreca benefici al territorio, anche perché è in mano alle grandi multinazionali. Dunque dobbiamo valorizzarlo. Sul piano politico il nostro non può che essere un apprezzamento; ma rileviamo che è mancato il coraggio di scegliere. Mancano risorse e progetti seri per attivare la filiera sanità, turismo, termalismo. Ci chiediamo se davvero le acque minerali umbre abbiano un ruolo nella immagine turistica dell'Umbria. Di fatto manca un marchio che le identifichi come prodotto di eccellenza.

LAMBERTO BOTTINI (Assessore regionale Ambiente) – “IMPORTANTI GLI INTROITI PREVISTI PER I TERRITORI. Questa legge, grazie al lavoro della Commissione, arriva in Aula con un sufficiente livello di condivisione. Si tratta di un passo in avanti deciso verso questo importante settore sul quale, come altri, si sviluppa un'attività economica. Un settore, per l'Umbria, rilevante perché sono i numeri a dircelo, significa occupazione, di una quota importante del mercato nazionale, non inferiore al 7-8 per cento. Parliamo di una attività viva e vitale che porta ad un imbottigliamento significativo non inferiore a un miliardo e cento milioni di bottiglie. L'Umbria è quindi un territorio di acque, attrattiva sul versante della qualità delle acque e quindi delle attività economiche che vi si svolgono. C'era bisogno di andare oltre alla legge 48 e l'abbiamo fatto con un disegno di legge organico che tiene a riferimento le nuove normative del decreto legislativo 152, tiene in considerazione il Piano integrato delle acque che tra poco arriverà in Consiglio regionale, tiene in considerazione il Piano degli acquedotti, l'equilibrio se non in subordine rispetto alle esigenze idropotabili, le prime esigenze da soddisfare. Vengono istituite fasce di salvaguardia, rispetto e protezione chiamando in causa i concessionari e il loro concorso per quanto riguarda la tutela e la valorizzazione della risorsa e andando oltre alcuni parametri di tutela che oggi riguardano soltanto gli scavi, ma che si allargano anche a tutta una serie di attività, in primis quelle facenti riferimento al settore agricolo. C'è la disponibilità economica dovuta anche ad un ritocco dovuto della tassa di imbottigliamento e di concessione per quanto riguarda l'area, in linea con quanto stanno facendo altre Regioni, consapevoli di essere comunque tra i primi a ritoccare questa tassa perché esigua e quasi impalpabile con una lira per ogni litro pagata fino ad oggi. Oggi, con il raddoppio a due lire, non credo possa creare problemi relativi alla competitività o la conquista di nuove fette di mercato. Quindi un ritocco dovuto sull'acqua utizzata. Quanto parliamo di risparmio idrico non possiamo esprimere un concetto a valenza parziale, deve essere un concetto a valenza totale. E' un incentivo a poter risparmiare. Abbiamo dati che ci confortano, anche simbolicamente, che vanno in questa direzione. Si renderanno disponibili anche alcune risorse da riversare a progetti di territorio per la tutela delle nostre acque minerali. Questo è un disegno di legge che rivisita completa la materia e la migliora. Molte volte abbiamo assistito alla problematicità del rapporto tra lo sfruttamento della risorsa, la sua coltivazione e il territorio stesso. Si tratta di fare uno scatto in avanti, migliorare il rapporto nel rispetto del territorio, nel rispetto delle compatibilità ambientali, nel rispetto di un'attività economica che deve avere le sue certezze. Per quanto riguarda il termalismo, c'è un progetto in corso, seguito anche da Sviluppumbria e che significa per la nostra regione spendere alcune risorse per rendere appetibile ai privati investimenti su territori rilevanti e di pregio. L'Umbria sta proiettando all'esterno un interesse forte per quanto riguarda le potenzialità del termalismo, oggi inespresse”.

Scheda:

Il Ddl della Giunta accorpa e riordina la vigente normativa delle acque minerali e termali abrogando, contestualmente le due vecchie leggi (48/1984 e 48/1987). Una delle novità più significative riguarda l'assegnazione della competenza a rilasciare i provvedimenti autorizzatori e concessori al dirigente del servizio regionale competente. La ricerca delle acque minerali naturali, di sorgente e termali può essere effettuata su un'area, di norma, non superiore a 200 ettari e per la durata di tre anni, prorogabile di un anno. Il permesso è legato al Piano regolatore regionale degli acquedotti, al Piano di tutela delle acque e al parere obbligatorio dei Comuni. Il permesso di ricerca è soggetto al pagamento di un canone annuo. La coltivazione dei giacimenti di acque minerali, di sorgente e termali, dopo relativa concessione, ha una durata massima di 25 anni ed il relativo canone è commisurato alla quantità di acqua imbottigliata o comunque utilizzata nel processo di confezionamento di acque o bibite analcoliche imbottigliate. Gli importi, stabiliti con la legge finanziaria regionale, vengono ridotti del 50 per cento per la quantità di acqua imbottigliata in vetro. Una importante novità è costituita dalla destinazione vincolata di risorse finanziarie per interventi di salvaguardia e tutela delle risorse idriche e per la valorizzazione e riqualificazione ambientale dei territori interessati dalla coltivazione dell'acqua. Le etichette delle acque minerali dovranno riportare la denominazione dell'acqua e il nome della località dello stabilimento. E' vietato attribuire la stessa denominazione ad acque diverse. E' obbligatoria la pubblicazione delle istanze per permessi di ricerca e delle istanze di rilascio della concessione. Questo per consentire la presentazione di eventuali istanze concorrenti. Il criterio di selezione sarà la valutazione della capacità tecnica ed economica del richiedente, la qualità del programma dei lavori e gli investimenti previsti. La Giunta regionale, a partire dal primo anno successivo a quello di entrata in vigore della legge, è chiamata ad informare, con apposita relazione, il Consiglio regionale sullo stato di attuazione della legge.


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