Un'atmosfera di grande emozione e sincera riflessione, alla ricerca di valori sempre più importanti e intramontabili, tra note di passione, storia e musica. Questo il quadro della presentazione del romanzo “Camafame” di Franco Cano, avvenuta in occasione della Giornata della Memoria a Cascia, grazie all'impegno congiunto dello scrittore e dell'amministrazione comunale. L'invito, accolto positivamente dalla cittadinanza presente in gran numero, era quello di riunirsi in un momento di riflessione sui temi dell'olocausto, a partire prima di tutto dalle nuove generazioni da educare a quei valori umani e civili che sempre più mancano alle nostre società.
L'incontro è iniziato con il ringraziamento e il saluto del sindaco Gino Emili, che ha voluto ricordare quanto sia importante non ricadere negli errori del passato e, sottolineando i sentimenti positivi di accoglienza e umanità che emergono dal romanzo, ha concluso: “la vita è un valore che non deve avere un peso predefinito, questa storia mostra inoltre come esso debba essere uguale, per amici o nemici”. È poi seguito l'intervento di introduzione da parte della prof.ssa Maria Franca Bologni, dirigente scolastico dell'istituto omnicomprensivo di Cascia, che, attraverso parole di stima per lo scrittore algherese, ha fatto comprendere come lo studio della storia sia fondamentale, ma ancor più come sia necessaria la sua interpretazione. “Invito tutti a leggere questo testo – ha concluso – con l'augurio di buon lavoro, un lavoro da fare in noi stessi quotidianamente”. È poi arrivato il momento principale, con il discorso emozionante e commosso del sorprendente e talentuoso scrittore sardo, Franco Cano, che ha esposto la trama del suo testo. Il romanzo ripercorre la dolorosa vicenda del padre Gianni che, all'indomani dell'8 settembre 1943 per scampare alla deportazione nei campi di prigionia, si rifugia presso il camafame, un casolare dell'entroterra bresciano dove vive una famiglia di contadini e dove ritroverà l'amore, l'amicizia e la speranza. Presto però sarà costretto a ritornare alla casa natìa e ad abbandonare la riscoperta felicità. Quarantasei anni dopo, accompagnato dal figlio, Gianni torna in quelle terre lontane e ritrova, insieme alla donna che lo aveva fatto innamorare, anche la sua serenità. Dunque un viaggio lungo tutta una vita, una vita segnata dalle atrocità della guerra, dominata dalla forza avversa del destino, eppur vincente grazie a quei sogni d'amore e libertà. Un dialogo tra due generazioni fatto anche di parole non dette, in cui sono i sentimenti a costruire i fatti e i silenzi ad emozionare.
“Io so cosa rappresenta per me quel vecchio casolare e che possa anche tu, figlio mio ritrovare un giorno il tuo Camafame, mio disse mio padre. Vi lascio con questo augurio, di poter tutti riuscire a trovare il proprio camafame, realizzare tutti i propri sogni e guardare sempre avanti, perché tutto ha fine, tranne l'amore”. Con queste parole Franco Cano ha voluto chiudere la serata, accompagnato dal sottofondo musicale del flauto del maestro Francesco Montani.