L'Istituto di Istruzione Superiore “Pontano-Sansi,Leoncillo Leonardi” promuove il “Secondo Concorso Leoncillo: La materia”, la scadenza è il 30 maggio 2010; quest'anno il Concorso ha per tema la materia, ha valenza regionale e nazionale: è riservato agli alunni delle Scuole Secondarie di primo grado dell'Umbria e agli Studenti dei Licei Artistici e degli Istituti d'Arte dell'intera nazione.
Il concorso che è patrocinato dal Comune di Spoleto, dalla Regione Umbria, dall'Ufficio Scolastico Regionale e dal Ministero della Pubblica Istruzione, promuove l' espressione creativa ed artistica giovanile, è l'occasione per riflettere sulla complessità di Leoncillo (Spoleto 1915, Roma 1968), dedito per tutta la vita alla sua opera, mai soddisfatto, alla continua ricerca del senso della propria arte; un uomo dalla percezione profonda della natura, nella sua ricerca estetica, con un forte senso della storia intesa come cammino collettivo, un uomo con una grande coscienza delle proprie personali radici.
L'Istituto d'Istruzione Superiore Pontano-Sansi, Leoncillo Leonardi esporrà le opere che perverranno negli splendidi locali del Convento di San Domenico, una delle sedi dell'Istituto, durante lo svolgimento della 53° edizione del Festival dei due Mondi, mentre il Convegno dedicato alla materia di Leoncillo, è programmato per l'Inizio dell'anno Scolastico 2010-2011.
Leoncillo fu, insieme a suo fratello Leonello ed alcuni artisti del gruppo Spoleto, tra gli attori principali nella creazione di una scuola d'Arte a Spoleto, L'Istituto d'Arte venne costituito nel 1961 presso Palazzo Collicola, dal 1971 è stato intitolato alla figura dell'artista ad appena tre anni dalla sua scomparsa.
Giovanni Carandente nell'allestimento del duemila della Galleria Civica presso Palazzo Collicola, ha dedicato ben quattro sale all'artista.
Si può accedere al bando del Concorso online tramite i seguenti links: http://istruzione.umbria.it/id.asp?CatID=Comunicazione%20Concorsi, http://www.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/a3e06adc-11ac-4f3b-9b6b-e9c9568f1273/nl155.pdf
Per informazioni e chiarimenti rivolgersi al prof. Giorgio Flamini presso l'Istituto Superiore Pontano-Sansi Leoncillo L. ai numeri: tel. 0743221123, fax 0743221158 email: giorgio.flamini@istruzione.it
Leoncillo è uno degli artisti più importanti dello scorso secolo, con Manzù e Marini, scrisse Cesare Brandi, Leoncillo è uno dei “tre grandi” della scultura italiana.
Leoncillo fa propria la materia ritraendo il mondo naturale, poi la strazia, la taglia la rompe fino al “ritorno” al suo aspetto materico primordiale.
A Roma,tra il 1935 e il 1939 Leoncillo entrò in contatto con la Scuola Romana e realizzò in chiave espressionistica ceramiche molto colorate smaltate ed invetriate di soggetto mitologico; dal 1939 al 1942 diresse ad Umbertide la manifattura di ceramiche Rometti, realizzando opere di notevole spessore come Le quattro stagioni, L'Arpia, L'ermafrodito; del 1944 è l'opera “Madre romana uccisa dai tedeschi”, che viene considerata dalla critica un capolavoro, il linguaggio espressionista è stato sviluppato nel senso di una scomposizione plastica dei volumi che già prelude al neocubismo del dopoguerra, già in questa opera inizia una scultura su piano orizzontale. Alla metà degli anni Cinquanta Leoncillo lasciò la composizione ed il lessico cubista per le prime esperienze informali, pur
conservando un'estrema attenzione per la materia usata e le sue proprietà espressive. Dopo che, nel 1948, aveva esposto alla Biennale di Venezia, che nel 1952 e nel 1968 gli riserverà una sala personale.
Già nella fase iniziale il suo è un figurativismo espressionista che si smaterializza, fatto di piani e forme ordinatamente scomposte, tra il 1956 ed il 1957 l'aspetto della sua opera evolve verso una maggiore astrazione informale.
La materia si fa ruvida, monocroma, le forme mutano in una metamorfosi colta e primigenia. E' la materia che diventa protagonista assoluta, che è tormento, è carne, è vita, è morte fino alla fine…
“Tagliare la creta col filo è realizzare un atto decisivo crudele e liberatore”.
“Quello che voglio, che debbo fare nascerà come un nuovo oggetto naturale…
…profondamente vero della nostra naturalezza, come una pietra che è
della terra, come la foglia dell'albero, come questa mano che è la mia
Un nuovo oggetto naturale che divenga con stratificazioni, solchi, strappi
che sono quelli del nostro essere, che esca come il nostro respiro…''