Curiosa vicenda giudiziaria quella approdata davanti al Tribunale di Spoleto, con un uomo finito davanti al giudice per minacce, accusato di aver spedito ad un concittadino un calendario del Duce. Una vicenda iniziata oltre 3 anni fa e che all’epoca era finita agli onori delle cronache dopo la denuncia dell’Anpi di Foligno.
Era novembre del 2022 quando il giornalista folignate e membro dell’Anpi Roberto Testa aveva ricevuto un plico con all’interno un calendario del Duce, un laccetto nero e una lettera (“Io invece ho il fez e la camicia nera di papà“) ritenuta minatoria. Aveva dunque sporto denuncia alla polizia, con il fatto che era stato portato in Parlamento dal senatore Walter Verini.

Le indagini condotte dalla polizia avevano portato ad individuare un folignate come presunto mittente del plico postale, che è finito sotto processo per minacce, nonostante la Procura avesse inizialmente archiviato l’inchiesta, tanto che il procedimento era stato poi avocato dalla Procura generale di Perugia. A più di 3 anni dai fatti, però, la giudice Massini ha ora assolto l’imputato, difeso dall’avvocato Alessio Fiacco, ritenendo che il fatto non sussiste.
Nel corso del processo penale, infatti, è stato appurato come il calendario del Duce inviato fosse di libera vendita e che il “cappio nero” nel pacco non fosse altro che il cordino in dotazione per appendere lo stesso calendario. Ma, soprattutto, le indagini non sarebbero riuscite a chiarire chi fosse l’effettivo mittente del plico, avendo spiegato l’imputato di averlo inviato per conto di un’altra persona, senza sapere cosa vi fosse all’interno. Tutti elementi che hanno portato il tribunale ad assolvere il folignate accusato di minacce, mancando sia l’elemento soggettivo che quello oggettivo del reato.
“È la fine di un incubo – commenta l’avvocato Fiacco – per il mio assistito, che ha affrontato questo processo con dignità e fiducia nelle istituzioni, nonostante i tentativi di trasformare un’aula di giustizia in un’arena per dibattiti politici. Nonostante il clamore mediatico sollevato, siamo riusciti a dimostrare l’assoluta insussistenza dei fatti contestati, che ha di fatto portato alla assoluzione con formula piena del mio cliente”.