Acqua calda dai pozzi, arriva l'Ingv | Venerdì tavolo istituzionale - Tuttoggi

Acqua calda dai pozzi, arriva l’Ingv | Venerdì tavolo istituzionale

Sara Fratepietro

Acqua calda dai pozzi, arriva l’Ingv | Venerdì tavolo istituzionale

Domani gli esperti dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia a Spoleto. Spunta uno studio del 2002 sul radon, ma nessun allarme terremoti
Mer, 09/12/2015 - 22:17

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I pozzi privati di San Martino in Trignano dove domenica è stata scoperta la presenza di acqua molto calda saranno domani al centro dell’attenzione dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. L’obiettivo è quello di capire quale fenomeno si stia verificando nell’Alta Marroggia tale da provocare un riscaldamento dell’acqua nel sottosuolo che arriva a 50 gradi in alcuni pozzi privati di via Cerquestrette. Una vicenda che subito ha visto l’interessamento della protezione civile nazionale, vista la particolarità del fenomeno, mai segnalato prima nel territorio spoletino.

Gli esperti Ingv – I tecnici dell’Ingv arriveranno, salvo variazioni dell’ultim’ora, in città nella tarda mattinata di domani per effettuare dei campionamenti e cercare di capire così le cause dello strano fenomeno. L’istituto di geofisica e vulcanologia è l’ente nazionale che, oltre ad occuparsi specificatamente dei terremoti, analizza i fenomeni geofisici più disparati. Vista l’alta specializzazione degli esperti, qualche risposta sulle cause del riscaldamento dell’acqua potrebbe essere ipotizzata sin da subito.

Tavolo istituzionale – Per venerdì, intanto, come conferma la responsabile comunale della Protezione civile, Stefania Fabiani, è stato convocato un incontro istituzionale alla presenza dei rappresentanti di Prefettura di Perugia, Regione Umbria, Arpa, Asl, Università degli studi di Perugia ed ovviamente Comune di Spoleto. Ognuno mettere sul tavolo la propria esperienza e si deciderà il da farsi. Durante il summit potrebbero essere anche già resi noti i primi risultati dei campionamenti svolti dall’Arpa ad inizio settimana su diversi pozzi di San Martino in Trignano. Dalle analisi si potrebbero avere informazioni utili sulla presenza di gas o altre sostanze nell’acqua e quindi sull’origine del fenomeno.

Le prime ipotesi – Dopo aver escluso sin da subito una dispersione di corrente come causa del riscaldamento dell’acqua nei pozzi, il Servizio geologico della Regione Umbria aveva ipotizzato una autocombustione dei giacimenti di lignite presenti nel sottosuolo circostante. Teoria, però, quest’ultima, ritenuta poco plausibile dagli esperti comunali e bollata come “amenità” e “affermazione di un incompetente” dal responsabile del laboratorio di scienze della terra di Spoleto, Bruno Mattioli. Che dopo aver appreso del fenomeno ha ricordato l’esistenza di uno studio, effettuato nel 2002, ed al quale lui stesso aveva preso parte, dal Comune di Spoleto (Ase in particolare) e dall’Università La Sapienza di Roma. L’indagine aveva portato ad evidenziare, spiega Mattioli, “la presenza di valori anomali di radon distribuiti lungo lineazioni evidentemente tettoniche“. Il servizio di protezione civile comunale si è comunque già attivato per reperire lo studio e valutarlo. Finora in Comune ed all’Ase sembrava essersene persa ogni traccia, essendo anche passati quasi 15 anni dalla realizzazione.

Lo studio del 2002 – Ampi stralci del documento in questione comunque Bruno Mattioli li riporta nella sua pagina Facebook. “Le anomalie più elevate – si legge nello studio ricordato  dal direttore del laboratorio di scienze della terra – sono state misurate tra San Giovanni di Baiano e San Martino inTrignano. In questa stessa zona sono distribuite anche le maggiori anomalie della CO2 e del CH4. L’allineamento evidenziato dalle anomalie delle tre specie gassose è in direzione NO-SE e segue il contatto litologico tra i sedimenti quaternari della piana e la formazione miocenica Marnoso− arenacea. Anche l’osservazione delle foto aeree ha evidenziato diversi elementi geomorfologici che confermano la probabile presenza di un elemento morfotettonico in tale direzione. Tali osservazioni suggeriscono la presenza di un elemento tettonico, che funge da via preferenziale di risalita dei fluidi di origine profonda, ipotesi confermata dalle caratteristiche fisico-chimiche di CO2 e CH4 che, come è noto dalla letteratura, costituiscono i carrier gas per gli elementi in traccia, come il radon. La distribuzione del radon nell’area investigata delinea inoltre la presenza di una anomalia allungata in direzione SO-NE, localizzata sulla destra idrografica del torrente Marroggia, congruente con la direzione della faglia bordiera che pone in contatto i rilievi carbonatici dei monti di Campello con i depositi fluvio-lacustri Villafranchiani. La presenza di anomalie di anidride carbonica e di metano al di fuori degli allineamenti evidenziati dal radon, fa supporre che la distribuzione di tali gas sia da correlare ad una duplice azione: strutturale (presenza di fratture) ed antropica (legata ad inquinamento)“.

Terremoti in arrivo? – Di certo il fenomeno non può indicare l’arrivo di un terremoto nella zona. Anche perché al momento nel mondo nessuno è in grado di prevedere un sisma. Prima del terremoto dell’Aquila c’era stato un esperto che, proprio studiando i valori del radon, aveva ipotizzato un’attività tellurica. Ma studi successivi hanno dimostrato che la teoria del radon in realtà era sbagliata. E in Abruzzo, nel 2009, non vi furono aumenti di tale sostanza come pensato inizialmente. Rimane poi da verificare se lo studio effettuato nel 2002 sia ancora valido o meno. E poi, ovviamente, se realmente il riscaldamento dell’acqua nel sottosuolo sia legato al radon o meno. Il giallo, insomma, rimane ancora tutto da chiarire e soltanto nei prossimi giorni si potrà dire qualcosa di più e con più precisione, al di là delle ipotesi.

L’ordinanza del sindaco – Intanto, visto che si tratta di un fenomeno anomalo, rimane in vigore l’ordinanza del Comune che vieta il prelievo di acqua dai pozzi privati in buona parte di San Martino in Trignano. Il divieto di attingimenti riguarda un’area con un raggio di 200 metri circa dal luogo “dell’innesco” e precisamente in viale Cerquestrette dal civico 96 al 144; via Ticino dalla chiesa al civico 22; via Tagliamneto dal civico 2 al 14; via Adige dal civico 10 al 14; via Lago di Piedilugo dal civico 1 al 23; tutta via XVI Aprile e tutta via lago di Garda.

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