La lapide con sopra incisa la scritta “Ternana Calcio” è già stata preparata. Anche se la “morte” del Club rossoverde, formalmente, non è stata ancora decretata da chi può farlo. Tanto più che un flebile battito ancora arriva da via della Bandesca, dopo che i curatori fallimentari hanno fatto sapere di valutare una seconda asta per l’acquisto del ramo sportivo d’azienda. Intervento di rianimazione ancora arduo, nonostante la formale disponibilità dei giocatori a rinunciare ad una quota consistente degli emolumenti, ma tecnicamente ancora possibile.
Tutti contro tutti
Eppure, già da martedì dopo le ore 12, quando è scaduto il termine per presentarsi alla gara del giorno dopo, sono iniziate le accuse. Con la politica che, temendo il boomerang di una delusione che trascende la fede sportiva e che può essere fatta valere nelle urne elettorali, ha cercato di additare i presunti colpevoli. Che a seconda dei punti di vista, sono stati: il sindaco di Terni ed ex patron rossoverde Stefano Bandecchi; il centrodestra che, facendo valere l’incompatibilità della carica amministrativa con quella sportiva, lo ha costretto a cedere il Club; il centrosinistra che, affossando il progetto stadio-clinica, ha tolto risorse anche alla Ternana. Un tutti-contro tutti, insomma. Con le opposte tifoserie che, rischiando di non trovare più spazio nel calcio professionistico, si riversano nell’agone social-politico.
La seconda asta
La fine della storia calcistica della Ternana rappresenta una ferita profonda per la città e per l’intero movimento sportivo cittadino. Un disastro che vede il sindaco di Terni Stefano Bandecchi come primo responsabile politico, economico e morale di questo fallimento. È ormai sotto gli occhi di tutti come Bandecchi abbia cinicamente utilizzato la Ternana come cavallo di Troia per la propria ascesa politica, strumentalizzando la passione dei tifosi per vincere le elezioni a sindaco di Terni. Una volta raggiunto l’obiettivo, ha lasciato dietro di sé una gestione dispendiosa e costi insostenibili che – volente o nolente – hanno gravato pesantemente sulle successive, in alcuni casi scellerate, gestioni del club.
Patto Avanti all’attacco di Bandecchi
Il primo ad uscire pubblicamente è il Patto Avanti, con una nota durissima: “Bandecchi è il primo responsabile del fallimento della Ternana Calcio, si assuma la responsabilità di un disastro annunciato”.
Spiegando: “Il principale responsabile di questo disastro ha dimostrato colpevole ritardo nel gestire l’incompatibilità tra la carica di sindaco e la proprietà del club, pur di fronte a norme che parlavano chiaro, decidendo di liberarsi della Ternana solo all’ultimo momento. Scegliendo per giunta di affidare la gloriosa società rossoverde a figure di scarsa affidabilità economica, probabilmente pensando di poterle in qualche modo condizionare e manovrare nell’ombra”.
E ancora: “Non pago, Bandecchi ha trascinato il Comune di Terni e la città tutta, in primo luogo quella fetta di tifosi che riponevano in lui fiducia e credibilità, in un vicolo cieco con il progetto “stadio-clinica”, un progetto folle e privo di solidità che ha cercato di imporre alla Regione. Nonostante i continui inviti a correggere la rotta e ritirare una determina palesemente illegittima per riportare il percorso sui corretti binari amministrativi, il sindaco di Terni è rimasto arroccato sulle proprie posizioni fino allo scontato esito negativo del Tar. La guerra propagandistica scatenata contro la Regione è stata solo un maldestro tentativo di occultare le proprie inadempienze. Nonostante i ripetuti inviti della Regione a ritirare la determina e procedere nel percorso che poi avrebbe indicato il Tar – cosa che il Comune di Terni sta facendo solo ora dopo la prevedibile sentenza del Tar – Bandecchi ha usato quei mesi per alimentare lo scontro con la Regione solo per consenso politico personale”.
L’affondo di Barcaioli
Con la notizia di una possibile seconda asta ormai trapelata, è la Giunta regionale ad intervenire sulla vicenda: “La notizia del fallimento della Ternana Calcio e della perdita del professionismo rappresenta un colpo duro non solo per la città di Terni, ma per l’intera Umbria. Esprimiamo vicinanza ai tifosi rossoverdi, alla comunità ternana e a tutti coloro che, dentro e fuori dal campo, hanno vissuto e sostenuto la Ternana come parte della propria identità”. Dopo che l’assessore Fabio Barcaioli, in solitaria ma seguendo la linea del Patto Avanti ribadita da AVS anche in proprio, aveva pesantemente puntato l’indice contro il sindaco di Terni: “Stefano Bandecchi ha distrutto la Ternana. Il crollo del club è l’esito della sua smania di potere e di un conflitto d’interessi che ha messo in ginocchio lo sport cittadino. Il Sindaco ha usato la passione rossoverde come un paravento elettorale per ottenere il Governo di Terni. Ha scelto, per la successione, proprietà prive di solidità con l’unico scopo di mantenere il controllo e portare avanti i propri interessi personali sulla costruzione della clinica privata. Della Ternana non gli è mai importato nulla, la società è stata ridotta a un ostaggio funzionale ai suoi affari”.
Proseguendo in un altro passaggio: “Ribadiamo la nostra totale contrarietà al progetto stadio-clinica, un piano privo di basi legali che ha solo prodotto scontri istituzionali e macerie. Oggi la recita finisce. Bandecchi si assuma la responsabilità politica e morale di aver tradito Terni e i suoi tifosi per puro tornaconto. Il tempo della propaganda è scaduto, resta solo il peso del suo fallimento”.
La Giunta regionale
La nota di Palazzo Donini è un po’ più propositiva: “Come Regione Umbria – si sottolinea – stigmatizziamo il comportamento di chi ha gestito la società rossoverde, accumulando debiti su debiti e, nel contempo, confermiamo la piena disponibilità, per quanto di competenza e nel rispetto dei ruoli, a sostenere la dimensione sportiva, come abbiamo fatto e come continueremo a fare con tutte le realtà calcistiche e sportive dell’Umbria”. La Giunta regionale “confida che non tutto sia perduto e che possa esserci la possibilità di una seconda asta per salvare la società e il calcio professionistico. La perdita del professionismo di una squadra con questa tradizione sarebbe una ferita che riguarda l’intero sistema sportivo regionale”.
Melasecche contro la “Regione matrigna”
Da destra, il consigliere regionale della Lega, Enrico Melasecche, individua “la miccia” nel ricorso al Tar presentato dalla Giunta regionale contro la procedura del progetto stadio-clinica. E in un post, con una Stefania Proietti nei panni di Crudelia Demon, ricorda le sue previsioni: niente clinica “salvo magheggi futuri”; Ternana fallita; niente Stadio.
Melasecche, letta la nota della Giunta regionale, punta l’indice contro “la Regione, matrigna come non mai” che “brucia 70 milioni di investimenti, 200 posti di lavoro, una buona fetta di PIL e di futuro. Ma soprattutto – aggiunge – vuol distruggere con cattiveria l’orgoglio di una città, rappresentata da un drago rampante, oggi ferito in modo grave quanto ignobile”.
“Leggo i commenti politici di alcuni assessori della giunta Proietti – sottolinea Melasecche – che si affannano a parlare di legalità, proprio nel giorno in cui la sentenza di appello conferma sostanzialmente le condanne della vicenda Sanitopoli ad esponenti di spicco del PD. Non ne gioisco. Ma confondere adesso in modo subdolo, volutamente, aspetti di legalità ed onestà con vicende amministrative che nulla hanno a che vedere con profili di dirittura morale, costituisce solo un tentativo maldestro di intorbidire le acque”.
Per il consigliere della Lega “la colpa” non è solo di Proietti e della maggioranza. “I proprietari della Ternana – scrive ancora – l’hanno utilizzata per le proprie ambizioni e per i propri sperati affari, qualcuno guadagnandoci, altri rimettendoci, fino a giungere all’ultimo proprietario sulla cui avvedutezza sorge qualche legittimo dubbio”.
Ribadendo che l’operazione stadio/clinica “sarebbe stata una cosa bellissima per l’intera Umbria”.
(notizia in aggiornamento)