Non è stato solo un errore umano, ma un’assenza fatale di protezioni. È questo il cuore della testimonianza dell’ingegner Francesco Zucconi, consulente tecnico della Procura sentito ieri (9 febbraio) davanti al giudice Lidia Brutti, nel processo sulla tragica notte del 3 dicembre 2022. In quel fosso lungo via Umbra, persero la vita i 22enni Natasha Baldacci, Nico Dolfi, Gabriele Marghi e la 17enne Luana Ballini.
La “trappola” del canale
Secondo la minuziosa ricostruzione del perito, la Fiat Punto su cui viaggiavano i ragazzi procedeva a circa 90 km/h (in un tratto con limite a 50) quando, in prossimità di una curva, è uscita di strada. Ma il dato tecnico che sposta l’asse delle responsabilità riguarda la dinamica post-uscita: le ruote di destra sono finite nel canale di scolo, rendendo l’auto “un proiettile” ingovernabile.
“Una volta nel canale – ha spiegato Zucconi – è diventato impossibile reindirizzare il mezzo“. La corsa è finita a 80 km/h contro la spalletta del ponte. Un impatto che non ha lasciato scampo.
La protezione rimossa e mai ripristinata
Ma durante il processo, che vede imputati due dirigenti del settore Lavori Pubblici del Comune di San Giustino, il perito ha evidenziato e confermato una grave mancanza: sul posto non c’era alcuna barriera di sicurezza. Un guardrail esisteva, ma era stato rimosso dopo un altro incidente nel 2018 e mai più riposizionato.
“Sarebbe stato sufficiente ripristinare la barriera precedente e adeguarla alle norme – ha affermato il consulente del PM – per mitigare l’errore di guida ed evitare, con ogni probabilità, le conseguenze fatali“. Al posto del guardrail, il Comune aveva installato solo un piccolo cartello di segnalazione di pericolo, ritenuto dal tecnico del tutto inidoneo a proteggere dal rischio rappresentato dal muro del ponte. A tuttoggi non esistono barriere a protezione di quello stesso tratto…
Risarcimenti milionari
In aula erano presenti i familiari delle vittime, costituitisi parte civile con un pool di legali. Le richieste risarcitorie per le 18 persone offese sono pesantissime: una somma complessiva di 3 milioni di euro. La difesa dei due dirigenti (uno dei quali oggi in pensione) dovrà ora rispondere alle accuse di omicidio stradale in relazione alla manutenzione della via. Il giudice ha aggiornato il calendario del processo: si torna in aula il 13 aprile e 20 aprile per le prossime testimonianze.