Tutto pronto per la XX edizione del Festival Internazionale del Giornalismo / International Journalism Festival 2026 – #ijf26.
Dal 15 al 18 aprile 2026, ancora una volta, da due decenni, le eccellenze mondiali del settore si riuniscono a Perugia per ridefinire i confini dell’infosfera e tracciare un quadro aggiornato della geopolitica dell’informazione, alla luce dei profondi cambiamenti globali e delle ultime evoluzioni tecnologiche.
Da CNN, BBC e Al Jazeera a The New York Times, The Washington Post, The Guardian, Reuters, AFP, Associated Press, Haaretz: alcune delle testate più autorevoli e influenti del panorama internazionale saranno presenti al festival insieme a fondazioni, piattaforme tecnologiche e aziende leader impegnate a garantire il futuro del giornalismo e, con esso, la democrazia in ogni paese.
Fondato nel 2006 a Perugia da Arianna Ciccone e Christopher Potter, il Festival Internazionale del Giornalismo nasce con l’obiettivo di creare uno spazio aperto di discussione su informazione, libertà di stampa e democrazia. Il suo modello si distingue per un’impostazione partecipativa e inclusiva: non esistono comitati scientifici né direzioni artistiche centralizzate, ma un processo aperto che accoglie online sul suo sito, entro il 31 dicembre di ogni anno, le proposte di giornalisti, ricercatori, attivisti e professionisti del settore provenienti da tutto il mondo.
A vent’anni dalla sua nascita, il festival mantiene intatto il proprio DNA: indipendente, accessibile e profondamente internazionale. Il programma 2026 riunisce oltre 500 speaker per più di 200 eventi, affiancati da 50 side events distribuiti in 10 location nel centro storico della città. Perugia diventa per 4 giorni un laboratorio diffuso in cui si incontrano pluripremiati giornalisti, editori, innovatori, Premi Nobel, Oscar e Pulitzer, insieme a studenti e cittadini, in un dialogo continuo tra professionisti e pubblico.
Gli incontri si svolgono nei principali spazi culturali della città, tra cui l’Auditorium di San Francesco al Prato, il Teatro Pavone e la Sala dei Notari di Palazzo dei Priori, trasformando il centro storico in una piattaforma aperta di confronto sui grandi temi dell’attualità. E anche in una piattaforma di networking, con i side events che animano la città: eventi collaterali organizzati in modo autonomo da giornalisti, organizzazioni mediatiche e fondazioni. Negli ultimi anni hanno dato vita a un programma parallelo. Aperitivi, incontri, presentazioni e meet-up diffusi tra bar, ristoranti, terrazze e spazi della città: momenti informali che diventano luoghi di lavoro e networking, dove si progettano collaborazioni, si costruiscono reti e nascono iniziative che spesso si trasformano in consorzi globali del giornalismo e in grandi inchieste transnazionali.
Nell’arco dei quattro giorni, da mercoledì 15 a sabato 18 aprile, le sessioni in lingua inglese saranno concentrate tra giovedì, venerdì e sabato, mentre gli incontri in lingua italiana si terranno principalmente nel pomeriggio e nella serata di sabato. Come sempre, tutte le sessioni saranno gratuite e aperte al pubblico, senza registrazione (salvo poche eccezioni, come le clinics).
In occasione della XX edizione, il programma in lingua italiana del Festival Internazionale del Giornalismo sarà anche uno spazio di riflessione sugli ultimi venti anni di evoluzione del giornalismo, in uno scenario radicalmente trasformato dall’era digitale, dall’ascesa di nuovi autocrati e da teatri di guerra sempre più globali. Nulla è più come prima.
Un percorso narrativo che si apre simbolicamente venerdì 17 aprile con un dialogo tra Mario Calabresi e Francesca Mannocchi sul “Potere delle storie’’, sul senso stesso dello scrivere e del raccontare la complessità della realtà. E che si concentrerà e concluderà idealmente la sera di sabato 18 aprile tornando alle origini, a vent’anni fa, quando nel 2006 – stesso anno di fondazione dell’#ijf – la pubblicazione del libro Gomorra, rivoluzionava il modo di raccontare il potere criminale.
Una riflessione tra l’autore del libro-culto a livello mondiale Roberto Saviano e Arianna Ciccone, cofondatrice del Festival Internazionale del Giornalismo, su cosa significhi oggi scrivere, esporsi e prendere parola nello spazio pubblico. Perché oggi nel mondo, come in Italia, il lavoro dei giornalisti si svolge in un clima di crescente pressione. Minacce, intimidazioni, sorveglianza, querele temerarie e condizioni di lavoro precarie sono diventati elementi strutturali del mestiere che contribuiscono a restringere gli spazi della libertà di stampa e a indebolire il ruolo dell’informazione nel dibattito pubblico.
Sul fronte del confronto tra giornalismo e giustizia il tema sarà affrontato su due livelli. Quello internazionale, nell’incontro con Rosario Aitala, Primo Vice-Presidente della Corte Penale Internazionale – firmatario di un mandato di cattura contro Putin e per questo condannato in contumacia da un tribunale di Mosca – in dialogo con l’inviato Nello Scavo; quello nazionale, dove il giornalismo fa i conti con querele temerarie, minacce, intimidazioni e sorveglianza, al centro dell’incontro con i “Giornalisti sotto attacco”: Raffaele Angius, autore dell’inchiesta sullo spyware “Graphite” – Paragon Solutions, Giorgio Mottola, inviato di Report (Rai 3), destinatario di una richiesta di risarcimento danni da parte di un partito di governo per un’inchiesta televisiva, e Amalia De Simone, videoreporter d’inchiesta Rai 3 premiata per il suo lavoro su criminalità e mafie, che porta l’attenzione sulle intimidazioni e sui rischi concreti affrontati dai cronisti sul campo.
Il giornalismo italiano ha già vissuto una fase drammatica nella sua storia, quella segnata dal terrorismo e dalla strategia della tensione. Gli Anni Settanta sono stati anni di sangue, di bombe e di morti, ma sono stati anche anni di conquiste civili e di diritti. Il decennio più lungo del Novecento è quello in cui sono avvenuti i cambiamenti più dirompenti nel nostro Paese. Sul palco #ijf26, a guidare questo viaggio nella memoria, ci sono Benedetta Tobagi, storica, giornalista e scrittrice, Mario Calabresi, giornalista e scrittore, fondatore e direttore di Chora Media, e Sara Poma, autrice Chora Media. Un racconto che attraversa uno dei capitoli più drammatici della storia della Repubblica, tra ricostruzioni, immagini d’archivio e una memoria anche personale — quella dei loro padri, vittime del terrorismo — che restituisce l’eco di un’epoca che arriva fino ai giorni nostri.
La guerra sarà al centro con “Viaggio nella resistenza ucraina”, dove il conflitto viene raccontato non solo come emergenza militare ma come banco di prova democratico per l’Europa. Le testimonianze degli inviati di guerra Nello Scavo, Marta Serafini e la fixer e paramedica ucraina Karolina Chernoivan.
Dall’Ucraina alla Palestina, dalla Siria all’Iran, le guerre contemporanee sono sempre più interconnesse: condividono armi, interessi geopolitici, propaganda e catene di conseguenze che attraversano confini. I due inviati Lorenzo Tondo (Guardian) e Nello Scavo (Avvenire) tessono ‘Trame di guerra’ attraverso le loro esperienze sul campo – tra città bombardate, rotte dei profughi e storie di resistenza umana – in una conversazione che si allarga per capire la nuova guerra mondiale in atto, combattuta simultaneamente in diversi luoghi del pianeta sotto gli occhi dell’opinione pubblica.
Nei conflitti la dimensione e il valore della propaganda rimangono un elemento determinante, se ne parla in “Guerra ibrida e propaganda”, con l’inviata Tonia Mastrobuoni, e gli studiosi Giovanni Savino e Marco Arvati, che analizzano il ruolo di media, piattaforme e movimenti politici nella ridefinizione degli equilibri globali tra Russia Usa e UE. L’Europa, che intanto, si interroga sul proprio futuro in “Fronte europeo: da Tirana a Kyiv”, tra allargamento a Est e fragilità geopolitiche. Le analisi di esperti e studiosi Andrea Braschayko, Francesco Brusa e Luisa Chiodi mettono in luce le contraddizioni di un processo sospeso tra ambizione politica e limiti strutturali.
Dall’Iran arriva invece il racconto della resistenza civile con “Iran: la rivoluzione, la resistenza”, dove le voci di inviate Luciana Borsatti, Paola Rivetti e dell’attivista di Donna Vita Libertà Parisa Nazari restituiscono la profondità di un movimento che continua a sfidare il potere. Restando in Medio Oriente con “Siria, un anno dopo la caduta del regime”, Asmae Dachan ed Enrico De Angelis raccontano un Paese ancora sospeso tra transizione incompiuta e nuove instabilità. Sul fronte dei diritti umani, “Donne afghane: violate da bambine, negate da adulte” porta le testimonianze dirette da un Paese dove la cancellazione delle donne dallo spazio pubblico rischia di trasformarsi in una crisi sistemica. A raccontarlo sono Silvia Redigolo, Carlo Annese, Laura Cappon. Lo sguardo si allarga poi con “La nuova guerra fredda in Africa”, dove l’esperta Antonella Sinopoli racconta un continente al centro di una competizione globale tra potenze, tra risorse, influenza e nuovi equilibri geopolitici.
La crisi climatica aggrava il quadro di un tempo avversato da conflitti. In “Raccontare e contrastare la crisi climatica in Italia”: dati, territori e responsabilità sono al centro del confronto tra i giornalisti scientifici Elisabetta Tola, Emanuele Bompan e Sara Segantin, che evidenziano il divario crescente tra obiettivi climatici e politiche reali.
Nell’alveo dei diritti si passa a interrogarsi sul fine vita con il panel “Di chi sono i nostri giorni?”. A guidarlo sarà Valentina Petrini, giornalista d’inchiesta, mentre al centro dell’incontro la testimonianza di Vittorio Parpaglioni Barbieri, che nel 2023 si è auto-denunciato per aver accompagnato la madre Sibilla Barbieri al suicidio assistito in Svizzera, e di Stefano Massoli, dell’Associazione Luca Coscioni e marito della giornalista Laura Santi, protagonista di una lunga battaglia civile per il diritto all’autodeterminazione nel fine vita. L’incontro è in memoria di Laura Santi con il contrappunto musicale del maestro Pasquale Filastò.
Più inatteso ma profondamente politico è il panel “La felicità come bene collettivo”, con la giornalista e attivista Giulia Blasi, Pasquale Quaranta, primo Diversity Editor d’Italia e le Karma B, il duo in drag, per ragionare su felicità, educazione alle relazioni e risposta all’odio online come pratiche concrete e condivise, che chiamano in causa anche il lavoro giornalistico.
Sul fronte tecnologico, “IA: etica, norme, potere” affronta una delle trasformazioni più radicali dell’infosfera: con Bruno Saetta e Fabio Chiusi, la domanda non è più solo come regolare l’intelligenza artificiale, ma come restare umani dentro il suo impatto sistemico.
Si parla ancora di propaganda ma in chiave pop con Diego Bianchi (Zoro) e la sua Serata Propaganda Live, tra reportage, ‘spiegoni’, ironia e analisi critica, affiancato per la prima volta da Alessio Marzilli, autore delle rubriche “Silenzi politici” e “Interviste impossibili”.
In questo scenario segnato da conflitti e crisi, la mattina di sabato 18 aprile #ijf26 offre una boccata di “OSSIGENO – notizie che fanno respirare”, la rassegna stampa in podcast di Chora News, con Francesco Zaffarano e Silvia Boccardi, che propone una contro narrazione dallo sguardo costruttivo sull’attualità, spostando il focus dalle emergenze alle soluzioni.
Come sempre gli incontri saranno trasmessi in diretta streaming e disponibili on demand sul sito alla voce programma, all’interno delle singole pagine degli eventi, e sul canale YouTube del Festival.