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Addio a don Sante, cardine dell’opera di Santa Rita

Redazione

Addio a don Sante, cardine dell’opera di Santa Rita

Il sacerdote nursino si è spento oggi, sabato i funerali. Sarà lutto cittadino | Comunità di Cascia in lutto, il ricordo del sindaco Emili
Gio, 06/04/2017 - 16:58

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Questa mattina, dopo l’aggravarsi delle condizioni di salute negli ultimi giorni, mons. Sante Quintiliani è tornato alla Casa del Padre. Il funerale sarà celebrato sabato 8 aprile alle ore 10 presso il santuario di Roccaporena di Cascia.

Canonico della Cattedrale, don Sante era nato a Serravalle di Norcia il 5 ottobre 1923. Ordinato poi il 29 giugno 1950, è stato per lungo tempo parroco del paese di Collegiacone ed economo dell’ex Diocesi di Norcia. Ma don Sante è ricordato soprattutto per l’opera svolta a Roccaporena, dove è rimasto fino agli ultimi giorni. La sua passione per i giovani lo ha portato al suo grande impegno per la formazione e l’educazione di quello che dapprima era un’orfanotrofio e che, oggi, è il Centro Educativo dell’Opera di Santa Rita, di cui lo stesso sacerdote è stato anche amministratore. A ciò si aggiunge l’impegno profuso per far conoscere, in Italia e nel mondo, Roccaporena e diffondere così la spiritualità legata al paese che ha dato i natali a santa Rita.

L’Arcivescovo Renato Boccardo, unitamente al presbiterio diocesano, affida questo umile servitore del Vangelo a Gesù Buon Pastore, affinché gli conceda la ricompensa promessa ai servi fedeli.

A piangere la scomparsa di don Sante, oltre all’Opera di Santa Rita di cui è stato per anni il cardine, è l’intera comunità casciana. Tanto che per la giornata di sabato, in concomitanza ai funerali, sarà proclamato il lutto cittadino.

Immediato il cordoglio espresso da tutta la città, dalle istituzioni politiche, sociali e religiose ed anche dai ragazzi del Centro Educativo dell’Opera Santa Rita di Roccaporena, unitamente alla moltitudine degli ex alunni del centro, nato come orfanotrofio, in cui Mons. Quintiliani per tantissimi anni è stato Padre ed educatore. L’estremo saluto a questa pietra miliare, sia in campo religioso sia sociale ed umano, sarà celebrato sabato 8 aprile alle 10, presso il santuario di Roccaporena, dove è stata allestita anche la camera ardente. La morte di Don Sante non è solo la perdita, per tutta Cascia e per l’intero territorio, di una guida spirituale, umana e sociale, ma anche la perdita di un importante punto di riferimento, un vero e proprio padre per gli oltre 1500 giovani che a Roccaporena, proprio grazie a lui, al suo affetto ed ai suoi insegnamenti, sono cresciuti trovando il loro posto nel mondo, senza mai dimenticare l’amore e la gratitudine per questo padre buono e misericordioso che diceva di ricordare tutti i loro volti e le loro storie. Don Sante è stato un padre anche per il sindaco Gino Emili, che è stato uno dei collegiali a Roccaporena e con il quale ha sempre avuto un rapporto di unione e affetto, come in famiglia. “La sua perdita – ha detto Emili molto commosso – segna il passaggio di un’epoca, che è stata troppo importante per dire che sia passata. D’altra parte Don Sante ha lasciato così tanti segni, in tanti aspetti, quello religioso, sociale, umano, pubblico e privato. Don Sante, per me e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo, è stato un secondo padre e poi nel corso della vita, anche un nonno per i miei figli. Sempre una grande figura, che aveva nel sangue questa missione educativa paterna, una maestro di vita. La sua opera e il suo segno, saranno per sempre”.

In occasione dei suoi 90 anni, il Comune e tutta la città avevano ringraziato platealmente don Sante per gli alti meriti religiosi, sociali e professionali al servizio della comunità, gli stessi per i quali un consiglio comunale straordinario gli aveva dedicato una speciale benemerenza. Una delle sue ultime lezioni di vita, Don Sante l’aveva data nel 2014, durante la presentazione del suo libro “La grotta dei sogni e la Provvidenza”, che narra la sua storia: “Ho sempre messo i giovani prima di tutto, perché sono nel mio cuore ed è grazie alla loro forza che sono cresciuto”.

(modificato alle ore 9 del 7 aprile)

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