“Preoccupano i tentativi di condizionare la politica“, come nel caso dell’inchiesta sulla ‘ndrangheta a Perugia, “anche se non ci sono politici indagati“. Il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle mafie, Nicola Morra, a Perugia nel giro di confronti con le forze dell’ordine e le amministrazioni locali che la stessa Commissione sta facendo, ha invitato gli inquirenti ad andare fino in fondo. “Vogliamo sapere tutto” ha detto, spiegando che il vero antidoto contro le mafie è “la conoscenza“.
Quanto all’Umbria, in generale, l’obiettivo è che torni ad essere (come è stato per il terrorismo negli anni di piombo o per quello di matrice islamica negli anni ’70 e ’80) un luogo “di covi freddi“, dove cioè le organizzazioni criminali riescono ad organizzarsi indisturbate per agire poi in tutto il paese.
Oggi il rischio è che l’Umbria diventi un centro per lo spaccio di droga ed il riciclaggio di denaro sporco, come appunto emerso dall’inchiesta sulla ‘ndrangheta calabrese.
“Casi isolati” finora, ha precisato Morra, quelli relativi alle infiltrazioni di organizzazioni mafiose in Umbria. Ma occorre vigilare perché “rimangano tali“. A questo scopo, il senatore ha specificato che dovrà essere monitorata in particolare la situazione legata alla presenza in Umbria di due penitenziari di massima sicurezza. Il rischio, infatti, è che la presenza di boss nelle carceri umbri possa offrire occasioni di infiltrazioni mafiose sul territorio. Un problema, quest’ultimo, su cui da anni si dibatte in Italia: da una parte c’è la necessità di allontanare i boss dai luoghi dove agiscono le loro cosche; dall’altro, in questo modo, si rischia di esportare più rapidamente le mafie in tutta Italia.