di Luca Biribanti
Muri diroccati, vetri in frantumi e infissi pericolanti, così si presenta agli occhi dei cittadini narnesi quello che una volta era l'Istituto Federico Di Donato, meglio conosciuto a Narni come “Le Grazie”. Il complesso ha ospitato diversi abitanti della cittadina negli anni immediatamente successivi alle Guerre Mondiali e fino agli anni '70, quando ne fu decretata la chiusura. Vedendo avvicinarsi la concreta possibilità di un abbattimento della struttura, alcuni ex allievi del collegio hanno deciso di segnalare la situazione a TO® per portare all'attenzione degli amministratori una ferita ancora aperta nella loro memoria. Giunti sul posto per documentare il reale stato dell'ex istituto Di Donato, non solo abbiamo trovato la struttura in uno stato di abbandono totale, ma anche constatato come ormai l'edificio sia diventato un vero pericolo per la stessa strada che lo costeggia quasi a raso (la SS Flaminia). Le carreggiate sono continuamente minacciate da parti in pietra e vetro che si staccano dalle pareti perimetrali e mettono a rischio la sicurezza degli automobilisti.
Partiamo dalla storia del complesso risalente al 1600 e poi trasformato da alcuni frati nella sede di un convento. Nell'800 la struttura fu restaurata e usata da alcune ricche famiglie romane che adibirono lo stabile a stazione climatica (come è scritto sulla lastra all'ingresso del portone principale) e luogo di riposo, ma soltanto tra le due Guerre Mondiali il complesso divenne un convitto per opera di Madre Flaviana e altre suore con lo scopo principale di ospitare bambini con situazioni famigliari particolarmente disagiate.
È proprio questo l'istituto che ricordano con particolare affetto i cittadini di Narni che hanno segnalato a TO® lo stato di abbandono e degrado nel quale versa l'ex Federico Di Donato, un vero spreco dell'edilizia e un esempio di come la burocrazia spesso impedisca ai beni delle città di diventare una risorsa piuttosto che un impiccio.
L'istituto sta talmente a cuore non solo ai narnesi, ma anche ad alcuni ex alunni fuori dal comprensorio, che si è addirittura formato un gruppo su Facebook in cui si condividono esperienze, ricordi, foto e documenti. Certo le parole di Lorenzo Bigaroni, sindaco di Narni, di qualche settimana fa devono aver preoccupato non poco gli affezionati all'ex Di Donato, quando ha dichiarato: “Per l'imponente volumetria di questa struttura non sarà facile trovare un acquirente. I soldi da spendere per rimettere in sesto l'intero complesso sono talmente tanti che gli imprenditori si tengono alla larga”. In realtà la situazione è più complessa di quanto sembri perché quella di Narni non è la sola amministrazione coinvolta nella gestione della struttura: lo stabile, infatti, è legalmente una proprietà del comune di Roma.
Dopo la chiusura degli anni '70 non essendoci nessuno disposto a rilevare l'immobile, le normative Ipab (cioè il corpo di leggi che regolano le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficienza) stabilirono che il complesso venisse ereditato dal comune di cui era originario il gestore, cioè Roma, città natale di Madre Flaviana.
I cittadini narnesi accusano oggi gli amministratori locali di tirare in ballo l'istituto solo in occasione delle elezioni come mezzo propagandistico, come avvenne già nella campagna elettorale del 2007, che portò Lorenzo Bigaroni al secondo mandato consecutivo: nel suo programma si era prospettato un progetto di recupero sottoscritto col comune di Roma. Per 2 anni tutto è rimasto fermo fin quando nel 2009, grazie a una proposta dell'esponente di Alfredo De Sio (Pdl), il tema tornò alla ribalta e l'attuale consigliere regionale non riuscì a strappare un accordo al sindaco di Roma Gianni Alemanno per risolvere la questione.
“Grazie ad Alemanno – ha dichiarato De Sio – abbiamo avuto dei contatti con Alfredo Antoniozzi, assessore al Patrimonio del Comune di Roma, il quale ha mostrato ampia disponibilità per aiutarci a venire a capo del problema, offrendo due possibilità: quella di cedere ad un prezzo estremamente ragionevole sia l'immobile che i terreni che lo circondano, o quella di valutarne una dismissione addirittura meno onerosa. Ora spetta alla giunta Bigaroni dimostrare ai narnesi le proprie intenzioni e fare in modo che questo riallacciato rapporto con il Comune di Roma porti a qualcosa di concreto. Certo è che questo sembra davvero essere l'ultimo treno buono per ridare lustro e dignità al complesso della ex colonia”. È passato un altro anno e l'unica cosa che si muove sono le pietre che continuano a rotolare sulla strada e i pezzi di vetro delle finestre sfondate che costituiscono un serio problema per la sicurezza degli automobilisti. Speriamo che, come accade spesso, non ci sia bisogno dell'incidente prima di decidere di intervenire.